Hockey World Cup 2012: Norvegia 6 – Italia 2

Visto che del campionato del mondo di hockey non si trova traccia nemmeno nel piú recondito angolino della Gazzetta dello Sport, mi sono sentito in dovere di continuare il mio reportage delle performances della squadra italiana.

Incoraggiato dal risultato della partita di domenica sono andato a vedere Norvegia – Italia, in un Globen praticamente deserto. I biglietti sono stati messi in vendita a prezzi scandalosi, e moltissimi sono rimasti invenduti. Cosí negli ultimi giorni il prezzo é stato ridotto anche del 70%, e in alcuni casi addirittura regalati ad enti e associazioni. L’Italia non é fra le squadre che più richiamano folla, e i biglietti della partita con la Svezia di sabato prossimo si trovano tuttora a partire da piú di 140€! Avrei voluto andare a vedere questo “derby”, ma rinuncerò.

Ma torniamo al campionato: l’Italia ha esordito con una sconfitta 3-0 contro la Germania, per poi superare la Danimarca alla sudden death, con il risultato di 4-3. La partita di ieri contro la Lettonia é finita con un disastroso 5-0, ma non tutte le speranze erano perdute, perché la Norvegia non aveva ancora vinto una partita, e sembrava che l’Italia se la potesse giocare.

Cosí é sembrato per quasi tutto il primo tempo, ma poi la Norvegia ha dilagato e chiuso la partita con un secco 6-2. Dato che le prossime partite sono contro Russia, Svezia e Repubblica Ceca, non si può sperare nemmeno in un miracolo!

Ecco il video degli inni nazionali (ancora, perdonate la performance canora) ed alcune foto, poi prometto non pubblico piú foto di Hockey che sono noiose!

NOR-ITA Hockey World Cup 2012 - L'album su Flickr

Ode al FlyToget

Scusate questo post un po nerd, sarà qualche reminiscenza dei miei trenini dell’infanzia o del ricordo dello zio Tino capotreno, ma vorrei decantare le lodi del FlyToget.

FlyTogetIl FlyToget, tradotto più o meno come “aerotreno”, è il treno che collega l’aeroporto di Oslo con la città. Attraversata la lobby altissima tutto grigio e vetro dell’aeroporto, ci si indirizza verso le scale mobili che portano ai binari. Non ci sono problemi di orari: il FlyToget parte ogni 10, massimo 15 minuti. Il tasso di puntualità è del 96% (http://www.flytoget.no/eng/About-Flytoget). Non ci sono problemi di biglietto: se non si vuole fare la fila alla biglietteria o ai distributori automatici, basta passare la carta di credito direttamente nel tornello: le paratie di cristallo si faranno da parte silenziosamente, mentre al vostro indirizzo e-mail sarà già stata recapitata la ricevuta.

Sotto l’aeroporto gente in attesa sul binario; dal buio della galleria, emerge lucido e silenzioso il profilo del treno GMB-71, la cosa più simile a “Blaine il mono” (*) che possa immaginare: affusolato e tozzo nello stesso momento, un unico finestrino in alto. E’ parente dell’X-2000, il treno ad alta velocità svedese (quello che prendo ogni tanto per andare a Norrköping da Stadium). Colorato di un grigio sobrio, ma con una vezzosa striscia arcobaleno su fianchi, si avvicina con un ronzio che esprime potenza, e si ferma. Le porte scorrono di lato, dalla fiancata un pannello esce, ruota, e si posiziona come predellino, esattamente a livello con la banchina.

All’orario esatto, il treno parte, e come la metropolitana, non concede sgarri: oggi un gruppo di sette-otto persone che sono arrivate di corsa è stato diviso a metà, i primi sono saliti sul treno mentre altri sono stati fermati da un sorriso e dalla mano alzata della capotreno.

Davanti all’ingresso la rastrelliera per i bagagli, a destra e sinistra le due metà della carrozza. Su monitor LCD passano silenziose le ultime notizie in norvegese ed in inglese. Oltre la rastrelliera, la “quiet zone”: un’area in cui è proibito l’uso del cellulare ed in generare il fare rumore.

Il ronzio sale di frequenza, le porte sussurrano, e si parte: appena fuori dall’aeroporto si arriva alla velocità di crociera, 210Km/h. La campagna sfreccia oltre i finestroni, e presto si tramuta in città: 51Km e 19 minuti per arrivare nel cuore della capitale, allo snodo della ferrovia e della metropolitana.

Se siete in attesa sul binario di Lillestrøm vi può capitare di veder passare il diretto. Strani rumori metallici sui cavi vi potrebbero mettere in allarme, ma se state guardando altrove quando sentite un poderoso “whooooosh“, potete evitare di girarvi, il FlyToget è già passato ed è uno scintillio indefinito all’orizzonte.

(*) Ok, un kanelbulle in premio a chi mi coglie la citazione senza andare su Google.

se opp for dødtiden!

Ovvero, tradotto abbastanza liberamente, “Ritrova i tuoi tempi morti!”

“Evadi dal lavoro nei momenti in cui stai aspettando”, proclama una pubblicità norvegese di servizi per cellulari che mi ha colpito un sacco in aeroporto a Oslo. Sul treno davano anche lo spot televisivo, chi può ascolti attentamente le parole (in inglese) della canzone…

Norvegia

Le vacanze di Natale sono state molto lunghe, e fra un post delirante su una biblioteca totipotente e uno spot di ragazze danesi in bikini, mi sono accorto che è praticamente da Novembre che non do notizie sulla mia vita quassù al nord.
Proprio mentre stavo facendo queste considerazioni, e stavo saltellando da una città dell’Italia a un’altra, prima del rientro, ho ricevuto alcune telefonate e mail di lavoro.

wipcore_smallbrighstep_small Innanzitutto dal primo di gennaio abbiamo cambiato nome, ora non lavoro più per la Wipcore ma per la Brighstep.

Si tratta di un redesign di facciata, grossomodo la struttura è la stessa. E’ incredibile come nella mia vita abbia lavorato per 8 o 9 aziende, cambiando di fatto scrivania solo tre volte 🙂

L’altra novità ben più sostanziale è stata l’acquisizione di un cliente in Norvegia, e che quindi il mio primo giorno di lavoro del 2009 non si sarebbe svolto in ufficio qui a Stoccolma, ma ad Oslo!

Sono arrivato Domenica sera dopo una giornata intera di viaggio, in tempo per ribaltare la valigia sul divano, rifarla, e spolverare il completo. Chi mi conosce sa che io l’ho sempre chiamato “il costume”, ovvero il costume che ti qualifica come persona seria, come la tutina di spandex identifica i supereroi (o gli Abba). Ironicamente quel tipo di vestito in svedese si chiama “kostym [kåst’y:m]“.

Alle tenebrose 5.30 del mattino, scavalcando gli scatoloni dell’IKEA tuttora stazionanti nel mio salotto dopo l’ultima sessione di assemblaggio, sono uscito per tornare all’aeroporto Arlanda.

Il volo “Norwegian Airlines” è piuttosto affollato, la maggior parte delle persone, uomini e donne,  sono in costume come me. Al “bing” dello spegnersi della spia delle cinture di sicurezza è tutto un florilegio di notebook, subnotebook e palmari, e affiora in me il ricordo febbrile di chi approfittava del viaggio in corriera per finire i compiti prima di arrivare a scuola.

All’atterraggio a Oslo è seguito un treno superveloce ed infine un Taxi, per arrivare a destinazione. Non mi dilungo sui dettagli lavorativi, se non per far notare che in Norvegia la pausa pranzo praticamente non costuma: un’amica mi aveva avvisato prima della partenza, ma in effetti, nonstante in azienda sia presente una mensa interna, la pausa pranzo SE viene fatta è di pochissimi minuti. In compenso però, alle quattro in punto la reception dell’azienda ha chiuso, e molte luci hanno cominciato a spegnersi.
Alle cinque, quando siamo entrati in albergo, la receptionist ci ha comunicato che potevamo già accomodarci al ristorante.

Prima e dopo la cena c’è stato altro lavoro da fare: sprovvisto come sono di portatile e valigetta, sono stato costretto a comprare un blocco note in aeroporto e prendere appunti a penna e sul retro di alcuni fogli stampati per tutti e due i giorni. L’ho definito (suscitando consensi, peraltro) il netbook wireless più leggero e con la più alta autonomia che mi sia capitato di usare 🙂

Tornerò (spero meglio attrezzato) la prossima settimana, e altre volte nelle settimane a venire. Spero, essendo solo ed essendoci un pochino più di calma, di contribuire con delle fotografie.

Discorsi lavorativi a parte, la Norvegia mi ha fatto uno strano effetto, e non solo perchè nelle barzellette svedesi i norvegesi svolgono la stessa funzione dei nostri carabinieri (“Sai come si fa ad affondare un sottomarino norvegese? Si manda un subacqueo a bussare allo sportello”).

Oslo è una città costruita su un fiordo, il paesaggio è principalmente costituito da colline rocciose ricoperte di abeti e betulle. Il sole basso all’orizzonte anche a mezzogiorno illumina casettine di legno colorate e moderni edifici di vetro e acciaio, bancarelle vendono wurstel caldi, i prezzi sono espressi in corone (“199:-“), le parole sono riconoscibili e le conversazioni comprensibili, le facce sono quelle di qualsiasi via di Stoccolma, persino lo stile del cibo è familiare.

Tutto è estremamente simile alla Svezia, ma leggermente, impercettibilmente, inquietantemente diverso, sembra di essere in un episodio di “ai confini della realtà”.  Non solo l’onnipresente bandiera è graficamente simile ma anche diversa (a proposito, ecco (in inglese) un piccolo riepilogo di forme e storia delle 7 bandiere scandinave. Sì, sì, sono sette), ma le parole, le pronunce sono appena appena differenti: toni diversi (gli svedesi dicono che i norvegesi sembrano sempre allegri), qualche “å” in meno, lettere “ø” al posto delle “ö”, rarissime “æ” al posto delle “ä”, e ogni tanto qualcosa di completamente diverso (“pølse” al posto di “korv”). Le insegne, i marchi, i colori, sono innegabilmente dello stesso stampo di quelle di Stoccolma, ma vagamente aliene, non riconoscibili.

Ho passato due giorni con l’assurda sensazione che tutti, televisione sottotitolata inclusa, si fossero messi d’accordo nel parlare in modo strano per rendermi più difficile la comprensione dello svedese 🙂