2 lug 2009 21:04

ettårsdagen: è passato un anno

ettarsdagenE’ passato un anno.

Esattamente un anno fa, grossomodo a quest’ora, atterravo nell’insignificante aeroportino di Skavsta, con il primo biglietto aereo di sola andata che avessi mai acquistato, del costo di 0,01 Euro (tasse escluse).

Tutta la mia roba, tutta la mia vita, impacchettata in un famoso metro cubo, e poche, pochissime certezze su ciò che sarebbe stato della mia vita. Sapevo solo che tutto sarebbe stato nuovo, tutto sarebbe stato vergine, da costruire, che nulla poteva essere dato per scontato. Mi ero anche ripromesso di non fare bilanci, di non esprimere giudizi prima di un anno, quando avessi avuto modo di valutare le cose fino in fondo.

Ebbene, un anno mi è servito solo a rendermi conto che… ci vuole molto più di un anno per fare bilanci. Guardandomi alle spalle non posso certo dire di essere lo stesso di uno o due anni fa, quello che cercava una soluzione a qualcosa che non era neppure certo che fosse un problema. Certo tutti cambiamo, tutti abbiamo i nostri momenti chiave che fanno prendere alla vita direzioni diverse. Ma quello che più ha inciso sul mio modo di essere è il cambio di prospettiva, l’allargamento dell’orizzonte, l’attraversamento della linea d’ombra.

Molte cose sono successe durante quest’anno: ho trovato nuovi amici che condividono parte delle mie esperienze,  ne ho persi altri a causa della distanza o più spesso per causa mia, altri non influenzati dallo spazio-tempo rimangono a orbitare nel mio universo. Ho preso più aerei di quanti non ne abbia presi nel resto della mia vita, ho guidato pochissimo l’automobile ma in compenso ho provato nuovi mezzi di locomozione su acqua, neve, ghiaccio, ho conosciuto la cucina sarda e il sushi, ho imparato a capire persone che parlano una lingua astrusa e so mettere la “å” nel posto giusto dell’alfabeto, ho toccato i miei estremi di temperatura e latitudine, ho traslocato tre volte rendendomi conto che sempre di più di ciò che possiedo è superfluo, ho praticamente rinunciato alla televisione, ho votato in un paese che non è il mio, ho girato scalzo per casa di persone che conoscevo a malapena.

Ma non è quello che ho fatto. E’ la consapevolezza di quello che ancora potrò fare. Strade nuove, aperte, conoscenze, imprevisti, salite e discese. Mentre parlavo inglese con una norvegese a tavola di uno svedese mangiando manzo Uruguayano con salsa bernese, mi è stato detto:  “solo quando avrai perso completamente te stesso potrai sapere chi sei veramente”. Filosofo, naturalista, maestro d’arme e rime, musicista, viaggiatore ascensionista, istrione ma non ebbe claque, amante anche, senza conquista. L’unica cosa su cui contare, il mio pennacchio.

Non so dove sarò fra un anno, CHI sarò fra un anno, cosa sarà successo. Ma il “Capitano mio Capitano” è tornato alla barra, dritta avanti tutta, questa è la rotta, questa è la direzione.

Capitano

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1 lug 2009 22:08

Differenze culturali: la cena col cliente importante

good_mannersContinuo a rimanere perplesso e un po incredulo su come i rapporti fra le persone si gestiscano in modo diverso quassù in Svezia, o nei paesi nordici in generale. Lascio che a raccontare sia l’esperienza di oggi.

Alcune persone del cliente per il quale lavoro, in uno dei progetti più grossi ed importanti che mi siano mai stati assegnati, sono venute da Oslo a Stoccolma per partecipare a un corso di aggiornamento tecnico: la capo progetto e due “responsabili di settore”. Alla notizia la mia immaginazione  lavorativa primordiale ha immediatamente ricreato uno scenario familiare e collaudato: obbligo di cravatta in ufficio e dintorni (rafforzato da “suggerimento” del responsabile del personale, intermediato da e-mail della segretaria), ricevimento servile e in pompa magna con buffet in pausa pranzo, serata fra commerciali e capi-progetto in esclusivo ristorante di lusso in centro città, con quel fasto un po posticcio e arraffazzonato del “completo buono” tirato fuori nei giorni di festa. Con una presenza esclusivamente maschile e in tempi lontani dalla crisi non si sarebbe esclusa nemmeno una puntata del “gotha” dirigenziale ad un night club.

Questo quadro si è dipinto in un secondo nella mia mente, e subito ha cominciato a vacillare. Vista la calura praticamente insopportabile di questi giorni  (26°C) le mie colleghe hanno pensato di organizzare una pausa pranzo con bagno nel mare sul quale si affacciano i nostri uffici. Per cui si è deciso di presentarci in tenuta estiva, costume da bagno ed asciugamano, e abbiamo scritto alla capo-progetto S di portare con se costume ed asciugamano, suggerimento accolto con entusiastica mail di risposta.

Oggi la delegazione si è presentata in abiti estivi ed informali, “S” sfoggiante una nuova acconciatura con ciocche blu (”che si intonano al colore dei miei occhi”). Purtroppo il bagno è saltato causa incertezza metereologica. Si è fatta invece una passeggiata alla tavola calda più vicina per acquistare portate da asporto, prevalentemente panini ed insalate. Tornati in ufficio, ci siamo sistemati in cucina insieme agli altri colleghi, ed abbiamo consumato il nostro pranzo in chiacchiere informali, solo occasionalmente relative al lavoro.

In serata il nostro capo-progetto J ci ha invitati tutti a casa sua per un Barbecue. Dopo aver accompagnato i clienti a lasciare le valigie in albergo (con una seconda passeggiata), abbiamo chiamato un Taxi per raggiungere un quartiere periferico di Stoccolma, formato da piccole villette con giardino in stile “Desperate Houswife”. Siamo arrivati in contemporanea con J, che è sceso dall’auto con le borse della spesa e ci ha aperto la porta.

Entrati in casa ci siamo ovviamente tolti le scarpe e ci siamo sistemati in cucina. La famiglia di J ha lasciato campo libero, andando in visita dai nonni. Dopo un primo aperitivo ognuno ha cominciato a fare la propria parte, chi mettendo a bollire le verdure, chi preparando il fuoco e la carne, chi preparando gli stuzzichini, chi apparecchiando il tavolo nel giardino sul retro. A me è toccata a sorpresa la preparazione del Tiramisù (che non è riuscito affatto male, sebbene sia ancora qui a pregare che domani non siamo decimati dalla salmonella), mentre finivo di preparare la capo-progetto S sciacquava gli utensili che avevo utilizzato, includendo nel lavaggio anche alcune tazze presenti nel lavandino al nostro arrivo.

Quando tutto è stato pronto ci siamo accomodati a cena, fino circa alle nove e un quarto/nove e mezza quando si è condiviso un secondo Taxi per tornare a casa.

Tutta questa informalità non deve però trarre in inganno, non si tratta di assenza di regole, ma di un codice diverso e basato su un diverso concetto di rispetto. Proprio la cena è stato il momento in cui mi sono reso conto di dover fare ancora molta strada per comprendere e condividere quelle regole di comportamento tanto radicate da essere date per scontate, e quindi facili da infrangere anche nella più buona delle fedi. Sono regole tanto radicate che chi le segue non si rende nemmeno conto di farlo, ed inoltre cercare di capire cosa stia succedendo è difficile perchè non sai se quello che stai notando sia un’eccezione del momento o la norma.

La bottiglia di vino che ho portato come contributo alla cena non è stata ne aperta ne messa in tavola, ma è rimasta in cucina. In tavola tovaglia (e tovaglioli!) non occorrono. La prima persona ad essere servita è quella che viene da più lontano. La pietanza viene portata in tavola da chi l’ha preparata, tutti si preparano il piatto ma NON si inizia a mangiare sino a quando il padrone di casa non lo dice esplicitamente. NON si lascia cibo nel piatto, e al primo invito al bis nessuno rifiuta. In compenso dopo il bis il padrone di casa non invita specificatamente a servirsi di nuovo. Il brindisi ha ben poco a che fare con il nostro “cin cin”, ma si solleva il bicchiere e ci si guarda negli occhi con CIASCUN commensale prima di bere e di riguardarsi nuovamente negli occhi (questa “cerimonia” in particolare è così veloce e “implicita” che non ne ho ancora afferrato nel dettaglio le dinamiche. Dovrò investigare.) Il silenzio a tavola è tranquillamente tollerato, e per niente imbarazzante. Quando la conversazione vira sullo svedese/norvegese per un pò, qualcuno passa all’inglese per includermi meglio nella conversazione, a volte cambiando lingua nel mezzo di una frase! Interrompere qualcuno mentre parla per esprimere apprezzamento è malvisto, farlo per “rilanciare” (”eh, ma questo è niente! Pensa che a me è successo che…”) è praticamente un delitto. Nei discorsi fare assolutismi (”sicuramente si tratta di” oppure “questa cosa succede SEMPRE”) o esagerare per enfatizzare (”quando vedo le cozze in lattina mi viene la pelle d’oca”) causano il sollevamento di alcune sopracciglia e sorrisi vagamente ironici e schernitori.

Non avevo aggiunto del liquore nel tiramisù (cosa incomprensibile per i locali, un po come mangiare gli spaghetti senza le relative polpette, o una pizza senza ananas), per cui J ha portato in tavola una bottiglia di Ruhm invitando chi volesse ad aggiungerlo alla propria porzione. Più per spirito di cronaca che per altro ho detto che in effetti la ricetta originale non prevede affatto liquore (omettendo di dire “credo che”, o “che io sappia”, e quindi commettendo un assolutismo). Subito non ci ho fatto caso, ma la bottiglia di Ruhm è sparita dalla dalla tavola ed è rimasta appoggiata per terra, forse per non contraddirmi, non so, ma mi sono sentito in colpa per il resto della serata.

Insomma, se pensate che i problemi più ostici nel trasferirvi in un paese diverso siano la burocrazia o la lingua, sappiate che non si tratta di quello: sono queste sottili ed insidiose differenze che saltano fuori all’improvviso e che vi fanno ricordare che non è il posto in cui siete nati e cresciuti, e che vi possono far sentire leggermente fuori posto. Ma imparare a riconoscere e a risolvere questo tipo di situazioni davvero non ha prezzo. E per ora non sono affatto disposto a ritornare a cene di finto lusso e di sorrisi ipocriti, mi spiace, proprio no.

The Swedish CodeLettura consigliata: “The Swedish Code (What makes the Swedish so Swedish?)” Di Uli Bruno, Marie Bengst, Silvia Nilson-Puccio. Ed. KnowWare Publications. (ISBN: 9188783456)

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22 giu 2009 23:02

Il corpo delle donne

In questi giorni gira sulla rete un breve documentario intitolato “Il corpo delle donne”, in cui si riflette sull’identità femminile proposta dalla televisione. Si può guardare interamente su YouTube:

Osservando i volti delle donne nel documentario non potevo fare a meno di pensare a un breve spezzone di televisione mattutina, in cui tre “donne VIP” assistevano e commentavano la presentazione di quella che è una VERA donna, almeno per la mia opinione.
Si tratta di “Elasti”, la scrittrice di un blog che si chiama nonsolomamma. E’ una donna che si lamenta dei suoi capelli a carciofo, che si concede ogni tanto la crema idratante, che ha una famiglia complessa e articolata, e condivide con chi la vuole ascoltare paure, ansie, desideri, felicità di una vita grossomodo normale, e per queste cose è più donna e femminile di molti tacchi a spillo e Rimmel messi insieme. Fate voi il confronto:

Il post in cui racconta il modo in cui ha vissuto questi pochi minuti si intitola “in tivvù“.

Ne approfitto per farle gli auguri per la sua nuova maternità!!! In bocca al lupo, Elasti!

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21 giu 2009 22:27

Avvisi ai naviganti

Intanto che riordino le foto pubblico questo video. Era da ANNI che volevo farlo:

La spiegazione qui: http://www.youtube.com/watch?v=9Lx0OkfTvhQ

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17 giu 2009 20:21

Buon Midsommar!

20090616470
Sto uscendo da due settimane impegnativissime, sempre in giro anche nei week-end, con qualche sporadica puntata a Oslo. Sono appena rientrato dall’aeroporto, perlappunto. Ho un sacco di e-mail di gente a cui voglio bene e a cui devo rispondere, ma ora chiudo il PC, preparo lo zaino e poi vado a nanna. Domattina ho un appuntamento con la signora che vedete nella foto. Mi aspettano quattro giorni di barca a vela sull’Arcipelago, festeggiamenti, barbecue e celebrazioni. Tutto il resto dovrà aspettare fino a lunedì :D .

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15 giu 2009 14:46

Ecce körkort!

korkort

Magnificat anima mea Dominum,
et exsultavit spiritus meus in Deo salvatore meo,
quia respexit humilitatem ancillae suae.
Ecce enim ex hoc beatam me dicent omnes generationes,
quia fecit mihi magna, qui potens est,
et sanctum nomen eius,
et misericordia eius in progenies et progenies
timentibus eum.

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10 giu 2009 09:23

La scomparsa di Majorana

majoranaLeonardo Sciascia, ed.Adelphi

Ettore Majorana era una delle menti piú brillanti della fisica di inizio 900, ha sviluppato e anticipato molte delle teorie piú importanti sulla struttura degli atomi, correggendo i lavori di Heisenberg e Fermi senza apparente sforzo, e senza mai darsi il disturbo di pubblicare le sue scoperte ufficialmente e rivendicarne la paternitá.
Uomo schivo, ritirato e solitario, all’alba della nuova era atomica e della seconda guerra mondiale, nella primavera del ‘30 scrive due lettere di suicidio, le smentisce e fa perdere le proprie tracce. Da allora non se ne é saputo piú nulla.
Leonardo Sciascia racconta i tratti salienti della vita di Majorana, dando un’interpretazione della sua psicologia e di quella dellÍtalia di quei tempi, resa vivida da stralci di verbale della polizia fascista e da dichiarazioni di persone che gli sono state vicine.
Il mistero non é risolto, ma guardare al mondo della ricerca di quel periodo attraverso il racconto di un altro grande personaggio del Novecento, come in uno specchio riflesso da uno specchio, é una piacevole esperienza.

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9 giu 2009 21:42

Il segreto di Monkey Island vivrà di nuovo!

Ciao! Mi chiamo Guybrush Threepwood, e voglio diventare un pirata!

Nonostante siano passati 20 anni, molti si ricorderanno di questo incipit. Si tratta della frase di apertura di uno dei giochi che hanno fatto la storia delle avventure, “Il segreto di Monkey Island“.

http://www.lucasarts.com/games/monkeyisland/

Questa estate lo stesso identico gioco sarà di nuovo sugli scaffali, aggiornato alle moderne tecnologie (ben più degli originari 256 colori, dialoghi registrati e non semplicemente scritti sullo schermo), per diverse piattaforme!

Lo ha annunciato qualche giorno fa lo stesso autore, Ron Gilbert, sul suo blog Grumpy Gamer. Nello stesso post racconta di alcuni dettagli e della storia di alcune scelte…

che meraviglia! Il gioco non è cambiato, ma io sicuramente sì. Non vedo l’ora di rigiocarlo. Harrrr!!!

Grazie al mio amico Matteo per la segnalazione!

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9 giu 2009 21:00

Hellsongs

L’ottavo giorno Satana disse: sia fatta la musica Lounge

Come è noto, la Svezia è una delle patrie dell’Hardcore, il rock più selvaggio, scatenato, e… satanico, non senza una fortissima dose di ironia. In un posto in cui tutto è ordinato, pulito, educato e silenzioso, deve essere forte la tentazione per un gruppo di ragazzi di “trasgredire” con abbigliamento e musica, salvo poi appendere il giubbotto di pelle alla fine dell’università :)

Vi voglio segnalare un gruppo di Göteborg che aggiungendo ironia all’ironia, ha deciso di reinterpretare dei classici del rock con uno stile decisamente… personale. Loro si chiamano “Hellsongs“, e hanno un sito simpaticissimo, con alcuni video e un link a myspace dove si possono ascoltare altre canzoni.

La mia preferita è la cover di un iper-classico che tutti avete sentito, vediamo se riuscite a indovinarne il titolo prima di arrivare al ritornello!

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7 giu 2009 18:22

Impressioni di voto

Alla fine le mie preoccupazioni si sono rivelate vane: votare per il Parlamento Europeo si è rivelato piuttosto semplice, forse pure troppo.

Il mio seggio era in un asilo, decisamente simpatico operare un diritto civico fra pareti coperte di acquerelli e manine su fogli alle pareti, con il cestino dei calzini spaiati :) . All’ingresso, in un raccoglitore, ci sono le schede di tutti i partiti:

p1110359

Se ne possono raccogliere quante se ne vuole, da portare poi nella stanza della votazione. Questo in genere ovvia al problema incontrato da Krallo, seppure in modo non molto elegante. Appena entrato, e prima di aver presentato qualsiasi documento, mi è stata data una busta e mi è stata indicata una “cabina” elettorale. Dietro la tenda, ho scelto la scheda del partito che volevo votare, ho apposto una crocetta sul nome del candidato (ma è opzionale), ho infilato la scheda nella busta e l’ho chiusa. Alcune delle schede rimanenti (ne ho preso anche di doppie) le ho infilate nel libro che avevo con me, da portare a casa come souvenir.

Uscito, mi sono presentato al banco, dietro al quale c’erano tre persone. Ho consegnato la busta, il passaporto ed il documento, un controllino, ed oplà, la busta è finita nell’urna, senza nessuno problema.

Un’operazione semplice, veloce, senza controlli approfonditi e rituali come matita copiativa, proclami come “Boffardi ha votato”, o qualsiasi segno di presenza di forze dell’ordine.

Ah, la bellezza dell’ingenuità e della semplicità…

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