Estate


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Quassù hanno un concetto delle stagioni diverso dal nostro.
Si può celebrare ufficialmente l’ingresso in primavera quando, per una settimana consecutiva, la media di temperatura è sopra lo zero (sic).
Parimenti, estate è quando la temperatura va oltre i 25º.
Il giornale Dagens Nyheter oggi riporta il fatto che agli stoccolmesi quest’anno sia andata decisamente male: i giorni di estate sono infatti stati sei, in contrasto con i 28 del 2011. E a questo punto della stagione direi che si possano abbandonare le speranze di infilarne un settimo …

Alcune delle stanze segrete di Stoccolma

Sabato scorso ho partecipato all’iniziativa De Hemliga Rummen, andando a visitare un paio di luoghi sopra ai quali si passa spesso, ma in cui raramente capita di entrare.

La prima visita è stata a Skeppsholmen, uno degli isolotti al centro della città su cui oggi è ospitato, fra le altre cose, il museo di arte moderna. Fino agli anni ’60 sotto a questa collinetta rocciosa si trovava il quartier generale della marina militare svedese. In circa 4000 metri quadrati di cunicoli e gallerie si trovavano uffici, sistemi di monitoraggio, e depositi di munizioni, il tutto accessibile attraverso alcuni portoncini di metallo e ben sorvegliato. In seguito il quartier generale è stato trasferito nella ben più vasta roccaforte di Muskö, ai confini dell’arcipelago di Stoccolma, e dotato di caverne con sbocco sul mare degne di qualsiasi film di James Bond.

L’organizzazione è stata buona, i visitatori potevano girare liberamente o seguire uno dei percorsi tracciati sul pavimento, uno per gli adulti, uno per i bambini. Le prime stanze erano sicuramente “ad effetto”, vuote, patriotticamente illuminate di giallo e di blu, e con in sottofondo la musica del video promozionale. Nei lunghi cunicoli dove si custodivano le torpedini sono state allestite sale con esposizioni di vecchio equipaggiamento militare, che ben rendevano l’idea di cosa volesse dire prestare servizio qualche decina di anni fa. In altre stanze, persone in costume o narratori raccontavano episodi di vita quotidiana.

All’uscita avevo ancora tempo libero e così sono andato a vedere un’altra stanza segreta, ovvero i rifugi in Artillerigård sotto al grande piazzale dell’Armémuseum, il musei dell’esercito. Qui altre persone in divisa d’epoca accompagnavano all’imboccatura di due strette scale di cemento che scendono nel sottosuolo. Una volta sotto si potevano esplorare alcune spoglie stanze di cemento armato, con strani sportelli e tubi, e fantasmi di vecchie installazioni, impianti, macchinari. Su tutto campeggiava il buio, l’umidità e la ruggine, e pesanti porte sbarrate facevano intuire che quelle stanze fossero in realtà solo anticamere dei rifugi veri e propri.

Rifugi in cui, onestamente, avrei pochissima voglia di rifugiarmi.

Nel piazzale suonava una banda militare , mentre in un angolo i bambini potevano provare a condurre un mini carraramato attraverso un percorso a ostacoli.

Visto che in quella giornata l’ingresso era gratuito, ho deciso di visitare l’Armémuseum, che ho sempre snobbato da quando abito qua. Devo dire che si é rivelata una piacevole sorpresa: il percorso attraverso le varie stanze racconta dell’evoluzione del concetto di “esercito”, e grandi plastici o diorami ricostruiscono la quotidianità della vita militare e sociale, a partire dal 1500 e fino ad arrivare alla prima guerra mondiale, l’avvento del nazismo e della guerra fredda. Le sale dedicate alle armi vere e proprie sono due, la varietà pare ampia, anche se mi sono annoiato molto in fretta.

Io sono un fiero obiettore di coscienza e in generale vado molo poco d’accordo con l’idea di guerra, di soldato, e di bellezza delle armi. Mi ha fatto piacere quindi il tono della narrazione, sia nell’esposizione dei rifugi che nel museo: c’era pochissima retorica, si raccontavano i fatti nudi e crudi, e c’era pochissima esposizione di fucili, gagliardetti, stemmi e munizioni. Si trattava più di una riflessione sugli effetti della guerra sulle persone nel corso degli anni, e di racconti non privi di una certa autocritica.

Ecco, immancabilmente, alcune foto della giornata:

Clicca sull'immagine per vedere l'album su Flickr

 

Teknik är kul!

In questi giorni nella piazza di Sergelstorg ci sono un piccolo palco e due tendoni, su cui campeggia una scritta: “Teknik är kul!” ovvero, “la tecnologia è divertente!”.

All’interno, decine e decine di bambini si spostano fra tavoloni coperti di apperecchi di qualsiasi tipo: ferri da stiro, tostapane, videogiochi, videoregistratori, giocattoli, lampade, radio, aspirapolvere, veramente di tutto! La loro missione é smontare tutto lo smontabile e capire come funziona, grazie anche ad alcuni operatori che danno spiegazioni (e, credo, impediscono che si uccidano a colpi di cacciavite).

Negli ultimi anni le scuole tecnologiche hanno perso iscritti, e ora le aziende fanno fatica a trovare personale qualificato: nella mia azienda, ad esempio, ci sono 7 non-svedesi (me incluso) su un totale di circa una quarantina di impiegati.

L’albo degli ingegneri svedese, insieme ad alcune aziende, ha preso questa iniziativa per stimolare la curiositá per le materie tecniche nei giovani pargoli.

Sul manifesto si legge questo (tradotto alquanto liberamente, per quanto il mio svedese consenta):

Per i bambini la tecnologia è divertimento!

La Svezia ha bisogno di competenza tecnica

Per continare ad essere all’avanguardia nello sviluppo tecnologico, la Svezia ha bisogno di know-how(*)

Piú tecnologia nei programmi

La scuola deve prendersi la responsabilitá di stimolare l’interesse naturale dei bambini per le materie tecniche

Ricerca per una Svezia piú competitiva

Per mantenere la sua competenza tecnica e per la sua competitività globale la Svezia deve scommettere su ricerca e innovazione

 

Filmfrukost

Il “Bio Rio” è uno dei vari piccoli cinema d’essay che si possono trovare in città. Vi si può assistere a festival, dibattiti, a volte opere teatrali, e sono la possibilità più preziosa di guardare film italiani, in particolar modo piccole produzioni, che però danno uno spaccato più reale e meno… patinato dell’Italia vista dal di dentro e dal di fuori.
In cinema come questi ho visto Videocracy, Focaccia Blues, Italy Love it or Leave it, e tanti altri, spesso seguiti da dibattiti con i registi.
Ma l’iniziativa più simpatica va decisamente al Bio Rio, e si chiama “filmfrukost”, ovvero “colazione da film”.
Ogni domenica mattina il cinema apre alle 11 e presenta vari film o, come nel momento in cui scrivo, una rassegna di cortometraggi. Agli spettatori viene dato all’ingresso un “cestino” con un panino, macedonia, un piccolo dessert, e caffè e succo d’arancia a volontà.
Ci si può così godere qualche spunto interessante, circondati da gente rilassata nella pigrezza della domenica mattina, con il tepore e il profumo di una tazza di caffè, così diversi dal risucchio di bicchieri di coca cola e dallo sgranocchiare di patatine 🙂
L’ambiente è estremamente confortevole, grazie agli attaccapanni all’interno della sala, e da alcuni tavolini da cui è possibile guardare il film se non si vuole sedere sulle poltroncine.
Ci si sente quasi in colpa a non togliersi le scarpe entrando 🙂

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La crisi dei rifiuti anche in Svezia

Ebbene sí, anche la Svezia deve confrontarsi con l’annoso problema della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti.

Troppi, direte voi? No, troppo pochi, almeno secondo quando riporta The Local ( http://www.thelocal.se/31950/20110210/ ).

Nelle cittá si usa moltissimo il teleriscaldamento. Le villette sono autonome, molto spesso grazie a pozzi di calore o impianti che utilizzano energia elettrica (qui abbastanza economica), ma edifici piú grossi non possono avere loro caldaia, ma devono collegarsi a grossi tubi pubblici dentro cui scorre acqua riscaldata dalla centrale del quartiere.

É possibile vedere questi grossi condotti rivestiti di isolante e catrame, quando fanno dei lavori nelle strade.

Ogni distretto cittadino ha il suo impianto di riscaldamento, che in molti casi funziona bruciando i rifiuti (e filtrando ovviamente le sostanze nocive che il processo comporta).

Il problema é che la Svezia non produce abbastanza rifiuti per rispondere ai fabbisogni di riscaldamento, e cosí ne importa da altri paesi, probabilmente anche guadagnandoci sopra 🙂

La maggior parte dell’import viene dalla Norvegia, la vicina Göteborg ne ha smaltite 160.000 tonnellate nel 2010, ma arrivano rifiuti anche da altre parti d’Europa, inclusa la problematica regione Campania (non ho dati, peró, su quantitá e costo dell’operazione).

Certo l’efficenza energetica, se troppo razionale, puó avere alcuni aspeti negativi! Un esempio si é avuto l’anno scorso: a Stoccolma i veri animali randagi non sono gatti, cani  o piccioni, bensí i conigli: alcuni, acquistati come animali da compagnia,  vengono poi abbandonati, e proliferano, creando comunitá nei parchi pubblici e fra le case. Il comune di Stoccolma ne deve sopprimere svariate decine ogni anno, e le carcasse vanno poi smaltite in un inceneritore. L’anno scorso si é saputo che i coniglietti venivano aggiunti ai rifiuti usati per il riscaldamento domestico. É una soluzione perfettamente razionale ed energeticamente vantaggiosa, ma l’impatto emotivo di pensare a un simpatico batuffoletto che finisce nel termosifone ha fatto sorgere lamentele e proteste in tutto il paese.

Nel 2005 la Svezia ha annunciato una campagna di indipendenza dai combustibili fossili; tre mesi dopo é stato distribuito il rapporto “Making Sweden an oil-free society“, che ha posto come obiettivo la fine dell'”era del petrolio” entro il 2020. Non solo per motivi economici, ma anche ambientali e di sicurezza nella politica internazionale.

Secondo i dati dell’Agenzia Svedese per l’Energia, nel 2010 la Svezia ha varcato la soglia del 50% di energia prodotto attraverso l’uso di fonti rinnovabili, principalmente biomasse (oltre il 30%!), idroelettriche, geotermiche ed eoliche, lasciando combustibili fossili e nucleare in “minoranza” e posizionando la Svezia fra i paesi “a credito” per produzione di CO2, secondo gli accordi di Kyoto.

Informazioni interessanti (ma non aggiornatissime) qui: http://www.energy.eu/ .

La pasta del martedì grasso, la “semla”

Visto che quassù non si conosce la tradizione del Carnevale, è facile dimenticarsi che in Italia in questi giorni si sta riscaldando l’olio per cuocere frappe, chiacchiere, cenci, crostoli, intrigoni, bugie, galani, o come dir si voglia. Ma, Carnevale o meno, anche qui esiste il martedì grasso, ovvero l’ultimo giorno in cui gustare qualcosa di buono prima dell’inizio del digiuno quaresimale, in attesa della Pasqua.

E il dolce tradizionale per martedì grasso è la semla, di cui ho già parlato l’anno scorso, e che con mia sorpresa ha già fatto la sua comparsa nei supermercati.

Orbene, “La renna in cucinapubblica la ricetta, nel caso qualcuno si volesse cimentare. Fatemi sapere i risultati!

New Aurora Pictures: First Big Show of 2011

Il National Geographic pubblica alcune foto delle aurore che abbiamo visto anche noi durante il Northern Lights Tour 2001 🙂

Sono di gran lunga migliori di quelle che sono riuscito a scattare io, e sono pur sempre un pallido simulacro di quanto abbiamo visto di persona!

Godetevele su New Aurora Pictures: First Big Show of 2011.