December 16th 2008

Da Gomorra a Stoccolma io e i fantasmi dei Nobel

Da “Spettacoli e Cultura” di Repubblica, copio e incollo il testo ché non mi fido dei permalink di quel sito :)

Saviano all’Accademia con Rushdie: Diari di una “vita sotto scorta”

Da Gomorra a Stoccolma io e i fantasmi dei Nobel

di ROBERTO SAVIANO



Roberto Saviano Essere invitati alla Svenska Akademien, l’Accademia di Stoccolma che dal 1901 assegna ogni anno il premio Nobel, mette addosso uno stato d’ansia sottile: impossibile scacciare il pensiero di essere ricevuti nell’ultimo luogo sacro della letteratura. Ma quando arrivo a Stoccolma, trovo una sorpresa. Tutto è coperto di neve. La neve, l’avrò toccata al massimo tre volte in vita mia.

All’aeroporto sono tutti nervosi per la tempesta, invece a me uscire in quel bianco dà un senso di gioia infantile, anche se la temperatura è artica e il mio cappotto, buono per gli inverni mediterranei, in Svezia si rivela quasi inutile. La prima cosa che mi spiegano, non appena arrivo all’Accademia, sono le regole: severe, inderogabili. Bisogna indossare un abito elegante e ogni gesto dev’essere concordato. Gli accademici sono nominati a vita, diciotto membri che io mi figuro come ultimi aruspici che vaticinano il futuro delle lettere: venerati, odiati, mitizzati, sminuiti, presi in giro per il loro potere, corteggiati da tutto il mondo. Non riesco a immaginarmeli. Nella sala riservata incontro i primi due: un anziano signore che si era tolto le scarpe e una signora che cerca di dargli una mano a infilarsele di nuovo. Con un’eleganza naturale, mi stringe la mano e poi mi dice: “Il suo libro mi è entrato nel cuore”. Capisco presto che la Svezia è attentissima a ciò che accade altrove, il paese che forse più di tutti al mondo sente le contraddizioni di altri paesi come proprie. Alcuni accademici mi rivolgono domande sull’Italia, in un modo, però, che non mi sarei aspettato. Tutti, ma proprio tutti, mi chiedono di Dario Fo, di come sta e cosa sta facendo, e infine mi raccomandano di portargli i loro saluti, come dando per scontato che ci frequentiamo abitualmente.

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December 8th 2008

Konstfack Julmarknad

Konstfack é la scuola di desisgn svedese, mi dicono una delle piú rinomate a livello internazionale.
Ogni anno sotto Natale viene aperto uno Julmarknad, ovvero un “mercatino”, in cui gli studenti presentano e vendono le loro opere. Alcune cose sono molto discutibili, altre sono giá in vendita in negozi in centro (come “Designtorget”, ad esempio). Non ho scattato molte foto perché l’ambiente era caotico ed il design notoriamente suscettibile di copyright, ma l’atmosfera e l’ingresso ed il glögg gratuiti la rendono un’esperienza da consigliare :)
I costi sono comunque piuttosto proibitivi!

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December 1st 2008

Mamma li russi!

In un assonnato e grigio lunedí pomeriggio, è echeggiato per la cittá un’inquietante sirena di allarme!

Dopo pochi minuti, un segnale diverso avvisava gli operosi cittadini della terminata emergenza.

Quello che é valso un paio di scambi di punti esclamativi e interrogativi su Skype con i miei concittadini qui a Stoccolma, altro non é che un’esercitazione periodica delle procedure di emergenza, ereditata dai tempi in cui si guardava a oriente (URSS) con una certa inquietudine.

Sotto Slussen, Hötoget, e in generale sotto tutti i palazzi degli anni 50 ci sono ancora molti bunker antiatomici, con portelloni di acciaio e sistemi di ventilazione, oggi usati perlopiú per conservare le gomme da neve, le aringhe, o modernissimi Datacenter Informatici

Su Internet si possono trovare foto di un paio di rifugi che hanno aspetto e nomi che sembrano arrivare freschi freschi da Lost: Elefanten (l’Elefante) e Vargen (il lupo).

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November 22nd 2008

Öppet hus i riksdagen

Ovvero, la giornata in cui il parlamento svedese, il Riksdag,  è aperto al pubblico. Si tratta di un giorno, ogni due anni, in cui chiunque può entrare e visitare gratuitamente il parlamento, con tour guidati in inglese e svedese oppure girando liberamente per le varie stanze, camera parlamentare inclusa.

Con Giusi, Davide e due colleghi di Davide ci siamo dati appuntamento per la visita delle due, ma io sono sceso in città almeno un’ora prima per godermi lo splendido manto di neve che la ricopre.

L’unica formalità per l’ingresso al parlamento è stata il controllo al metal detector. Le varie stanze erano decisamente affollate, da turisti ma anche da svedesi. L’edificio dal punto di vista architettonico è in stile con il popolo che rappresenta: niente di eclatante o pretenzioso, ma tutto semplice, lineare ed accogliente.

In un lungo corridoio con finestre che si affacciano sul Mälaren e sul palazzo reale si trovano dei tavolini in cui discutere: per l’occasione era stato allestito un caffè, e famiglie con bambini utilizzavano i tavolini per merende pomeridiane.

Sul retro, che si affaccia con un’ampia vetrata circolare sulla parte ovest del lago e sullo Stadhuset, c’è l’ingresso al cuore del parlamento, la camera.

La camera è, insieme a quella Norvegese, l’unica in cui i parlamentari non siedono raggruppati per partito di appartenenza, ma per “constituency”, ovvero circoscrizione di elezione. La stanza è tutta in legno chiaro, e sulla parete centrale ci sono i seggi del Primo ministro, del cancelliere, e il “podio” da cui si effettuano gli interventi.

Le visite erano di due tipi: quelle per adulti e quelle per bambini: nelle visite per bambini delle addette accompagnavano gruppi di giovani cittadini, illustravando loro i principi di funzionamento della democrazia: in una stanza i bimbi seduti sui banchi sperimentavano il funzionamento delle votazioni, e nella camera principale era possibile sedersi al banco del cancelliere o provare l’ebrezza di osservare la camera dal leggio con il simbolo del parlamento svedese, ripresi dalle telecamere.

Fuori dalla camera i sette partiti dell’arco costituzionale svedese (sette!) avevano stand in cui distribuivano gadget e in cui era possibile parlare e porre domande, in svedese ed inglese.

Nella biblioteca, anche funzionari del ministero della finanza e della sanità erano a disposizione per lo stesso motivo, e vari altri stand erano dedicati a dare informazioni sulla UE ed altre organizzazioni.

Insomma, l’idea era di una istituzione “viva”, funzionale, e soprattutto dedicata ai cittadini, adulti o bambini che siano.

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November 10th 2008

Stockholms stadsbiblioteket

Andando a spasso questo fine settimana, mi sono deciso ad esplorare un po più nel dettaglio la biblioteca cittadina, la Stadsbiblioteket, in cui ero stato solo di passaggio.

L’edificio principale della biblioteca è stato realizzato nel 1928 dall’architetto svedese E.G.Asplund, in una caratteristica forma cilindrica che la fa assomigliare a una cappelliera o a una torta di compleanno. Al suo interno il colpo d’occhio dato dagli scaffali circolari è decisamente notevole. Nelle stanze circostanti la “torre” è possibile consultare ogni genere di archivio, ed accedere gratuitamente ad Internet.
In una stanza adiacente alla caffetteria, una signora con chitarra cantava quella che sembrava una ballata tradizionale ad un gruppo di signori anziani piuttosto assorti.

Poco distante ci sono altre sezioni della biblioteca, quella per me più interessante è completamente dedicata all’informazione “contemporanea”. Nel corridoio di ingresso sono ordinati in raccoglitori decine di quotidiani di ogni nazione, con poltroncine e abat-jour per la lettura. Gli stessi quotidiani (e i loro archivi) sono consultabili su appositi computer. Al piano terra c’è una grossa sala completamente dedicata alle riviste, da “Science” e “Nature” alla versione svedese di “Burda” e “Auto Oggi”. Al piano superiore ci sono i libri in lingua straniera, fra cui un piccolo scaffale di “Italianska” da cui spiccano Camilleri, Guareschi, Faletti, qualche autore a me ignoto, ed una schiera di libri per bambini.

Tutto l’isolato, che giace ai piedi della collina dell’Osservatorio, sta per essere ristrutturato completamente. Il concorso per il progetto di rinnovamento della biblioteca è stato vinto dall’architetto tedesco Heike Hanada, che prevede la costruzione del Delphinarium, un edificio semitrasparente con disegni di foglie. Se ne possono vedere dei bellissimi video tridimensionali su questo sito: http://www.arkitekt.se/s32025 , come per esempio questa carrellata da Odenplan o questa veduta aerea.

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October 27th 2008

Celebrando l’autunno al Centralbadet

E’ passato un sacco di tempo dall’ultimo post, scritto con l’iPod sotto le coperte del mio vecchio vecchio letto, a casa dei miei genitori.

L’inverno si avvicina a grandi passi, gli alberi si sono incendiati di rosso e giallo, e nel giro di un paio di settimane le foglie stanno lasciando definitivamente i rami, creando mucchi negli angoli che con il vento teso formano mulinelli danzanti.

Mentre le vetrine cominciano ad affollarsi di zucche e pipistrelli, sorvegliate in Drottningatan da un bonario fantasmone, la gente cammina frettolosa, sollevando sbuffi di fiato, e in cerca di un caffè con cui riscaldarsi.

Con il ritorno all’ora solare, verso le quattro e mezza c’è una strana luce di penombra, enfatizzata dai fari delle auto e dai lampioni accesi, mentre durante il resto del giorno le ombre sono lunghe a dismisura e tutto è immerso in una luce radente che da strani colori alle cose.

In questo clima non c’è davvero tempo per immalinconirsi: le visite di ospiti sono sempre più frequenti, e le serate con i nuovi amici in città si accumulano, intervallate solo dai corsi di Svedese. Dal mio ritorno in Italia ben poche volte sono rimasto a cena a casa da solo, ma ormai tengo una certa età, e non mi sarebbe stato possibile reggere a lungo. Così ho deciso di cominciare ad utilizzare le 2000 corone che l’azienda mette a disposizione ogni anno ai dipendenti, per l’iscrizione a palestre, impianti sportivi o centri benessere.

Tutto si può prenotare dal sito http://www.wellnet.se, che fra l’altro abbiamo fatto noi ;)

La meta prescelta è il Centralbadet, una struttura “balneare” in pieno centro storico, sulla frequentatissima Drottninggatan. L’edificio è nascosto in un cortile interno, ed è in uno stile pseudo-liberty da inizio 1900: il centro infatti aprì nel 1904.

Purtroppo non ho pensato a portare con me la macchina fotografica, pensando che non fosse possibile utilizzarla, ma ho scoperto che è consentita. Per cui, per ora accontentativi della mia descrizione, poi integrerò la prossima volta :)

L’ingresso è direttamente nel caffè, in cui verso le 10 del mattino persone di tutti i tipi si stanno godendo la loro colazione, a base di frutta o delle onnipresenti torte che ammiccano dal bancone. Una scaletta conduce al piano di sotto, dove in un’ordinata fila una decina di persone attende il loro turno d’ingresso. Alla reception si viene dotati di una chiave da armadietto con elastico, un asciugamano, di un morbido accappatoio bianco, e poi si prosegue per gli spogliatoi, in cui come prima cosa è necessario togliersi le scarpe. Da qui in avanti, solo scalzi: niente scarpe, niente ciabatte, niente cuffia.

Dopo essere passati per le docce (gli ambienti sono in stile con l’edificio, con vetrate a quadretti, mattonelline a scacchi, ma moderne docce a fotocellula), si entra nell’area Relax.

Una sala illuminata con luci soffuse e candele, dominata dal bancone del bar e da vari tavolini, ai quali è possibile consumare bevande, spuntini o interi pasti (dal costo piuttosto significativo, però), con un sottofondo di musica chill-out. Girando attorno al bancone si accede ad una piccola piscinetta termale con acqua a 34°, a fianco di una vasca ad idromassaggio da 12 persone. Sotto la luce indiretta di alcune finestrelle, qualcuno riposa o legge su delle sdraio di legno.

Da qui si accede alle sale “monosessuate”, dedicate a sauna e bagno turco: oltrepassando una porta si è tenuti a togliersi il costume, per accedere a una stanza “calda” con delle sdraio di legno, e l’accesso a due saune, a diversi gradi di umidità. Incredibilmente, (ma scoprirò poi che è usanza comune, nonostante sia vietato) dei ragazzi chiacchierano in sauna con dei bei bicchieroni di birra, evidentemente dovranno berla in fretta, prima che diventi brodo!

Se venite in dolce compagnia sarebbe un peccato passare il tempo divisi, per cui dalla sauna si può accedere alla stanza del bagno turco, comune fra uomini e donne. Nonostante l’intenso nebbione, l’asciugamano è obbligatorio (sebbene in altri posti del paese il nudo promiscuo non sia considerato niente di sorprendente).

Dal piano “relax” si possono salire le scale , ed accedere alla grande sala coperta della piscina principale. Su un lato ci sono grandi vertrate in stile, piante e “salette” chiuse da tende con una panchina, una finestrella e un termosifone (!), insieme a grandi poltrone di vimini. In fondo le docce, sulla sinistra una serie di salette private con lettini abbronzanti e per massaggi.

Su due lati corre un ballatoio con altre salette per massaggi, ed una “waiting area” con altre poltrone e lettini di vimini. Tutta la stanza è decorata in stile “balnare”, con disegni di onde, e di fondali marini. Tutto è sovrastato da una vetrata decorata.

In un angolo ci sono due salette con vasche di legno in qui è possibile fare dei bani caldi tradizionali, con porta chiusa e a lume di candela, e con erbe profumate. Nell’altro angolo, insonorizzata da una doppia parete a vetri, la piscina per i bambini, attrezzata di giochi e giocattoli di tutte le forme e colori.

L’ambiente è vagamente irreale, con tutte le persone (in prevalenza donne) avvolte in questi asciugamani bianchi, intente a chiacchierare e sorridere insieme, come nel migliore degli spot televisivi.

Nel pomeriggio la situazione comincia a cambiare, e la struttura diventa un pochino affollata, soprattutto nell’area lounge - bar. Per fortuna, le saune rimangono un isola di silenzio, tranquillità, e.. calore.

Al momento dell’appuntamento per il massaggio varie graziose signorine bionde ed un omone grosso, alto pelato escono a chiamare le persone in attesa. Le mie preghiere sono state esaudite, perchè l’omone se ne è andato con un signora. Io sono stato accolto da una delle ragazze, che si è presentata e ha cercato di mettermi in tutti i modo a mio agio. Fra i vari massaggi disponibili ho scelto quello “tradizionale svedese”, di cui peraltro ignoravo l’esistenza.

Tutto questo trattamento deve in effetti aver giovato, perchè domenica mi sono svegliato alle tre del pomeriggio!

Il prossimo passo sarà assolutamente il centro Yasuragi

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October 5th 2008

Sturekatten

Durante la caccia alla Kanelbulle di Sabato mattina, mi sono imbattuto in un piccolo caffè molto molto particolare. Si trova lungo una parallela del vialone Strandvägen che collega Nybroplan a Djursgården. Ci si arriva facilmente uscendo dalla fermata della metro Östermalmstorg (oddio, tutti questi nomi a memoria!), ed imboccando la Riddargatan, che li è leggermente in salita. Sulla destra c’è un piccolo ingresso (sabato per l’occasione era decorato con ghirlande di Kanelbulle vere!) poi una porticina che da accesso ai piani superiori.

L’atmosfera è decisamente di altri tempi, le stanze sono arredate in modo non lussuoso, ma da vera “casa di bambola”: dopo aver scelto una fetta delle meravigliose torte al bancone, e pagato a cameriere vestite di nero e grembiulino bianco, e ascoltato il soddisfatto clangore di un registratore di cassa d’altri tempi (”ca-ching!”), ci si può servire autonomamente di tazze di the e caffè in varie stanzine, con tavolini, sedie imbottite e non, sedie a dondolo, divani, tutti diversi l’uno dall’altro, tutte rigorosamente stile fine-800. Dalle pareti decorate con le carte da parati più diverse, occhieggiano quadri, quadretti, dipinti, foto e finestrelle che danno sulle altre salette.

Qua e là, a dare il nome al locale, occhieggiano curiosi dei gatti di ceramica.

Purtroppo non sono riuscito a scattare foto, ma, fidatevi, merita una visitina. E’ sulla Stoccolmappa.

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September 18th 2008

The Aristocrats

Prosegue un’intensa attivitá sociale in quel di Stoccolma. La mia “compagna di banco” al corso di Svedese mi ha invitato ad un concerto di suoi amici, dove ho fatto la conoscenza di vari italiani ed “indigeni”.

Il gruppo si chiama The Aristocrats e suona “American folk, country, hokum, ragtime blues och Hawaiian music“, e capirete come parlare in italiano di hockey lappone in un Irish Pub di Stoccolma di un gruppo American Folk hawaiano possa essere un’esperienza un po straniante.

Bella serata, anyway. :) Se volete farvi un’idea del momento, ho postato due video (qui e qui) di pessima qualità, se volete farvi un’idea del gruppo e della loro musica è meglio che guardiate qui, quo, e qua.

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September 11th 2008

Art in Tunnelbana: Vreten

Continua la mia raccolta di foto per la collezione “Art in Tunnelbana“.

Questa settimana sono incocciato per caso nella stazione di “Vreten”:
VretenVretenVretenVreten

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September 9th 2008

Ci sono le fate a Stoccolma

Ho aggiunto alla mia Lista dei desideri su Anobii un nuovo libro, recuperato fortunosamente da “Google News Svezia”. Dato che non posso scrivere una recensione su qualcosa che non ho letto, con una discreta faccia di bronzo riporto qui l’articolo di Francesca Baroncelli su mentelocale.it :

Il nuovo libro dello scrittore è un diario di viaggio. Ma anche un racconto fantastico e di denuncia della società italiana. L’intervista
di Francesca Baroncelli
05 SETTEMBRE 2008

Ci sono le fate a Stoccolma (Diabasis, 223 pagg., 16 euro), il nuovo libro di Rino Genovese, è un racconto di viaggio. Anzi no, è una storia fantastica. O forse sarebbe più appropriato parlare di prosa d’intervento civile.
Il mistero è presto svelato: il libro è tutte queste cose insieme. Genovese è uno sperimentatore e gli piace stupire: «questo può essere anche molto irritante», commenta, «le librerie, ad esempio, non sanno in quale scaffale collocare il mio libro».

Una dichiarazione d’amore verso la capitale svedese: personalmente lo definirei così. Stoccolma è entrata nel cuore dello scrittore e filosofo napoletano, che lì ha trovato il proprio rifugio. Il suo paese lo disgusta e il Nord Europa ha tutto ciò che manca all’Italia. Parole d’ordine: niente peli sulla lingua. E Genovese ne ha per tutti e per tutte: «nella società svedese contano l’individuo e lo stato. In Italia, invece, domina il familismo. Anche per questo la donna italiana non è riuscita ad emanciparsi: colpa della società e dello stato sociale poco efficiente. In Italia una donna non può avere un figlio se non è sposata. E poi il tasso di disoccupazione femminile è altissimo, soprattutto nel sud. Nel nord, invece, le donne non riescono a raggiungere posizioni di vertice nel lavoro».

In Svezia le cose vanno in un’altra direzione. Lo scopriamo scorrendo le pagine del libro. Le ragazze di Stoccolma si spostano sulle loro biciclette, straripanti di sensualità. In Svezia sono molte le ragazze madri: avere un marito non è necessario, perché lo stato offre sussidi ai nuovi nati fino ai diciotto anni di età. La religione è presente, ma è legata allo stare insieme: «c’è una forte chiusura di tipo protestante, che si lega però agli incontri pubblici che spesso sfociano in assemblee politiche e civili». Quello descritto da Genovese è un paese in fermento: frizzante d’estate, dove la vita all’aria aperta è un vero e proprio must, e affascinante d’inverno: «il clima è rigido e le giornate sono caratterizzate dalla lunga assenza della luce. Tutto riporta alla meditazione e al rigore».

I viaggi di Rino Genovese in Svezia hanno avuto inizio alla fine degli anni Novanta: «sono andato in vacanza a Stoccolma con alcuni amici e me ne sono subito innamorato. Sono tornato lì svariate volte, anche d’inverno». Al diario di viaggio si affianca un elemento fantastico: Rino incontra spesso uno strano individuo che sostiene di essere il diavolo in persona: «in realtà si tratta dell’alter ego del protagonista, che rappresenta il classico vitellone italiano sbarcato in Svezia solo per conquistare le ragazze del posto. È il lato oscuro del viaggiatore, il cui intento è ben diverso: incontrare a Stoccolma la donna giusta e instaurare con lei un rapporto duraturo. La vitalità delle fate svedesi lo mette in una posizione passiva. Nel libro c’è molto di me: avrei voluto abbandonare definitivamente l’Italia e trasferirmi a Stoccolma, ma sono vigliacco e incoerente, come tutti gli italiani».

Ciliegina sulla torta, il richiamo a due autori che hanno fatto la storia del cinema: Federico Fellini e Ingmar Bergman. Genovese li mette a confronto: «da una parte ci sono i personaggi felliniani – i playboydella riviera romagnola - dall’altra le donne forti del regista svedese. Mi riconosco nella concezione del mondo di Bergman, che porta alla luce il problema del rapporto uomo-donna».

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