Nobel 2013

Mentre scrivo, la sera del 10 dicembre,  stanno facendo il giro dei caffè e ammazzacaffè alla Stadshuset, sul finire del banchetto che chiude la cerimonia di assegnazione dei premi Nobel.

Gli eventi correlati al Nobel sono in realtà iniziati lo scorso fine settimana, con le lectures pubbliche nell’Aula Magna della Stockholmsuniversitetet, durante le quali i premiati spiegano la loro ricerca e la storia che vi sta dietro. Quest’hanno ho deciso di assistere alle letture del premio di fisica, per vedere e farmi raccontare di persona le storie e le scoperte di Englert e di Higgs, quello del famoso bosone (qui una spiegazione dalla voce di Piero Angela, prima potete canticchiarvi da soli l’Aria sulla quarta corda di Bach, se volete).

Mi sono presentato puntualissimo alle 8 di mattina di domenica, sfidando l’alba ancora incipiente e i -10° di temperatura, alla nuova Aula magna del Karolinska (Aula Medica), aperta da pochissimo, curioso di vederne l’interno:

Aula Medica del Karoliska Institutet

(Intervallo) Aula Medica del Karoliska Institutet

Curiosità la mia destinata per ora a rimanere inappagata, dato che le lectures, come ho scoperto di li a poco, si tenevano in realtà all’Università di Stoccolma, a un paio di chilometri di distanza. Una precipitosa correzione di rotta dopo, son finalmente entrato nell’Aula Magna giusta. Per assistere non c’è bisogno di pagare o prenotare un biglietto, ne di un vestito particolarmente formale. Io sono arrivato e sono andato a sedere in uno dei posti disponibili di questa grande sala in stile scandinavo, un tripudio di linee essenziali e moderne e di calore dato dal legno e dalla semplicità.

Aula Magna della Stockholmsuniversitetet

Aula Magna della Stockholmsuniversitetet

Aula Magna della Stockholmsuniversitetet

Aula Magna della Stockholmsuniversitetet

Il tutto si apre con un semplice discorso di una donna di cui mi sono perso la presentazione (la Rettore? No, non quella, intendo la Munifica. Si dice?), corto ed in inglese, per lasciare spazio poco dopo a Englert:

François Englert

François Englert

La scoperta sperimentale di una particella ipotizzata negli anni ’60, che completa un buon pezzo di puzzle di un modello che ci spiega come funziona nientemeno che l’Universo che conosciamo è raccontato attraverso pessime slides in Times New Roman su sfondi giallino e azzurrino pastello con scritte blu e rosse, che raccontano di orientamento di molecole in materiali ferromagnetici, rotture di simmetria e sombrero messicani. Era più comprensibile di quanto riesca a descrivere :)

Peter Higgs

Peter Higgs

Entra poi in scena Peter Higgs, che ha un discorso di tutt’altro taglio, racconta di come sia arrivato alle sue conclusioni, e si toglie un po di sassolini dalla metaforica scarpa raccontando delle riviste che hanno rifiutato il suo primo articolo e di capisaldi della fisica di allora che venivano alle sue conferenze per demolire la sua ipotesi, per poi uscire convinti della validità dei suoi argomenti. Dopo anni (decadi!) di lotta, la sua idea si è rivelata tutt’altro che stupida, fino ad avere l’unica vera consacrazione possibile, la verifica sperimentale.

Alla fine, standing ovation, e occhi lucidi di ricercatori di fisica vicino a me.

Il resto della premiazione purtroppo non mi ha coinvolto in prima persona. Oggi pomeriggio sotto ai palazzi dove lavoro, la piazza del mercato di Hötorget si è trasformata in una specie di parcheggio per Limousine:

Hötorget. Halva priset parkering, bara idag.

Hötorget. Halva priset parkering, bara idag.

Durante l’arrivo degli ospiti alcuni manifestanti cinesi hanno… mostrato le loro ragioni

"Vieni che ti insegno un gioco"

“Vieni che ti insegno un gioco”

per ricordare che il premio Nobel 2010 Lou Xiaobo si trova ancora nelle patrie galere cinesi. Potete vedere un filmato trasmesso da TV4.

All’interno della Konserthuset la cerimonia si è svolta nella sua classicità, con Re Carl Gustave e Regina Silvia a fare gli onori di casa. A seguire, tutta l’allegra combriccola, inclusi , si sono accomodati nella sala blu Stadshuset, in discreta intimità, per il banchetto. A seguire, tutti in discot a danzare nella Sala Dorata.

Di seguito una galleria di immagini “estratte” da un’ampia copertura fotografica del Dagens Nyheter.

A spasso per Tensta, Akalla, Husby

È passata circa una settimana dalla cosiddetta rivolta di Husby. In questi giorni in molti quartieri si sono organizzato comitati spontanei di pattugliamento. Alla fermata della Tunnelbana vicino a casa mia si esortavano i genitori a trovarsi e a stare in giro dalle 20 a mezzanotte per “fare in modo che il nostro rimanga un vicinato sicuro”. Qualche giorno di pioggia poi ha raffreddato gli animi, e l’impressione è che più che davanti a una rivoluzione culturale ci si fosse trovati davanti a un’ondata di teppismo data dall’euforia.

Come scrivevo, niente fronteggiamento di eserciti, ma ragazzi che approfittano del buio e del senso di impunità per annunciare al mondo la loro esistenza.

Ma questa è solo la mia opinione. Un pensiero, o una foto su un giornale, pur se veritieri, possono dare un’immagine abbastanza distorta. Una volta durante la Missione Arcobaleno in Albania il nostro turno di volontari è andato a cena in un ristorante per salutarsi e per dare il cambio al nuovo turno arrivato dall’Italia. Durante la cena abbiamo sentito quello che sembrava uno sparo venire da qualche parte fuori dal ristorante, ci siamo guardati tutti, poi non è successo più nulla e abbiamo ricominciato a mangiare. Con noi al tavolo c’era un inviato della Gazzetta di Modena, che il giorno dopo titolò “Volontari modenesi coinvolti in una sparatoria”. Tecnicamente corretto, ma con un punto di vista piuttosto… stretto.

Così ho deciso di fare una passeggiata per tre quartieri che sono molto vicini a casa mia ma che non avevo mai visitato: Tensta, il ghetto che più ghetto non si può, Akalla, il capolinea della linea blu di non eccezionale nomea, e Husby, teatro appunto della rivolta. Volevo fare in modo che fosse la macchina fotografica a parlare, per cui ho fatto più panoramiche possibile: tolgono un po’ al dettaglio, ma rendono l’ambiente in cui sono scattate. Più sotto trovate una mappa ed un link alla galleria di immagini, con qualche commento. Noterete che ci sono poche persone, in realtà ho fatto foto con il cellulare nel modo più discreto possibile e ho approfittato di momenti in cui non passava nessuno. Con il proseguire della passeggiata ho acquistato disinvoltura, anche perchè passeggiare guardando nello schermo di un cellulare è quasi più frequente e normale di passeggiare normalmente :)

L’impatto con Tensta è stato forte: avendo la “coda di paglia” mi sembrava che mi guardassero tutti, mentre invece si facevano tutti allegramente i fatti propri. Colpisce che la lingua di sottofondo sia l’arabo, e che i vestiti siano diversi (molte tute da ginnastica e veli), colpisce vedere la gente seduta sui gradini a parlare come potrebbe essere in una (vecchia) piazza di paese italiana. Le bancarelle vendono frutta e verdura più bella e varia di quanto si trovi nei supermercati in città, e il clima è allegro o comunque indaffarato. Non è molto diverso da Rinkeby o da Rissne, se non forse per un’architettura più datata delle case, e qualche sbarra alle finestre del piano terra. Di solito il posto più “degradato” è l’uscita della metropolitana, ma qui niente da dire. Decido allora di lasciare la strada principale e di infilarmi nei quartieri residenziali, ma anche qui vedo effettivamente un sacco di verde, giochi per bambini, passeggiate pedonali e piste ciclabili, tutto pulito. Non c’é traccia di violenza, se non in un manifesto che invita gli abitanti a riunirsi e parlare di quello che è successo.

Rimango quasi deluso, perchè il mio cipiglio da “inviato sul fronte” e i miei timori si stanno rivelando decisamente infondati. Devo dire che qui in Svezia (o perlomeno a Stoccolma, non ho esperienza altrove) è molto popolare la “Teoria delle finestre rotte“. Ogni segno di degrado viene rimosso appena possibile, in modo da non incoraggiarne altri. In teoria lo sforzo necessario è minore rispetto a “ripulire” una volta ogni tanto, ma non riesco a calcolare quali possano essere i costi reali. Un esempio è la metropolitana, in cui è quasi impossibile vedere treni graffitati, perchè vengono costantemente messi fuori servizio e ripuliti. Così a spasso per Tensta non dico niente macchine incendiate, ma niente graffiti. L’unico (graziato?) è una bella margherita con scritto “m’ama non m’ama”.

Sento un grosso vociare e suoni amplificati, vado a vedere che succede, e mi ritrovo in mezzo a una festa organizzata dalla scuola. Gli edifici sono belli e l’aria è festosa, ma non è facile indovinare che si tratti di cittadini svedesi.

Attraverso i cortili della scuola e mi dirigo verso Husby, deciso a trovare un posto sufficentemente degradato per il mio reportage. Vedo svettare in alto una torre dell’acqua di cemento. Un sentierino passa fra gli alberi e si intravede una rete abbattuta. Subito mi vengono alla mente depositi di immondizia, odore d’urina, graffiti, e resti di chissà cosa o chi. Mi inerpico e trovo cemento lindo, ghiaia pettinata, prato rasato e qualche panchina panoramica. A est di Tensta passa la superstrada E18, al di là della quale c’è un’enorme area verde. All’orizzonte svettano i grattacieli di Kista, la Silicon Valley de noartri de Stoccolma, e i palazzoni di Akalla e Husby. Dovrò attraversare autostrada e campi incolti per raggiungerli.

Mentre raggiungo un ponte pedonale, attraverso un campo da calcio e, in un piccolo parcheggio, vedo finalmente (?) la prova che qualcosa sia successo davvero: una macchia di bruciato sull’erba e una nel parcheggio, ma rottami e residui sono stati portati via, e l’immagine di una bravata fatta in un posto isolato prende sempre più piede rispetto alla Rivoluzione. Proseguo, attraversando il ponte, e arrivo in mezzo a un vero e proprio parco. C’è una fattoria di legno rosso e bianco con mucche (rosse e bianche) al pascolo, e un cartello turistico. Imbocco una strada ghiaiata e mi ritrovo … in un campo di Freesbee-Golf. Ovvero, una variante del Golf in cui si deve far arrivare un freesbee in “buca” con meno tiri possibili.

Niente è recintato, ma non ci sono cartacce, rifiuti, nemmeno una lattina. Attraverso il campo e mi inerpico su una collinetta, dalla quale posso osservare i quartieri circostanti. Un barbecue panoramico e una panchina colorata con le bombolette spray suggeriscono serate di ragazzi, ma nulla di particolarmente losco. Scendo dall’altro lato della collina, passo vicino a un laghetto, mi avvicino alle case di Akalla. Passo vicino a uno degli onnipresenti portoni di metallo che si aprono nelle colline di granito, fantasticando di guerra fredda o di depositi di ghiaia. I palazzoni svettano, ormai dovrei essere arrivato.

Aggirato un boschetto, mi ritrovo in una zona di Kolonilott, ovvero la versione locale degli “orti degli anziani”. Casettine, fiori, insalata, zucchine. Bimbi giocano a calcio sotto un traliccio dell’alta tensione. Mi ritrovo un mezzo ad “Akalla By”, ovvero quello che forse un tempo era il nucleo del paesino di Akalla, qualche fattoria e fienile nel classico “rosso falun”, riadattate a parco, laboratori di falegnameria e ceramica, club giardino. Fra tre casette intorno a un cortile fiorito ne spicca una con una bandiera, la bandiera delle biblioteche (?), si chiama “smultron”, fragola di bosco.

Sono quasi piccato, non è decisamente quello che mi aspettavo! Evidentemente ho mancato tutti i posti più brutti, loschi o malfamati. Un viottolo conduce verso i palazzi, andiamo a vedere.

Akalla Centrum consta di palazzi ristrutturati e di una lunga fila di palazzi paralleli come tessere del domino, che si estendono da Akalla a Husby. Alla loro base parchi, parchetti, i classici giochi per bambini e luoghi pubblici, varie scuole, un ambulatorio, un’altra bibioteca, negozi. Si vede che non siamo a Stureplan: i cibi in vetrina sono esotici, i cartelli sono sia in svedese che in arabo, i vestiti non proprio quelli di H&M. Metà dei negozi ha sbarre alle finestre, passano molti veli e caffettani, ma c’è sempre un’aria tranquilla. Provo a immaginarmi le notti di Novembre e non posso dire che sarei felice di passeggiare allo stesso modo, ma mi vengono in mente molti pochi altri posti in cui vorrei passeggiare in una notte di Novembre.

Proseguo verso una strada pedonale/ciclabile verso sud, e finalmente arrivo a Husby. I palazzi sono più alti, separati da strade avvallate ed affiancate da alberi e percorsi pedonali. Ponticelli pedonali uniscono diversi isolati. Mi incammino verso Husby Centrum. Ecco altri segni di violenza. Una pizzeria ha le vetrine infrante, riparate con il nastro adesivo. Pochi clienti sui tavolini all’aperto fumano con gli occhi chiusi verso il sole.

Il centro si sviluppa intorno all’uscita della Tunnelbana, con piccoli cortili circondati di negozi. Anche qui bancarelle di frutta e verdura, c’è un vetro rotto nella stazione della Metro ma un cartello arancione dice che le riparazioni sono già state pianificate. La biblioteca ha avuto la peggio, insieme a un vicino asilo, perchè le vetrine sono crepate. Oltre i vetri e il nastro adesivo operai lavorano per rimettere a posto, un adesivo sulla finestra dell’asilo segnala che il vetro di ricambio è stato ordinato il 20 maggio. Sembra quasi di leggere “scusate il disagio”. Proseguo in mezzo ai condominii, che si affacciano a cortili comuni. Tutti con giochi per bambini, prati curati e nessuna immondizia. La gente passeggia, chiacchiera, sembra conoscersi un po’ tutta. Mai ricevuta un’occhiata di traverso. Una bambina sbuca da un angolo, si accorge di essere sola, e comincia a piangere “mamma, mamma”, dallo steso angolo esce una ragazza col velo intorno al capo che la raccoglie la bacia e mi guarda sorridendo come per dire “i bambini, eh?”.

A questo punto veramente penserete che stia infiorettando e dipingendo tutto rose e fiori, ma vi assicuro che sono rimasto sorpreso io in primo luogo, e che mi sono impegnato per cercare di essere obiettivo il più possibile. Lascio che a parlare sia la macchina fotografica. Mi aggiro per cortili, alcune case sono vecchie, ma vi assicuro che a Modena ho visto di molto, di molto, ma di molto peggio. La stagione poi ci mette del suo, il sole è ancora in cielo, e gli alberi sono tutti verdi e fioriti, e questo da una bella “mano di vernice” al paesaggio.

Finalmente trovo alcuni luoghi che avevo visto sul giornale. Due ombre di auto bruciate sull’asfalto, ed il palazzo simbolo. Lì sotto un furgone è stato dato alle fiamme, e l’angolo dell’edificio è annerito e senza vetri alle finestre. Ma già ci sono pannelli di compensato, e la macchia scura è coperta da una gru e dal ponteggio dei restauri.

Alla fine, sono sceso in metro e sono ritornato a casa. La mia impressione? Non mi sembrano posti terribilmente degradati. Sono contento dove abito io, e non farei a cambio, ovviamente ci sono posti molto più belli, ma tutti mi sembra tranne che l'”Hotel Eroina” di Modena, o certi quartieri di Roma o Milano o Bologna in cui mi sia trovato a passare. Ovviamente questo non toglie ne aggiunge molto al tema dell’immigrazione di cui si parlava anche qui. Una passeggiata è una cosa, avere una vita, un lavoro e una buona situazione familiare è un’altra, ma non credo che guarderò più con sospetto la metro quando, ripartendo dalla mia fermata, si inoltra verso nord in un’angolo mentale di mappa che fino a ieri riportava “hic sunt leones“.

Osserva le foto nella cartina cliccando qui o nell’album di Flickr cliccando sull’immagine qui sotto:

2013-05-30 Tensta-Akalla-Husby

Il set di foto su Flickr

Valborg 2013

Una cosa fatta una volta è un’esperienza, una fatta due volte una ripetizione, fatta tre volte diventa una tradizione. Così anche quest’anno si è celebrata Valborg, la notte di Valpurga, di cui avevo raccontato gli anni scorsi, nel 2012 e anche nel 2008.

Quest’anno, complice il clima più mite del solito, la fiaccolata ed il falò mi sono sembrati molto più popolati! Ecco alcune foto:

Il set su Flickr

Il set su Flickr

Fjärilshuset

All’interno dell’Hagaparken, uno dei parchi pubblici di Stoccolma, c’è una piccola serra che si chiama Fjärilshuset, la casa delle farfalle. Anche durante i gelidi inverni (o le gelide primavere, come questa), al suo interno c’è un clima caldo umido e tropicale, dove vivono piante e pesci, ma soprattutto farfalle di tutti i tipi e dimensioni. Le farfalle svolazzano libere per la serra, e si possono osservare e fotografare da vicino. Ecco alcune foto che ho scattato oggi:

Fjärilshuset

Il tunnel sommerso della Citybana

Ennesimo video a proposito della nuova tratta del pendeltåg che stanno costruendo sotto la città, molto interessante perché mostra come stanno costruendo la tratta sommersa, un problema ingegneristico molto complesso. Anche se è in svedese, il procedimento è ben comprensibile grazie alle animazioni 3d.