Non va mica bene che tutto è normale

Passano le giornate e danno i film al cinema li danno in tivù, si postano le vignette su facebook, si fa la spesa e ieri c’era il sole e oggi piove, la gente si ascolta la musica in casa oppure si veste bene ed esce fuori, si fanno i piani per le vacanze e si fanno le cene fra amici, è tutto normale pare
E vedi una bella ragazza in treno e ti vien voglia di attaccare bottone e di provarci poi ti dici peccato che c’è il terremoto
E poi ti guardi intorno e ti rendi conto che quel terremoto lo vedi solo te, non c’è da nessuna parte, nemmeno sul giornale
E senti un rombo e vai alla finestra è solo un tuono
E vedi un palazzo crepato ed è solo un filo d’edera
E ti vien voglia di fermare la gente e di prenderla per le spalle e di dirle
Ma lo sapete che c’è il terremoto?
Che mia sorella dorme in tenda e ha paura
Che i miei amici han paura ad entrare in casa ad andare in bagno,
Ma lo sapete tocca far le ronde che sennò ti fregan la roba
Che dei posti dove i miei amici lavorano non ci sono più,
Che mio fa l’eroe ed è incazzato solo dormendo in casa e mica dovrebbe vuol dire far l’eroe,
Ma lo sapete che qualcuno a cui voglio bene nonostante tanti miei errori non ha più la casa,
Ma lo sapete che fan le battute ma sono spaventati e si sentono forse soli,
Ma lo sapete e fate finta di niente?
Perché l’avete nascosto il terremoto?
Non va mica bene che tutto è normale,
Fate qualcosa cavolo, mica tutto è come prima, cioè non ancora, lo sarà, ma mica va bene che fate cosi,
Perché fate tutti finta che tutto è normale?
No no no, non va mica bene cosi.

Terremoti: lento miglioramento?

Mi pesa veramente tanto che le persone a cui voglio bene vivano nella paura. Ho perennemente aperta da una parte la pagina dell’Istituto Nazionale di Geofisica, dall’altra Facebook, per fare il possible per capire quello che succede e quali sono i sentimenti.

La sensazione é che, nonostante qualche colpo di coda (come quello delle 12:30 di oggi), tutto stia piano piano, lentamente scemando, e per vedere se davvero sia così ho provato a fare un grafico:

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Ora, io non sono nè uno statistico nè un sismologo, per cui perdonate se ho fatto castronerie. Ma sembrerebbe che davvero in questi cinque giorni che stanno sembrando un anno, piano piano lentamente le scosse stiano calando di intensità e stiano avvenendo sempre più in profondità.
Le linee orizzontali sono la scala logaritmica della magnituto. Un terremoto di magnitudo 2 è dieci volte più potente di uno della scala 1, uno di magnitudo 3 è cento volte più potente, e così via. Per cui, un pur rispettabilissimo terremoto da 4 gradi come quello di oggi è cento volte meno potente di quello da 6 che c’é stato domenica.

Ogni crocetta gialla è una scossa, dall’inizio a oggi che ne sono state più di 340, per fortuna non tutte sono state sentite dalle persone.

I triangolini in alto rappresentano la profondità di ogni scossa, in kilometri. Più un epicentro si trova in superficie, in linea generale, più fa danni.

Le linee tratteggiate sono una specie di “media” delle scosse e della profonditá, e parrebbe che, appunto, le scosse siano in media sempre più deboli, e sempre più profonde.

Non è possibile prevedere i terremoti, e il grafico non rappresenta nessuna certezza, ma forse le cose stanno piano piano migliorando. È giusto essere preparati al peggio, ma mi sembrava valesse la pena dare una notizia buona, una chiave di lettura positiva, un piccolo contributo per combattere il senso di incertezza…

Coraggio, Bassa.

Le fondamenta scosse

(Attenzione, post stucchevole)

Le scosse che scuotono la mia amata Bassa si sentono fin quassù.

È difficile parlare di quello che sta succedendo essendo a migliaia di chilometri di distanza. I danni sono tanti, troppi persino per poter iniziare ad essere contati. Il danno economico è grave, soprattutto in un periodo in cui le difficoltà sono tante e le speranze già cominciavano a vacillare.

Quello che mi colpisce e mi addolora è che un’altro pezzo della Bassa, quella Bassa idealizzata e romantica e senza tempo, delle case di campagna di mattoni cotti dal sole, di odore di fienile, polvere dei caradoni, vecchi attrezzi agricoli nei finili, rocche, castelli e ville che simboleggiano l’identitá e la rivalità dei paesini, e allo stesso tempo le accomunano, come fratelli che litigano ma non hanno mai smesso di volersi bene, parte di questa Bassa se ne è andata per sempr, si è allontanato di un altro irrecuperabile passo. Rimarranno cicatrici, rimarranno ruderi che saranno spazzati via e magari sostituiti da moderni ed eleganti micro condominii con area verde, o forse solo da grosse impalcature con reti di plastica verdi e arancioni, o forse rimarranno li come altri monumenti a una vita, a un Mondo Piccolo come quello che Guareschi così bene descriveva, che ha fatto un grosso scivolone verso il passato.

E sembrerà piccolo, stupido ed egoistico dire così, ma mi mete tristezza pensare che il posto che ho lasciato una parte del posto che ho lasciato e in cui ho lasciato il mio cuore, non esiste più, non è più la stessa cosa. E poi penso che “L’è fàcil tôr via un da la tera, mo l’è impussibil tôr via la tera a un.

Il pensiero va anche ai miei familiari, ai miei amici, che in questo momento vivono la paura. E la paura è un sentimento più brutto dei danni che il terremoto ha di fatto portato, perchè ti toglie la fiducia, ti toglie la speranza, e forse ci vuole ben più di un cantiere per farla andare via. E avere persone che ami che vivono nella paura è bruttissimo.

Poi penso al carattere degli emiliani, alle loro radici profonde, alla voglia di fare, allo spirito che davanti alle disgrazie fa sollevere un bicchiere di Lambrusco e ti ci fa ridere sopra, all’ironia e alla testardaggine e alla litigiosità e alla fratellanza, e all’amore per una terra grassa generosa e a volte ingrata, e penso che passerà anche questa, che si scanchererà un poco, ma poi si rimettono le cose al loro posto e si va avanti. Coraggio Bassa!

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Ti racconto di Bussana Vecchia

Ho ricevuto da Marco Felisa una bellissima descrizione di Bussana Vecchia, e mi é piaciuta tanto insieme alle sue foto su Flickr che gli ho chiesto di pubblicarla. Eccola qui:

Bussana Vecchia Bussana Vecchia, comune di San Remo (IM), in realtà più vicino a Arma di Taggia, qualche km nell’entroterra, proprio sopra il nuovo (e mostruoso) raccordo autostradale detto “Aurelia bis”.
Nel febbraio 1887 una violenta scossa di terremoto colpì la zona sanremese, danneggiando gravemente l’abitato di Bussana. Quasi tutte le abitazioni subirono danni gravissimi, fra gli edifici più colpiti l’antico castello (peraltro già in rovina) e la chiesa di S. Maria delle Grazie (poi di S.Egidio), costruita nel 1652 in stile barocco, dove era in corso la Messa del mattino. I superstiti (molti perirono proprio nel crollo della volta della chiesa), abbandonarono il borgo e il comune di Sanremo chiuse l’unica strada di accesso al paese.
Bussana rimase un borgo fantasma, ma tra le rovine trovarono riparo immigrati, persone senza migliori prospettive abitative e, si dice, anche briganti.
Alla fine degli anni ‘50, il torinese Mario Giani, in arte Clizia, ceramista, visitò il borgo diroccato e completamente disabitato e lanciò l’idea di fondare una comunità internazionale di artisti, dotata di uno statuto, una sorta di piccola Costituzione. La Costituzione affermava che gli edifici di Bussana erano a disposizione della comunità e che non era possibile rivendicare la proprietà degli edifici, ma ne era consentito l’utilizzo per lo svolgimento di attività artistiche; eventuali opere di ristrutturazione erano consentite secondo un regolamento assai vincolante, rispettando la struttura medioevale del borgo ed utilizzando esclusivamente i materiali disponibili tra le macerie, tegole, pietre e i mattoni recuperati dalle abitazioni crollate. Chi restaurava non poteva in ogni caso rivendicare diritti di proprietà sugli immobili, poteva casomai chiedere un rimborso delle spese sostenute in caso avesse ceduto l’immobile ad altri.
Il paese si trovava allora in una situazione di completo abbandono: totalmente privo di infrastrutture urbane quali acqua, corrente elettrica, telefono, fognature, i vicoli ingombri delle macerie del terremoto e dei crolli dovuti a decenni di incuria, non collegato a strada carrabile.
Nonostante le condizioni disagiate ed i vincoli della “Costituzione”, il borgo ricominciò a vivere, artigiani e artisti provenienti dall’Italia e dall’Europa intrapresero meticolosi lavori di restauro. Negli anni ‘70 si assiste al progressivo consolidamento urbanistico di Bussana, un numero sempre maggiore di edifici viene recuperato e vengono completate le opere di urbanizzazione. Nel 1974 il Comune di San Remo allaccia Bussana all’acquedotto, nel 1976 costruisce la fognatura e nel ’78 tutto l’abitato è collegato alla rete elettrica. Furono anche modificate le normative urbanistiche comunali per “inquadrare” la disciplina di Bussana, dove gli abitanti non erano proprietari, i proprietari erano irreperibili, tutti i lavori di consolidamento, recupero e restauro, sebbene condotti magistralmente, erano abusivi…
Nel 1980, con una sorta di rinnovato atto costituente, nasce la Nuova Comunità Internazionale Artisti (NCIA), con l’obiettivo di dare vita a una nuova cooperativa di lavoro, di creare un marchio di immagine per gli artisti di Bussana, di sviluppare attività culturali e promozionali e di risolvere le numerose difficoltà pratiche della vita a Bussana; manca infatti ancora l’illuminazione pubblica, i vicoli non sono percorribili in sicurezza, le case pericolanti sono ancora molte. Negli anni ’90 anche a Bussana si innescano i meccanismi speculativi del mercato immobiliare, un numero sempre maggiore di abitazioni é venduto ed acquistato, anche se non è chiaro a quale titolo, dal momento che a Bussana la proprietà, in teoria, non esiste.
Oggi a Bussana risiedono molte persone, in parte artisti, nessuno dei vecchi colonizzatori, e molti turisti, con una buona percentuale di stranieri.
Visitare il borgo è comunque emozionante, anche se in estate l’atmosfera è un po’ stravolta dalla presenza turistica e dall’offerta “artistica”, un po’ troppo stile souvenir di Bussana. Personalmente visitai il borgo per la prima volta una decina d’anni fa, quasi per caso. Era inverno e ricordo di essere rimasto incantato, mi colpì la storia ed i pochi, pochissimi personaggi incontrati (alcuni peraltro antipatici e spocchiosi!); tornato a casa cercai di saperne di più, fino a scoprire, deformazione professionale, i retroscena urbanistici dell’incredibile paese abbandonato a 5 km dalla caotica San Remo. Quest’anno ho voluto mostrare il borgo a mia moglie, che però non ha avuto la mia stessa emozione ed è stata più che altro disturbata dalla troppa commercializzazione del luogo. Alle mie figlie invece è piaciuto moltissimo, soprattutto per le ripide scalinate, gli Apecar nascosti nei carrugi ed i vicoli pieni di animali pseudo-randagi.

Fonti: UrbanisticaInformazioni, 2002 (giornalino conosciuto solo tra gli architetti) e www.bussanavecchia.it .

Grazie Marco!

I “gracidii” di Berlusconi fanno tremare l’Italia

In svedese la parola “groda” significa “gracidare”, riferito al verso dei rospi. Per estensione, qualcuno “gracida” quando dice qualcosa che non dovrebbe essere detto. Sul giornale Aftonbladet di oggi ´comparso un articolo che riporta una dichiarazione del signor B a proposito dei 28000 sfollati dell’Abruzzo: “penso che gli sfollati dovrebbero considerare la loro situazione come <<un fine settimana in campeggio>>”.
Secondo voi un povero cristo cosa dovrebbe rispondere ai colleghi che lo interrogano increduli?
La cosa strana é che non ho trovato nessun riferimento sui giornali nostrani. La dichiarazione é andata in onda in un’intervista sull’emittente tedesca N-TV (http://www.n-tv.de/1133800.html).