Primo giorno di lavoro

Mentre la maggior parte dei miei connazionali stava godendosi il primo giorno delle sospirate ferie, io sono andato in ufficio per il mio primo giorno di lavoro ufficiale, in contemporanea con il “grande rientro”, che qui cade fra la prima e la seconda settimana di agosto.

Dopo le prime prove durante il periodo di chiusura, comincia l’instaurarsi della routine quotidiana. Il viaggio con i mezzi è abbstanza piacevole, non sono affollati (ma forse è ancora presto) e tutto il tragitto casa-ufficio occupa meno di 20 minuti.

Nonostante il rientro di alcuni colleghi dalle vacanze e gli inevitabili racconti, il chiacchiericcio non è fastidioso, tutti usano toni pacati, e posso immergermi immediatamente nel lavoro, salutando le persone che mano a mano passano a salutare “un altro nuovo” 🙂

Alle 11.50 le tre persone che avevo nelle scrivanie vicine si sono alzate e mi hanno chiesto “vieni con noi a pranzo”? Io, malgrado stessi praticamente ancora finendo la colazione, ho accettato e ho seguito i colleghi. Siamo usciti dal palazzo e siamo entrati in una piccola COOP in mezzo a un parchetto. Mentre un po impacciato crecavo di prendere tempo, osservavo i miei colleghi: c’è chi ha preso pomodori e verdura freschi, chi una confezione di cose vagamente imparentate con cotolette impanate e, per buona misura, una confezione di lasagne surgelate, e chi ha aggiunto al proprio cestino una vaschetta simil-gelato da chilo di “insalata di patate”, presa da uno scaffale pieno di almeno una dozzina di varianti.

Io per stare sul prudente ho preso un panino, dei pomodori e dell’arrosto di tacchino, curioso di vedere cosa sarebbe successo poi.

Siamo tornati in ufficio e abbiamo raggiunto gli altri in una delle cucine: contemporaneamente, ma ordinatamente, ciascuno ha lavato / affettato / disimballato le proprie provviste, qualcuno ha preso posate e bicchieri dagli armadi ed ha apparecchiato tavola per gli altri, mentre i forni a microonde ronzavano.

Ciascuno con il proprio pasto ci siamo seduti intorno al tavolo a chiacchierare (8 in tutto), fra l’altro molto educatamente in Inglese, in modo che anche io potessi capire, e senza che l’avessi chiesto.

Alla fine del pasto ciascuno ha sciacquato le proprie stoviglie e le ha riposte nella lavastoiviglie, mentre gli avanzi finivano in frigo. Come una collegha mi mostrava, nessuna etichetta, nessuna “settorializzazione” degli spazi: semplicemente ricordati quello che metti dentro, e di tirarlo fuori prima che vada a male 🙂

Nell’armadio sotto gli snacks ci sono barrette proteiche e/o energetiche, (“qui sono affissi i prezzi, lascia il denaro qui in questa ciotola se prendi qualcosa”, e un mestolo con un paio di chiavi. Interpellata in proposito la collega ha preso il mestolo e mi ha condotto fuori in strada al piano terra, dove le chiavi aprono una porta su una palestra privata dell’azienda: ci sono macchine, pesi, panche, una ciclette ed un paio di docce, tutto a disposizione di chi volesse utilizzarle, ovviamente gratuitamente. Lo scopo del mestolo… è di evitare di portarsi a casa le chiavi 🙂

Incluso il paio di giri turistici, il pranzo è durato fino alle 12:40, orario in cui a Modena di solito l’idea del pranzo doveva ancora concretizzarsi in un pensiero cosciente!

Rimesso all’opera, mi sono concentrato sul mio compito, fino a che, alle 5.20, un collega mi ha chiesto: “tu hai le chiavi per chiudere? Giornata lunga per essere il primo giorno, eh?” – mi sono girato, e … magia: le luci spente, i PC spenti… eravamo rimasti in due, gli altri erano tutti via!

Ho fatto in tempo a tornare a casa, rilassarmi prima di cena, preparare, e alle otto avevo già lavato i piatti! Credo che dovrò mettere un attimo a punto i miei ritmi, ma non sembra proprio un cattivo andare 🙂

3 commenti su “Primo giorno di lavoro”

  1. Ciao Mauro, so di ripetermi, ma ribadisco che leggere i tuoi racconti è interessante e gradevole, un solo quesito per ora: senza entrare in tecnicismi, ci racconti in cosa consiste il tuo lavoro ? Grazie. f.

  2. Oh, che bello! Non è come in reparto, invece, che sei costretta a mettere il nome sul più piccolo grissino perché rischi che arrivi qualche topo di fogna a fregartelo sotto al naso!

    E mentre tu inizi a lavorare io inizio le sospirate vacanze. Volevo salutarti, prima di sparire per una settimana al mare. Ci si risente a Ferragosto, più o meno… ciauu!! ^^

  3. ciao!
    sono un’amica di tuo fratello Giorgio, mi ha dato l’indirizzo blog e mi ha parlato
    della Svezia, dai tuoi racconti.
    MI HA DAVVERO INCURIOSITO!
    Ho visto le foto che fai, sono molto belle. I dipinti “in quei tunnel” sono nelle
    metropolitane svedesi?veramente incredibili !
    saluti e buon lavoro.

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