Integrità morale


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craxiMentre in Italia persone condannate in diversi gradi di giudizio per reati di mafia non rinunciano al loro posto in Senato, oppure fondatori di interi sistemi di corruzione e clientelismo politico scappati all’estero per sfuggire alla condanna del paese che governavano sono incensati e commemorati da direttori di TG, eredi politici e persino dal Presidente della Repubblica, qui in Svezia c’è stato negli ultimi giorni un dibattito politico su Mona Sahlin, il leader del Partito Socialdemocratico.

Secondo il riassunto che si può leggere su “TheLocal”, la questione imperversa su molti giornali, primo fra tutti il… “gossipparo” Aftonbladet, da quando la Sahlin è stata ritratta in una foto ufficiale con una borsetta Louis Vitton dell’inconcepibile valore di 6.000 SEK (circa 600 euro). Si saprà poi che la borsa le è stata regalata per il suo 50esimo compleanno, ma secondo voci interne alla sinistra stessa, una rappresentante del popolo è responsabile della sua immagine e del modello che la sua figura rappresenta: “Il consumismo deriva dalla ricchezza. L’effetto finale è che la gente prende denaro in prestito per poter comperare oggetti simili. Ecco perchè i leader politici, soprattutto di sinistra, devono essere responsabili. Devono essere attenti.

La Sahlin raccoglie anche consensi e levate di scudi: “Se fosse stata una borsa da uomo della stessa categoria di prezzo, nessuno avrebbe reagito in questo modo”, commenta il collega Claes Borgström. Persino il primo ministro Reinfeldt, che ricevette da Sarkozy una borsa del valore simile, commenta che i “politici non debbano rendere conto dei vestiti che indossano”.

Il dibattito rimane aperto.
E mentre da noi si approvano leggi che troncano i processi indipendentemente dal loro esito, e che la corruzione, la sfacciatagine e il relativismo della giustizia siano all’ordine del giorno, e che nemmeno di fronte alle condanne più infamanti ci si faccia indietro dal proprio ruolo di amministrazione della cosa pubblica (e, anzi, si è anche osannati da parte dell’opinione pubblica, secondo la logica del più forte e del più furbo) alcuni miei colleghi si indignano su questo tipo di cose.
E io vorrei che anche da noi si dovesse discutere di queste cose.