La chiesa di ghiaccio a Jukkasjärvi

Kiruna (o meglio il limitrofo paesino Jukkasjärvi) é famosa per l’Ice Hotel, l’hotel costruisto esclusivamente con ghiaccio e neve. Vengo a sapere dal quotidiano online The Local che c’é anche una chiesa di ghiaccio, ovviamente anch’essa ricostruita ogni anno. Ecco alcune foto della versione 2006/2007, proprio impressionanti!

Qualcosa di nuovo sul fronte occidentale

Venerdì sono tornato ad Oslo per presentare il nostro progetto ad un poteziale GROSSO cliente, e devo dire che tutto é andato bene, con grosse soddisfazioni. Dopo aver mostrato le slides ai partecipanti, tutti a stringere le mani, a congratularsi, a dire che abbiamo fatto un buon lavoro, che a loro piacerebbe tanto lavorare con noi.

A me veniva da ridere perché non faceva che tornarmi in mente questo:

Kiruna sta per traslocare

Questo inverno volevo andare a visitare Kiruna, la città più grande della Lapponia, famosa fra l’altro per l’hotel di ghiaccio.
Alla fine probabilmente non ci andrò per vari motivi, ma sarà meglio che mi sbrighi: a quanto pare entro il 2013 si allontanerà verso nord di altri 13 kilometri….

La scuola

La scuolaDopo aver visto il servizio televisivo “la scuola tagliata“, e in ritardo di circa 14 anni, mi sono deciso a guardare “La scuola”, un film del 1995 con Silvio Orlando, tratto da dei romanzi di Domenico Starnone. Il film è piacevolissimo, arguto, ironico, a tratti commovente. E’ ricco di dettagli e di finezze, ma è allo stesso tempo semplice, schietto, diretto.

Io ho smesso di frequentare l’ambiente scolastico più o meno dalla mia maturità, ma non ho visto moltissime differenze rispetto alle mie esperienze, così come a prima vista pare non ce ne siano con la scuola descritta nel servizio di Rai tre. Ma per parlarne come si deve magari servirebbe Leonardo (che non potevo evitare di sovrapporre alla figura del professor Vivaldi 🙂 ), o Elena, Roberto, Francesca, qualcuno dei miei amici insegnanti.

Tutto il divertimento ed i buoni sentimenti percepiti nel film hanno un retrogusto, aspro, amaro. C’è un pesante senso di sconfitta, di rinuncia, di fatalismo, persino di paura. “C’è chi è nato per zappare, e chi è nato per studiare”, si ribadisce più volte. E sembra di capire che non ci sia grande differenza fra gli studenti e gli insegnanti, come suggerisce il fotogramma che ho inserito qui  a lato.

childsoontherockMentre sorridevo e rivedevo i mille particolari che suscitavano echi e sorrisi nella mia memoria, immaginavo di spiegare questo film a qualche mio amico svedese, e mi sono reso contoche non ci sarebbe modo di farlo, che il presente narrato apparirebbe alieno, grottesco, inconcepibile. E non credo che sia migliorato negli ultimi 14 anni. E’ vero, non è tutto oro quello che luccica, si generalizza, lo sport preferito di noi Italiani è la lamentela (dico, con tono lamentoso e generalista). Però, porca miseria.
Guardo i bimbetti inquadrati e in fila con i giubbettini fluorescenti, i ragazzi un po “narcotizzati” che vanno a scuola e incontro in metropolitana, le mille contraddizioni del “lagom“, della provocatoria legge di Jante e della dubbelmoral , e mi chiedo: nonostante tutto, se davvero fossi costretto a scegliere, in quale dei due ambienti preferirei crescere mio figlio? Ho paura di conoscere già la risposta. Magari ci ripenso quando ce l’avrò, un figlio.

PresaDiretta: La scuola tagliata, confronto Italia – Svezia

Su segnalazione di @nnetta:

domenica 8 febbraio su Rai 3 è andata in onda la seconda puntata di una trasmissione chiamata “Presa Diretta”, dedicata alla situazione delle scuole italiane. Come nel caso del servizio di Report sui sindacati, il termine di paragone scelto è stato la Svezia.

Le misure di “risanamento” economico imposte dalla Gelmini e la situazione di diverse scuole nel paese sono confrontate, fra l’altro, con quanto avviene nel quartiere di Rinkeby, uno dei quartieri più poveri di Stoccolma, popolato principalmente da immigrati (e a un paio di fermate di Pendeltorg dal centro).

Se le scuole di Aversa, essendo più problematiche, sono in crisi per strutture, risorse e qualità dell’insegnamento, quella di Rinkeby è oggetto di maggiore attenzione, con migliori insegnanti e gli investimenti più grandi. Al di là del caso “speciale”, si osserva anche uno dei “normali” licei del centro, e poi il Politecnico, ed infine il Karolinska Institute.

Visto che si parla prevalentemente di soldi, è necessario chiarire una cosa: qui i soldi non crescono sugli alberi. E’ assolutamente fondamentale notare la differenza nell’approccio di fondo: per gli svedesi è assolutamente fondamentale investire nella formazione e nella ricerca, dato che sono le cose che consentiranno nel PROSSIMO futuro ad un paese piccolo come la Svezia di sopravvivere competitivamente.
La differenza non è imputabile a questo o quel governo (sebbene si siano succedute impronte decisamente diverse, nel tempo, con esiti a volte disastrosi), ma a una profonda diversità nel sentire comune: quassù il bene di TUTTI è più importante del bene del SINGOLO, e solo se questa cosa è condivisa, solo se imbeve il tessuto sociale, il modello svedese può funzionare.

Trovate una descrizione dei servizi sulla pagina del sito di PresaDiretta, e potete osservare tutta la puntata (circa un’ora e mezza) su questa pagina. Per motivi conosciuti solo a Mamma Rai, è necessario scaricare un plugin per poter vedere il filmato, ma non dovrebbe rappresentare un problema, fa tutto pressappoco in automatico.

Buona visione! 🙂

La routine degli autobus svedesi

29 ott 2008Il bello di leggere blog di persone che si sono spostate a vivere a Stoccolma è che si possono fare confronti su quello che ciascuno nota, e con che spirito si vivono le stesse esperienze. Leggendo un post di “Hairy Swede”, colui che scrive su “A Swedish american in Sweden”, ho avuto la sensazione che descrivesse la mia mattina invernale tipo. Lo riporto, tradotto a vantaggio di chi non conosce l’inglese; per completare il quadro dovreste vedere le nuvolette di fiato che svaniscono nell’aria, e lo scricchiolio della neve sotto le scarpe:

“Sono caduto in una certa routine, qui in Svezia. Una routine svedese. E non me ne ero nemmeno acorto, fino a stamattina.
Mi sono ritrovato in attesa dell’autobus. E con “in attesa” intendo nella mio posto lungo la fila. Una fila molto ordinata. Mi sono voltato ad osservare la fila alle mie spalle e ho visto almeno 20 persone  fare la stessa identica cosa. Cuffiette nelle orecchie. Teste sprofondate nei giornali. Non una parola pronunciata. Ma probabilmente la più bella fila in cui sia mai stato dal tempo delle scuole elementari, dove allinearsi adeguatamente prima di pranzo comportava battere sul tempo le altre classi, lungo il percorso verso la mensa.
Mentre ognuno sta in coda, completamente assorbito dai suoi giornali o iPod, volge lo sguardo nella direzione da cui l’autobus dovrebbe arrivare. Come se guardare potesse farlo arrivare più in fretta. Quando l’autobus finalmente accosta, c’è un breve fruscio di giornali, un lieve fruscio mentre tutti si preparano a salire. E in quel momento l’autista fa una cosa che non ha mai smesso di meravigliarmi. Accosta un mezzo di una dimensione dannatamente simile a quella del mio appartamento a pochi centimetri dal marciapiede. Non colpisce il marciapiede. Questa manovra potrebbe uccidere qualcuno. Non lascia un grosso spazio fra gli scalini ed il marciapiede. Farlo potrebbe rivelarsi una catastrofe per le signore anziane alle quali io inevitabilmente mi ritrovo in coda. Accosta vicinissimo al marciapiede. Come se fosse la cosa più semplice del mondo. Io faccio fatica a far entrare la Saab in un parcheggio senza segnare la macchina vicina a me.
La Svezia ha di gran lunga la più ordinata folla da trasporto pubblico che abbia mai visto. Credo abbia a che fare con gli onnipresente sistemi “elimina-code” che si trovano nelle banche di tutto il paese. Prendi un numerino e aspetta. E’ diventata una tale abitudine aspettare coscienziosamente il proprio turno nell’esatto ordine di arrivo che si è estesa ai trasporti pubblici. E questa mattina non faceva eccezione.
E’ tutto molto equo. Non c’è un gioco delle posizioni quando l’autobus accosta. Hai già affermato il tuo diritto alla posizione che occupi. Stai solo in fila silenziosamente e accetta il tuo posto nella vita.
E’ stato incredibile. Incredibile che ciascuno silenziosamente si allinea per salire sull’autobus. E l’ho fatto anche io. Incredibile che nessuno parli. E nemmeno io lo stavo facendo. Incredibile che la’autista possa pilotare l’autobus in quel modo. E io non ci riuscirei.
Per qualche ragione è sembrato tutto molto Svedese. La fila. Il silenzio. La neve. La luce del giorno che si diffondeva lentamente. E’ stato un vero momento simbolo di una mattina d’inverno Svedese durante l’orario di punta dei pendolari. Mi ci sono completamente immerso. E’ stato glorioso, in uno strano modo.

Non ho potuto trattenere un sorriso di cuore. Fra me e me, ovviamente. C’erano altre persone, in giro. E questa è la Svezia.”

Versione originale: A Swedish Bus Routine

Stockolm Arlanda – Roma Fiumicino

Se a qualcuno interessasse un’alternativa a Ryanair per volare da e per Stoccolma, Norwegian Airlines ha aperto una nuova tratta low-cost da Arlanda a Fiumicino, ed anche ad orari decisamente accettabili. Dopo una veloce occhiata, un volo A/R costa intorno ai 150€, qualcosa di decisamente fattibile!

Info: Fly Norwegian