Alla fiera di San Clemente (part 3)

I baracconi
Alle fiere di solito vengono i baracconi, ossia il Luna Park.
Per motivi di spazio, la F.D.S.C. può ospitare solo due tipi di attrazioni: la giostra e il calcinculo.
La giostra ha da tempo abbandonato i classici cavallucci per adottare amenità moderne: la macchina della polizia, la Dune Buggy di Altrimenti ci Arrabbiamo, la Ferrari di Michele Alboreto, Goldrake Ufo Robot che però non ricorda più nessuno e che quindi è stato riverniciato in verde e oro e spacciato per un Power Ranger o in giallo e spacciato per un Picachu con le corna.
C’è sempre una bambina con i boccoli rossi e lo sguardo vitreo sulla Carrozza di Cenerentola, e non scende mai.
Dal casotto di alluminio e Plexiglass la giostraia con sadica abilità fa sobbalzare una coda spelacchiata da cappello di “Devi Crochet”, mettendo in palio un altro giro. Di solito vincono i bambini che hanno già incontrato la damigiana della pesca delle suore, ed hanno quindi la spalla disarticolata e il braccio destro più lungo.
L’altra attrazione è il Calcinculo. I frequentatori del Calcinculo sono di solito piccoli Toni Manero di 10-12 anni, con camice aperte su pendagli d’oro, cinture rosa basse in vita su jeans zebrati, e “banane” articolate e marmoree di Gel, o capelli alla “Bart Simpson”.
La musica imperversa, spaziando da DJ Albertino ai Ricchi e Poveri con “mammamma mammmamaria”, l’irrinunciabile colonna sonora di “tunz, tunz”. I bambini volano su queste seggioline di vetroresina appese alle catene, cercando di spingersi e calciarsi a vicenda, perpetuando faide e regolamenti di conti. Si ripete con inquietante parallelismo la sfida della Coda spelacchiata. Tutto il cerimoniale catartico si compie in mezzo ad un alone mistico dato dai neon bianchi e viola e dalla cortina di fumo. Quest’ultima in realtà è la nube di gasolio, nafta e stracci incombusti che emette il camion del giostrante, un fiat “Lupetto” del 1956, usato come generatore elettrico.


L’orchestra del Liscio

Dall’altro lato della strada c’è un palchetto tre metri per quattro, alto uno, su cui si esibisce l’orchestra del Liscio. Davanti al palco c’è una pista da ballo, liscia come un biliardo (che il nome del ballo venga proprio da lì?), e tutto intorno un trionfo di sedie di plastica.
I muscanti arrivano intorno alle nove, e già la folla comincia a radunarsi intorno alla pista, occupando le sedie e osservando con interesse lo sguainar di fisarmoniche.
Vengono accese le sei luci psicadeliche e vengono fatti i test dei mirofoni, in violenta collutazione con il calcinculo dall’altro lato della strada. Quando entrambi gli impianti raggiungono il limite teorico dei decibel, e si ottiene un’interessante armonica fra il valzer ed il “Tunz,Tunz”, la festa può avere inizio.
Per la prima oretta la scena è questa: il gruppo suona valzer e liscio davanti a una pista completamente vuota, fatta eccezzione per i soliti due bambini che fanno le scivolate e prendono le capocciate. Tutto intorno centinaia di persone sono assiepate sulle sedie, o accalcate in piedi, e osservano.
Mano a mano che il livello generale di Lambusco si alza, grazie alla gente che esce dallo Stand Gastronomico, le persone cominciano a farsi ardite. Ma l’apoteosi si ottiene quando dal liscio si passa ai balli di gruppo: matrone e resdòre abbandonano la loro padronale dignità e si muovono in sincrono seguendo canzoni cantate in dialetto. La progressione di solito parte da “Cià pa la Galèina rocococococococococoò” per arrivare a canzonacce da osteria che narrano di imprese erotiche ed eroiche. La folla circostante a questo punto è composta da
a) Immigrati da altre regioni, che non capiscono assolutamente quello che viene cantato, e sorridono per circostanza con i bambini in braccio.
b) I mariti delle Resdòre, con cappello e gilet di fustagno, che confabulando indicano qua e là con il bastone da passeggio qualche gonnella svolazzante, o sono letteralmente tirati in ballo dalle consorti.
c) I bambini, che trirano la giacca della nonna e le chiedono cosa vul dire quello che sta cantando la signora sul palco.
A lato, con uno sguardo fra il vigile ed il rassegnato, stanno i volontari della Croce Blu, appoggiati all’ambulanza.


(Segue…)