Allhelgonadag

o “giorno di tutti i santi”, uno dei due che formano lo “Allhelgonahelg“, o “fine settimana di tutti i santi”.

Sono passati quattro anni ormai da quando per la prima volta visitai il cimitero Skogskyrkogarden in occasione di questa ricorrenza, potete leggerne la descrizione in quel vecchio post. Lo scorso fine settimana ci sono tornato, tutto é rimasto uguale, e tutto é piano piano diventato tradizione: la folla, forse quest’anno meno silenziosa, il freddo, il buio, e il rito di comperare un cero e di deporlo vicino a una tomba abbandonata da tempo, in mezzo a gli alberi, e fermarsi per pensare ai propri cari, e pensare ai misteri delle vite delle persone che lí riposano. L’anno scorso fu Märta, quest’anno Sofia, “amica, amante e madre”, inizio 1900.

E come tradizione, una visita alla semplice tomba di Greta Garbo, e qualche foto:

Allhelgonadagen 2012 – un set su Flickr

Allhelgonadagen 2012 – un set su Flickr

Allhelgonahelg

Ieri era la giornata di Ognissanti, o Allhelgonahelg qui in Svezia.

Smaltita in fretta la nottata di Halloween, che ha lasciato qualche piccolo segno nella cronaca locale e in un’anomala presenza di cornina rosse, orecchie da gatto, ragnatele e pipistrelli nella popolazione della Tunnelbana, Stoccolma si è svegliata nei preparativi della giornata del ricordo.

Qui Ognissanti e il giorno dei morti coincidono, e la giornata di festa è dedicata al ricordo delle persone scomparse e all’accensione di candele, simbolo onnipresente nell’inverno svedese, simbolo della luce che sconfigge il buio incalzante, ed il cui significato si può leggere su molti piani differenti.

Insieme ad amici sono andato a Skogskyrkogården, un enorme cimitero nel sud della città, che accoglie protestanti, cattolici, ebrei, mussulmani, e religioni orientali. L’atmosfera non è mesta come ci si potrebbe immaginare, si prende parte ad un enorme rito collettivo. Un costante afflusso di persone si presenta agli ingressi, uscendo dai mezzi pubblici che attraversano anche il cimitero stesso (!). Appena fuori, qualcuno si attarda in ordinate file davanti ai  venditori di Korv (la versione svedese dell’Hot Dog). Alcune bancarelle vendono corone di rami di abete e pigne, che preso dall’entusiasmo avevo scambiato per corone natalizie da appendere alle porte! Sono invece corone da deporre sulla tomba, ben più resistenti dei fiori alle gelide temperature invernali.

Poco più in là, un banchetto gestito da volontari della chiesa locale vendono tazze di caffè caldo e glögg.

Il cimitero ha ben poco a che fare con il luogo familiare a noi italiani: si tratta di una sterminata distesa verde, ombreggiata da pini e betulle, in cui piccole basse lapidi fanno capolino dall’erba, in mezzo a piccoli sentierini asfaltati. E’ impossibile vedere i confini del parco, che si distende sulle colline circostanti. Nonostante siano tre del pomeriggio, il sole si vede solo attraverso i rami degli alberi.

L’aria è gelida, le pozzanghere ed i laghetti sono ghiacciati, l’erba e le foglie calpestate scricchiolano.

Lungo i sentieri centinaia di persone passeggiano, portando con se dei ceri bianchi; c’è un’incredibile aria di serenità, i bambini scorrazzano sotto il controllo dei genitori, ma molte persone hanno lo sguardo assorto. Qua e là si intravedono piccole chiesette o cappellette, apparentemente aconfessionali, con lo stile delle classiche casette dei boschi, ma con l’aria di piccoli templi aconfessionali.

Al centro del parco la gente si concentra in una cappella monumentale, dal quale si vede la collina più alta, il Meddellund, o “luogo della memoria”. La collina è ricoperta da un basso prato verdissimo, e coronata da un cerchio di alberi e da un muretto quadrato. Il muretto è coperto di candele, ceri, fiori, piante, ed abbraccia decine di persone con il loro personale carico di ricordi, memorie, e mancanze.

La collinetta vicina è al limitare del bosco, e il sentiero per arrivarci è delineato da una lunghissima fila di ceri e luci, fino alla sommità, dove un piccolo monumento segna il posto in cui vengono deposte le ceneri più vecchie, o senza nome. Qui le luci e le persone formano un tappeto unico, in mezzo ai ceri fanno capolino cuori di erba ed aghi di pino intrecciati, fiori, messaggi scritti su biglietti.

Tutti sono seri, assorti ma vagamente sorridenti, i bambini aiutati dai genitori o dai nonni accendono sempre nuove luci. La Svezia ha contato moltissime vittime nello Tsunami del 2001, dato che il sud est asiatico è una meta popolarissima per le vanace invernali, e non sono pochi i messaggi con disegni dedicati a “mamma och pappa”.

Il sole cala in fretta, così come la temperatura. Cerchiamo di salvarci dal congelamento in una tenda riscaldata in cui operatori e computer sono a disposizone dei visitatori per trovare le tombe dei familiari, che peraltro sono accessibili anche sul sito http://hittagraven.stockholm.se/ . Graziosi libretti con consigli sulla manutenzione delle “graven” sono disposizione, ovviamente gratuitamente.

Cominciamo a ripercorrere lo stesso giro in senso inverso, ormai sono le quattro e mezza e la luce del sole è ridotta a una fascia viola brillante all’orizzonte di un cielo limpidissimo. Con l’oscurità si vede il Globen acceso di blue e rosso spiccare dagli alberi, e mano a mano che si risale sulle colline il panorama lascia senza fiato: ovunque, sotto gli alberi, in campo aperto, sparpagliate o allineate lungo le stradine, piccole lucine brillano nell’oscurità, migliaia di persone, storie, ricordi, affetti.

Mentre ci avviamno all’uscita molte persone continuano ad entrare. Altre, come noi, si stanno incamminando verso casa, pregustando il calore di una fika fra le mura di casa. Lasciato alle spalle Allhelgonahelg, cominciano ad apparire le prime luci alle finestre riflesse dal ghiaccio, i primi safranbulle, i primi fumanti bicchieri di glögg. E’ già il momento di pensare a Natale.