Intervistato da SR1

Probabilmente sapete che collaboro con il sito “Svedesi Dentro“, un portale dedicato a come la Svezia possa essere vista come un modello positivo di società.

Il racconto della mia esperienza al cinema a vedere Videocracy pubblicato su Svedesi Dentro è arrivato fino ad Erik Gandini, che ha segnalato a un suo amico reporter l’esistenza di un sito che deve avere per uno svedese un punto di vista particolarmente curioso.

Qualche settimana fa ho ricevuto da Lars Hermansson l’invito per un’intervista che ho accettato di buon grado. Ci siamo trovati davanti alla Kungsbiblioteket per una piacievole chiacchierata, che si è protratta in una passeggiata per Södermalm e in tratto in comune in metropolitana. Abbiamo discusso di varie cose sul modo di vedere la Svezia e l’Italia, e il risultato è stata una breve intervista che è andata in onda questa mattina in un programma di Sverige Radio 1 (la versione svedese della nostra Rai Radio 1) chiamato “Buongiorno mondo”, Godmorgon, världen! .

Per motivi di trasmissione l’intervista è stata ridotta a pochi minuti. Qui di seguito potete ascoltarne l’audio, e leggerne anche la traduzione che ho provato a farne dallo Svedese. Il taglio editoriale e la doppia traduzione hanno “compresso” molti concetti e punti di vista che sarebbero dovuti essere molto più articolati, io in questo post mi limito a riportare il testo così come è stato mandato in onda.


Premi il tasto “play” qui sopra per ascoltare l’intervista. Se non vedi il player, scarica l’MP3 da qui

Qui potete scaricare la versione originale svedese: den inre svensken, messa molto gentilmente a disposizione da Lars Hermansson, che ringraziona nche per la cortesia e la disponibilità. Di seguito ecco il testo da me tradotto:

Mentre l’Italia, attraverso l’esempio del suo primo ministro Silvio Berlusconi, sta sempre più all’esterno delle Comunità europea, ci sono italiani che vogliono immergervisi completamente, prendendosi cura del loro essere “Svedesi Dentro”.

Lars Hermansson hanno incontrato uno di loro.

“Nella cultura svedese, per come si vede da fuori, la società viene al primo posto. Quindi le cose pubbliche, le cose di tutti, e va dall’amministrazione a come si tengono i parchi, o il vicinato…”1

“Nella cultura svedese, la società viene in primo luogo, non l’individuo”, spiega Mauro Boffardi, uno dei quattro redattori della comunità online “Svedesi Dentro”, che tradotto letteralmente significa “Svedese dentro”. Coloro che fanno parte di questa rete intendono coltivare e sviluppare le qualità che essi percepiscono come tipicamente svedesi: avere il bene della società come primo valore, diffondere il rispetto per la natura e il prossimo, essere sempre onesti.

Svedesi Dentro raccoglie un paio di centinaia di membri attivi che sono coinvolti in discussioni sulla Svezia e sugli Svedesi. La maggior parte sono giovani, e Mauro li descrive come Italiani ordinari. L’interesse per questa inconsueta associazione continua ad aumentare e la home page ha molte migliaia di visitatori ogni giorno.

Nella dichiarazione della redazione, su una pagina del sito, si può leggere:

“Per spiegarlo in termini semplici, possiamo affermare che lo svedese è un esempio morale. Possiamo tutti aspirare a diventarlo e, anche se può sembrare strano, si può considerare con orgoglio essere Svedesi Dentro.”

Chiedo ovviamente a Mauro Boffardi se non creda che la loro visione dello svedese sia un po’ idealizzata.

“Credo quasi sicuramente di sì. Quando si conosce un paese si ragiona per stereotipi, e per quello che colpisce di più.”2

Sì, sicuramente sta idealizzando.

Quando si conosce un paese, dice Mauro, è facile partire da stereotipi e notare solo le differenze più vistose. E poi dice che la stragrande maggioranza dei membri di “Svedesi Dentro” spesso si lamentano dell’antica, e spesso autoattribuita proprietà degli italiani, chiamata “furbizia3“.

Non so quante volte ho sentito la frase:

Bisogna essere furbo per vivere in questo paese4

Ovvero: “Bisogna essere scaltro, astuto, malizioso, intelligente – il dizionario propone molti suggerimenti – per prosperare in questo paese.” Una spiegazione storica per come questa possa essere diventata una caratteristica nazionale è che l’Italia dalla fine dell’Impero romano alla sua unificazione nazionale nel 1861, è stata sottoposta alla sovranità di diverse culture – spagnola, francese, austriaca, e anche gli araba nel meridione – il che significa che la gente aveva necessità di sviluppare un certo egoistico pragmatismo, di prendersi cura di se stessi e dimenticare gli altri – per per sopravvivere. Atteggiamento che, ovviamente, può essere visto come peculiare del neo-liberismo, che è prevalente in molte parti del mondo. Chiedo a Mauro Boffardi se “Svedesi Dentro” abbia ambizioni politiche:

Non è una questione partitica. Non è una scelta di appoggiare questo o quel partito.

Mauro è sicuro che non ci siano partiti politici in Italia che potrebbe attrarre tutti coloro che sono coinvolti in “Svedesi Dentro”, ma poiché il movimento è basato su valori che sono percepiti tipici svedesi, come l’anti individualismo, l’uguaglianza sociale e5 la libertà,  “Svedesi Dentro” non si può definire apolitica. Ciò che si mette in gioco, dice Mauro, è il fatto che i cittadini che lavorino per questi valori, la nella vita privata e lavorativa. Ma in Italia è una strada in salita.

C’è poca speranza, è un sistema che è frutto di anni e anni e anni di storia del paese […] ed è difficile da cambiare. Per cui a un certo punto uno si stanca di essere controcorrente e decide di cambiare, di fare qualcos’altro.

C’è davvero molta poca speranza, dice Mauro, la strategia italiana di una carriera basata in  parti uguali di nepotismo e di “furbizia6” è talmente profonda che è difficile vedere un qualsiasi cambiamento nel futuro prossimo.  E così sono molte le buone forze a lasciare il paese, dice Mauro. Che vive in Svezia ormai da un anno e mezzo e lavoro a tempo indeterminato in una società Internet. Sta considerando l’idea di acquistare un appartamento e di mettere radici qui. Cosa che ovviamente non è del tutto semplice. Racconta di quando ha visto il  documentario del regista Eric Gandini Videocracy qui in Svezia qualche tempo fa, un film molto critico sull’ottundimento dell’intelletto che la posizione dominante dei media di Silvio Berlusconi ha creato nella patria di Mauro.

Si sentiva il pubblico ridere per certe situazioni, era una risata non di scherno, di imbarazzo, di.. come è possibile che queste cose succedano […]  ma quello che vedevo era qualcosa che faceva parte della mia cultura.

Le persone fra il pubblico ridevano di quello che vedevano, non con malizia, forse, ma più per sorpresa – come è possibile che le cose possano essere così? – Ma, dice Mauro, è con quello che io sono cresciuto con, è il mio background culturale, che fa ridere la gente. Se c’è qualcosa che rende difficile vivere in Svezia, ha detto Mauro, è il dover essere costantemente associato con l’Italia che Berlusconi rappresenta. Chiedo se la Svezia, dopo un anno e mezzo, corrisponda ancora a queste alte aspettative. Faccio notare che anche qui c’è l’ingiustizia sociale, la solitudine, il mobbing, le persone che soffrono e si uccidono. “Oh, sì, me ne rendo conto, naturalmente, sono cose che succedono in tutti i paesi, ma in una prospettiva internazionale questi problemi in Svezia sono molto più piccoli”, spiega Mauro.

Leggendo quotidianamente le notizie da casa e un po’ quello che succede in altri paesi del mondo, veramente si nota la differenza lo stesso.

Mauro Boffardo (sic! NdT), uno dei redattori del sito “Svedesi Dentro”, in cui si vede la Svezia come un modello e un paese in cui spostarsi.

Reporter: Lars Hermansson.

note:

1 Intendevo “Neighborhood”, come quartiere. Contaminazione dall’inglese! (NdT)
2 Oh Dio, ho risposto davvero “Credo quasi sicuramente di sì” ? (NdT)
3 In italiano nel testo (NdT)
4 In italiano nel testo (NdT)
5 In corsivo nel testo (NdT)
6 In italiano nel testo (NdT)