Ti racconto di Bussana Vecchia


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Ho ricevuto da Marco Felisa una bellissima descrizione di Bussana Vecchia, e mi é piaciuta tanto insieme alle sue foto su Flickr che gli ho chiesto di pubblicarla. Eccola qui:

Bussana Vecchia Bussana Vecchia, comune di San Remo (IM), in realtà più vicino a Arma di Taggia, qualche km nell’entroterra, proprio sopra il nuovo (e mostruoso) raccordo autostradale detto “Aurelia bis”.
Nel febbraio 1887 una violenta scossa di terremoto colpì la zona sanremese, danneggiando gravemente l’abitato di Bussana. Quasi tutte le abitazioni subirono danni gravissimi, fra gli edifici più colpiti l’antico castello (peraltro già in rovina) e la chiesa di S. Maria delle Grazie (poi di S.Egidio), costruita nel 1652 in stile barocco, dove era in corso la Messa del mattino. I superstiti (molti perirono proprio nel crollo della volta della chiesa), abbandonarono il borgo e il comune di Sanremo chiuse l’unica strada di accesso al paese.
Bussana rimase un borgo fantasma, ma tra le rovine trovarono riparo immigrati, persone senza migliori prospettive abitative e, si dice, anche briganti.
Alla fine degli anni ‘50, il torinese Mario Giani, in arte Clizia, ceramista, visitò il borgo diroccato e completamente disabitato e lanciò l’idea di fondare una comunità internazionale di artisti, dotata di uno statuto, una sorta di piccola Costituzione. La Costituzione affermava che gli edifici di Bussana erano a disposizione della comunità e che non era possibile rivendicare la proprietà degli edifici, ma ne era consentito l’utilizzo per lo svolgimento di attività artistiche; eventuali opere di ristrutturazione erano consentite secondo un regolamento assai vincolante, rispettando la struttura medioevale del borgo ed utilizzando esclusivamente i materiali disponibili tra le macerie, tegole, pietre e i mattoni recuperati dalle abitazioni crollate. Chi restaurava non poteva in ogni caso rivendicare diritti di proprietà sugli immobili, poteva casomai chiedere un rimborso delle spese sostenute in caso avesse ceduto l’immobile ad altri.
Il paese si trovava allora in una situazione di completo abbandono: totalmente privo di infrastrutture urbane quali acqua, corrente elettrica, telefono, fognature, i vicoli ingombri delle macerie del terremoto e dei crolli dovuti a decenni di incuria, non collegato a strada carrabile.
Nonostante le condizioni disagiate ed i vincoli della “Costituzione”, il borgo ricominciò a vivere, artigiani e artisti provenienti dall’Italia e dall’Europa intrapresero meticolosi lavori di restauro. Negli anni ‘70 si assiste al progressivo consolidamento urbanistico di Bussana, un numero sempre maggiore di edifici viene recuperato e vengono completate le opere di urbanizzazione. Nel 1974 il Comune di San Remo allaccia Bussana all’acquedotto, nel 1976 costruisce la fognatura e nel ’78 tutto l’abitato è collegato alla rete elettrica. Furono anche modificate le normative urbanistiche comunali per “inquadrare” la disciplina di Bussana, dove gli abitanti non erano proprietari, i proprietari erano irreperibili, tutti i lavori di consolidamento, recupero e restauro, sebbene condotti magistralmente, erano abusivi…
Nel 1980, con una sorta di rinnovato atto costituente, nasce la Nuova Comunità Internazionale Artisti (NCIA), con l’obiettivo di dare vita a una nuova cooperativa di lavoro, di creare un marchio di immagine per gli artisti di Bussana, di sviluppare attività culturali e promozionali e di risolvere le numerose difficoltà pratiche della vita a Bussana; manca infatti ancora l’illuminazione pubblica, i vicoli non sono percorribili in sicurezza, le case pericolanti sono ancora molte. Negli anni ’90 anche a Bussana si innescano i meccanismi speculativi del mercato immobiliare, un numero sempre maggiore di abitazioni é venduto ed acquistato, anche se non è chiaro a quale titolo, dal momento che a Bussana la proprietà, in teoria, non esiste.
Oggi a Bussana risiedono molte persone, in parte artisti, nessuno dei vecchi colonizzatori, e molti turisti, con una buona percentuale di stranieri.
Visitare il borgo è comunque emozionante, anche se in estate l’atmosfera è un po’ stravolta dalla presenza turistica e dall’offerta “artistica”, un po’ troppo stile souvenir di Bussana. Personalmente visitai il borgo per la prima volta una decina d’anni fa, quasi per caso. Era inverno e ricordo di essere rimasto incantato, mi colpì la storia ed i pochi, pochissimi personaggi incontrati (alcuni peraltro antipatici e spocchiosi!); tornato a casa cercai di saperne di più, fino a scoprire, deformazione professionale, i retroscena urbanistici dell’incredibile paese abbandonato a 5 km dalla caotica San Remo. Quest’anno ho voluto mostrare il borgo a mia moglie, che però non ha avuto la mia stessa emozione ed è stata più che altro disturbata dalla troppa commercializzazione del luogo. Alle mie figlie invece è piaciuto moltissimo, soprattutto per le ripide scalinate, gli Apecar nascosti nei carrugi ed i vicoli pieni di animali pseudo-randagi.

Fonti: UrbanisticaInformazioni, 2002 (giornalino conosciuto solo tra gli architetti) e www.bussanavecchia.it .

Grazie Marco!