Diario d’Irlanda, 16 Luglio 2006


16 Luglio, Dublino - Drogheda - Bray
Isaac’s Hostel, Dublino, 16 Luglio 2006, 8:15

Dormire in una camerata da otto è senza dubbio la soluzione più economica, anche se a volte dà più l’impressione di
essere in una caverna che in un albergo.
Stamattina la scena è stata davvero bizzarra: mi sono svegliato un po prima per andare in aeroporto a noleggiare
l’auto, ma sono rimasto a sonnecchiare qualche minuto, in dormiveglia.
Ho sentito muoversi qualcuno in uno dei letti superiori, e con mia grossa sorpresa ne è balzata giù una ragazza che,
in prefetto silenzio, si è cambiata ed è uscita in punta di piedi dalla porta.
Io stavo per scoppiare a ridere, perchè continuava a venirmi in mente una scena dei cartoni animati nella quale
Silvestro viene catapultato in una caverna di ferocissimi orsi in letargo, che russano sui loro letti, e lui cerca
di svignarsela senza fare il minimo rumore…

Monasterboice, 16 Luglio 2006, 12:00

Adesso è cambiata decisamente la musica: all’autoradio, su Country Ireland Music Radio, qualcuno canta “It’s the
road to nowhere, but nowhere is my need”. Ho fatto conoscenza con il mio mezzo, una Peugeot 107 dal bagagliaio
puramente simbolico, e l’ho chiamato “Ronzinante”.
Il paesaggio cambia radicalmente, tutto colline, mucche e pecore. Subito fuori dalla M1, l’autostrada costruita con
i fondi UE (ci sono cartelli ovunque), le strade sono piccolissime e deserte. Nel parcheggio di Monasterboice ci
sono quattro macchine, compresa la mia, e tutte di italiani!

16 Luglio 2006, 21:30
“Coolakay House, Powerscourt Waterfall Road, Enniskerry, co.Wicklow”

– Così recita la targhetta della chiave, sul
mio comodino. Da Monasterboice la strada è lunga! Dopo aver scritto la nota precedente ho visitato il sito, che in
pratica è un vecchio cimitero, con i resti di due piccole abazie e un’alta torre cilindrica, caratteristica della
cultura monastica irlandese. Intorno agli edifici ci sono alcune decine di tombe, da quelle di cui è rimasta solo
una pietra slavata dai contorni irregolari, alle più recenti di inizio 2000. L’atmosfera è suggestiva, al di là del
muretto a secco sono accomodate soffici colline, con campi, alberi e mucche.
Da lì a Mellifont Abbey sono 5 minuti di stradine, accuratamente non segnalate. Il posto però vale il viaggio: si
tratta di un’abazia cistercense che rilevò il potere di Monasterboice, diventando in pochi anni una cittadella
magnifica, nella sua posizione amena, in una valletta in riva a un fiume.
Sfortunatamente per i benedettini che vi abitavano, all’apice del loro potere l’Irlanda fu invasa dai Normanni
(ossia gli Inglesi) che pensarono bene di confiscare la proprietà , che rimase in disuso per un paio di secoli, e che
poi diventò nell’ordine una cava di materiale da costruzione, un porcile, un rudere, un prato.
Adesso gli scavi mostrano la pianta originale, il “lavabo” che è rimasto in piedi, e qualche altro edificio. La
visità guidata a tu per tu con Mattew (poi si sono aggiunte due persone) è stata interessante, con i racconti delle
varie fasi di evoluzione del complesso, e della vita quotidiana dei monaci.
Da lì sono andato a visitare le tombe paleolitiche di Brù Na Bòinne, del 3000 A.C.
A parte la bellezza di Newgrange e Knowth, la cui descrizione demando alle guide turistiche, mi ha colpito la
diversità dell’organizzazione: invece di arrivare in un posto sperso in campagna, si entra in un parcheggio: da lì
una passerella porta a un centro turistico ultramoderno con vetrate, audiovisivi, ristorante e negozio di souvenir.
Lì si viene intruppati ed etichettati per poi attendere l’autobus che porta ai siti, un’ora esatta di visita (50′ di
spiegazione e 10′ liberi), e poi di nuovo indietro.
Mi ha ricordato un po lo stile delle strutture dei grandi parchi americani, tipo il Gran Canyon Visitor Centre.
Comunque merita!
Dopo è giunto il momento che rimandavo da mesi: che strada fare? Decido di tornare verso sud, per dormire da qualche
parte sulle Wicklow Mountains, sotto Dublino.
Finchè si rimane sulla superstrada non è male, viaggiare. Appena usciti, però, i cartelli scompaiono, e si girovaga
in stradine in mezzo agli alberi larghe giusto quanto la macchina (e Ronzinante è una macchina STRETTA!).
Il guaio è che non riesco a capacitarmi che quella striscia rossa, larga e rassicurante sulla cartina, possa essere
uno di quei viottoli! Così torno più volte sui miei passi, convinto di aver sbagliato.
Uscito da Bray prendo una stradina tortuosa, fino a quando lo sguardo non si illumina alla visita di un cartello
marrone con la sigla “B&B”. Lo seguo, come novello Teseo, per arrivare a casa di Arianna, nel caso specifico una
signora che mi mostra una cameretta decorata, con vista sulla valle e tramonto in omaggio.
Dopo l’ostello questo è un paradiso, e accetto l’ospitalità .
Senza evidentemente aver imparato la lezione, decido di rimettermi in strada per cercare un Pub in cui cenare. Dopo
l’inseguimento di una dozzina di cartelli che segnalano posti fantasma in mezzo ai boschi, mi ritrovo di nuovo a
Bray; accetto la sconfitta, e ceno in una rosticceria cinese, l’ultimo ristorante rimasto aperto in città .
Pentito e redento, ho fatto ritorno quassù, per una bella doccia e una coperta trapuntata.

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