Le cinque persone che incontri in cielo


Albom Mitch, 2005, 267pag, Ed. BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, ISBN: 8817006386
8,40€ per l’edizione economica su BOL
Questo lobro è un oggetto che ha una storia particolare, dato che si tratta di qualcosa che è emerso da una specie di realtà parallela. L’accezzione classica di internet è che sia un mondo virtuale, e il più delle volte è percepito realmente come tale. Ogni tanto ha qualche interazione con il mondo “reale”, come quando ti arriva per posta qualcosa che hai comperato, ma rimane sempre un’emanazione di qualcosa di “automatico” ed apersonale, un po come una stampa. Quando invece ti piomba nel mondo reale qualcosa di “umano”, come ad esempio un post-it scritto a penna, o una telefonata, è un po’ come trovare sulla scrivania le impronte del bianconiglio 🙂 , o, a volte, parlarci direttamente.
Vabbè, sto divagando. Il libro che mi ha mandato Ardesia, in cambio de “La lega antiNatale” di Michael Curtin l’ho letto in un pomeriggio, cercando di non farmi influenzare da pregiudizi.
La storia è quella di Eddie, un anziano tecnico della manutenzione di un Luna Park, che muore cercando di salvare una bambina da un incidente con una giostra, e si ritrova in un ecumenico aldilà (anzi, in vari ecumenici aldilà ).
Ebbene, la prima cosa che mi ha fatto venire in menteè lo stile dei libri di Richard Bach, quello de “Il Gabbiano Jonathan Livingston”, non lo pseudonimo di Stephen King!.
Si tratta di un libro con simbologie profonde, che cerca di dare un significato alla vita, alla morte, e all’intrecciato destino universale che accomuna le nostre esistenze.
Si legge bene, gli spunti di riflessione ci sono, ma piuttosto banalotti: quello che fai ha effetto sugli altri, e viceversa, e noi non sappiamo in che modo. Niente di più, niente di meno…
Insomma, una bella favoletta da raccontare, tutto lì.
Forse dipende molto dalla fase della vita che stiamo vivendo quando leggiamo questi libri, comunque questo non mi ha detto granchè. Preferisco “Il Piccolo Principe”, il suddetto Gabbiano, o “Nessuno è lontano”, almeno hanno più poesia e la lezione è un po più lasciata all’interpretazione. Senza contare che si propongono sin dall’inizio come favole, e non come un romanzo.
Insomma, un libro da anticamera, 6–… spero che per questo non si offenda Laraluna!