Esordio del FLN

Fronte Liberazione Nani da giardino
Ricevo e pubblico una lettera anonima, che mi arriva nientemeno che dal FLN, il Fronte di
Liberazione dei Nani da giardino.
“La Bassa sa custodire molto bene i suoi segreti.
A un’occhiata superficiale sembra una landa piatta e spoglia, punteggiata da case, qualche
nuovo capannone, e solcata da placidi fiumi.
Ma proprio uno di questi fiumi, che scorre lento e sinuoso, piegando a sè non solo il suo
corso, ma anche il tempo, custodisce un segreto.
Pare infatti che in uno dei suoi meandri si trovi Khazàd Ûrgathol, o, in lingua
comune, Fortefiume dei Nani.
Questa antica fortezza è pressochè inaccessibile, e col tempo è stata dimenticata dagli
uomini e dai nani, cedendo giorno dopo giorno all’inesorabile rovina dei secoli.
Ma qualcosa oggi è cambiato: si prospetta per essa un foturo radioso, che la riporterà agli
antichi splendori: e tutto grazie al FLN. P1030366In questi giorni, in una terra lontana, tre Nani (Spalalo, Picconalo, Scalpellalo) sono
stati proditoriamente incarcerati, non prima di essere marchiati con il simbolo di
schiavitù per eccellenza, l’omologante codice a barre.

666
Ma proprio in quel segno infamante era racchiuso il presagio della loro prossima
liberazione e rinascita: la coppia di righine sottili che separa i gruppi di numeri, nella
codifica EAN13, rappresenta il numero 6. Tre coppie sono quindi 6/6/6, ossia 6 Giugno 2006.
Nel giro di 24 ore dalla loro incarcerazione il FLN si è mobilitato: il compagno Krukmal si
è prodigato nottetempo in un’incursione, consegnando poi gli ex prigionieri al compagno MrW
che, con una pazza corsa nel cuore della notte, li ha tradotti a più di trecento chilometri
di distanza, nella Bassa, appunto.
Durante il viaggio il FLN si arrovellava per trovare ai profughi una sistemazione consona,
fino a risvegliare alcune reminescenze arcaiche, che narravano appunto di questa città dei
nani ormai dimenticata.
Il tempo di organizzare una spedizione, e ci si è messi in cammino.

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Attraverso dorati campi di grano, e magioni ormai abbandonate, la strada costeggia il pigro
fiume. Apparentemente non c’è modo di sapere dove si trovi la nostra meta.



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Ma ecco che, inerpicandosi sull’argine e guardando il tutto dall’alto, il nostro cuore
palpitava di speranza: invisibile agli uomini frettolosi che corrono in macchina
all’altezza del suolo, ma chiaro e limpido come il sole per gli arditi che si elevano al di
sopra delle comuni coscienze, risplende dorato la stella rovesciata a sette punte, il
simbolo del FLN!

grano
Il simbolo antico risale infatti ai primordi, quando secondo la leggenda i 7 capostipiti
delle tribù dei nani (gli arcinoti Dotto, Gongolo, Eolo, Cucciolo, Brontolo, Mammolo e
Pisolo, poi rievocati in altre storie popolari) si sparsero in sette direzioni diverse. La
punta all’ingiù stava a simboleggiare l’attenzione a guardare in basso, per rispetto
alla nanesca statura, contrariamente alla filosofia umana rivolta egocentricamente verso
l’alto.
Il FLN adottò in tempi recenti questo simbolo, contornandolo con un cerchio spezzato che
simboleggia la rottura del confinamento, della prigionia.
Proprio guardando dall’alto dell’argine verso il basso, quindi, compariva la stella
eptapuntuta, segno questo che eravamo prossimi all’imbocco del sentiero.

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Imboccato senza porre indugio, il viottolo si avvicinava vieppù ad una fitta selva di
Pioppi, che ha il compito di preservare la fortezza dagli occhi indiscreti.
E’ impossibile non notare la disposizione ordinata di questi guardiani; vuole la leggenda
(poi mutata nella tradizione umana) che essi siano propio i resti del possente esercito che
aveva il compito di proteggere la roccaforte.

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Dopo un lungo e umido peregrinare, la macchia si apre improvvisamente, dandoci modo di
osservare (guardando verso il basso, ovviamente) la possente Khazàd Ûrgathol in
tutta la sua imponenza, immaginando cosa dovesse essere all’apice della sua gloria: la
possente cinta muraria, le stalle, la torre che svetta maestosa.


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I tre nani osservavano attoniti le vestigia delle opere dei loro antenati: un cespuglio di
rose a ricordare i fiorenti giardini, le stalle per i pony ormai a cielo aperto, i resti intravisti di sale maestosamente affrescate, la torre
con una finestra che si apre nel nulla.


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Il FLN, simbolicamete rappresentato da MrW (il primo da destra, nella foto) salutava quindi
le nuove anime libere, che, senza farsi prendere dallo sconforto, davano subito inizio ai
lavori di restauro. Vogliamo ricordarli così, con un gioioso sorriso, ritratti insieme alle
orgogliose insegne del FLN.



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Altri nani verranno, altre libertà saranno restituite, e
contante braccia in più (seppur piccole), insieme al castello di Fortefiume sarà
ricostruito l’orgoglio di questa razza nostra sorella e ignominiosamente svilita, tenuta in
schiavitù e sbeffeggiata dal grosso dell’umanità “.

Allegata alla lettera c’è una foto satellitare, in cui è possibile osservare Khazàd
Ûrgathol, immersa nella foresta, riparata su tre lati dal fiume. Per sicurezza sono
state rimosse le coordinate geografiche.



khazad ulgathol