Otto a mamma e otto a papÃ

Dal libro di Cosmo de La Fuente per la bigenitorialità

Titolo:Ancora una volta ho perso il treno
Edizioni Marco Valerio

Otto a mamma e otto a papà (Cosmo de La Fuente)

Gabriele era nato all’interno di una bella famiglia, almeno, agli occhi degli altri sembrava un gruppo familiare fortunato. Spesso veniva definito ‘figlio di papà ’, in realtà , pur vivendo nell’agiatezza, dimostrava essere un ragazzino che non si era mai montato la testa. Aveva chiesto di frequentare le scuole statali e non quelle private perché non voleva abbandonare gli amici di cortile.
Un ragazzino intelligente e allegro, non sapeva cosa succedeva alle sue spalle e che i suoi genitori stavano decidendo di separarsi per incompatibilità di carattere.
Quando i genitori si separarono Gabriele aveva solo dieci anni, e visse nella maniera più triste questa separazione. La sua adorata mamma, la persona che amava di più, si era trasformata in una fiera e, non accontentandosi di togliere economicamente il più possibile a suo padre, era riuscita ad allontanarlo completamente dal figlio,senza nemmeno chiedersi se al piccolo, invece, avrebbe fatto piacere continuare a vedere il suo “eroe”, il suo papà .
Oggi Gabriele è un uomo affermato, quando mi parla degli anni della sua adolescenza, i suoi occhi diventano tristi. Amava sua madre e non capiva perché gli faceva un danno così grande. Spesso si chiedeva come faceva quella donna, che lo aveva cullato e coccolato, a non rendersi conto che gli stava procurando un dolore atroce?
Gabriele è cresciuto senza il suo papà . A quel povero padre sommerso di false accuse e miseri giochi legali è stato negato di frequentare il bambino. Quel ragazzino però non ha dimenticato mai il suo papà , lo scorgeva in lontananza quando come un ladro il pover’uomo andava a vedere suo figlio all’uscita dalla scuola.
L’amore che Gabriele provava per la mamma presto cominciò ad avere due facce: una era il sentimento che lega un figlio alla propria madre, l’altra faccia, invece, si colorava del rancore che sarebbe esploso più in là negli anni.
Compiuti diciott’anni Gabriele fece la valigia e, prima di uscire di casa, disse a sua madre queste testuali parole: “ cara mamma, non discuto il fatto che tu e mio padre vi siate separati, non voglio nemmeno sapere se lui era un poco di buono. Per me era un padre affettuoso e mi hai fatto troppo male, ora, che posso, me ne vado e se otto anni sono stato lontano da mio padre, otto anni starò lontano da te.
Gabriele decise questo e lo fece, andò da suo padre che lo accolse a braccia aperte.
Oggi lo raccontano facilmente e quando si parla di bigenitorialità narra la sua storia in piena libertà . Conosco anche il padre e me ne parla apertamente, mentre la madre, che ho avuto modo di vedere, conserva, nello scrigno della sua coscienza, questo peccato.
Cos’ha ottenuto la mamma di Gabriele? Credo che il rancore del figlio non si assopirà mai! Ha goduto del mantenimento del suo ex marito e ha vietato a un essere umano di veder crescere il proprio figlio. Che tristezza!
Care signore che decidete per la vostra vita, per quella dei vostri ex e soprattutto per le vite dei vostri figli, commettete un crimine contro l’umanità . Dittatrici e ignoranti, crudeli e venali, vendicative ed egoiste, imparate dai vostri figli e da quelle donne che intelligentemente si rendono conto che un figlio è una persona a sé, quelle donne dotate di sensibilità che non infieriscono sui bambini privandoli del padre. Un figlio ha una mamma e ha un padre, domani vi ringrazierà di non avergli amputato una parte di cuore.
Cosmo de La Fuente
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