Alla fiera di San Clemente (part 2)

La pesca
La pesca, o “pesca delle suore”, è un elemento ricorrente delle fiere paesane. Sono esposti pelouches di gorilla in scala naturale, biciclette da corsa e Pastamatic. Si pesca il bigliettino da una damigiana, arrotolato stretto stretto e infilato in un maccherone. Tutto intorno c’è un coro festante di nonne con in braccio i nipotini, che si infilano per metà nella damigiana per prendere l’ultimo biglietto giù in fondo, e di piccioni notturni che banchettano al suolo con i pezzi di maccherone.
I premi grossi sono numerati dall’1 al 100, di solito i biglietti non celano mai numeri più bassi del 1500.
La bicicletta viene vinta tutti gli anni dalla stessa persona, in compenso quando vedi in giro persone con un mano uno schiacciamosche di plastica, un pacco di Tarallucci del Mulino Blanco, o una pistola ad acqua, sai che hanno lasciato il loro obolo alla pesca.


La stima del porco (o del carretto)Una volta esisteva un recinto nel quale un immenso maiale osservava con fare distratto la folla passeggiante, ghermendo al volo qualche bambino che infilava la manina o gli avanzi del ristorante (v.sotto). Ogni concorrente poteva fare una scommessa provando ad indovinare il peso del maiale; il vincitore poteva quindi portarsi il maiale a casa, per farne apcarìa (ossia trasformarlo in salumi) o animale da compagnia.
Le nuove norme condominiali, nonchè i diritti sindacali dei maiali che stabiliscono norme ferree per l’ambiente in cui devono vivere (dieta mediterranea, aria condizionata e luci soffuse, vedi sopra) hanno reso inapplicabile questa antica tradizione.
Migrando quindi dal primario al terziario, il maiale è stato sostituito da un carretto ricolmo di prodotti della cooperativa locale. Aiuta di certo il fatto che su ogni confezione sia riportato il peso in grammi, quindi il termine aleatorio è il peso del carretto.
Quest’anno hanno vinto un signore e una signora con una stima equidistante, e dopo i fuochi, mentre tutto intorno la gente smontava baracca e burattini, spostava tavoli e spegneva luci, erano con le macchine parcheggiate al centro della fiera, con i bauli aperti, a fare la spartizione e ad astrologare equivalenze fra un litro di succo d’ananas senza zucchero e un vasetto di conserva da 750.
In disparte, con occhio torvo, Ermes (o Uber, o Walfro) aspettava di attaccare il carretto alla bici e di riportarselo a casa.

(Segue…)