Friskvård

Uno dei vantaggi dell’essere assunti quassú in Svezia é l’usufrutto del cosiddetto friskvård, ovvero contributo per il benessere.

Oltre allo stipendio viene riconosciuta a ogni dipendente una cifra annua che non puó essere riscossa direttamente, ma puó essere usata per acquistare servizi legati al benessere personale, come ad esempio visite mediche da dietologi, fisioterapisti o altri dottori, abbonamenti a palestre o piscine, e quant’altro.

Spesso anzichè pagare di tasca propria basta dare alla cassa il proprio personnummer e il pagamento avviene automaticamente, alla peggio si anticipa di tasca propria e poi alla consegna della fattura si ottiene il rimborso in busta paga.

Dopo due anni in cui mi sono bellamente dimenticato di usarlo e l’ho lasciato scadere (!) ho deciso di sfruttarlo:  ci ho fatto stare dentro un abbonamento annuale a una piscina vicino casa, completo di solarium e di un corso 🙂

La Säpo apre ai non svedesi

SapoMentre in Italia un partito al governo fa boutades sul porre un tetto alla cassa integrazione per i lavoratori extracomunitari (a quanto pare se anche uno è in regola e versa contributi non è degno di ricevere gli stessi trattamenti di tutti gli altri, o magari di un francese o di un tedesco che vivono in Italia), in Svezia ci sono alcuni segnali di segno opposto.

La Rikspolisstyrelsens säkerhetsavdelning, o Säpo per gli amici, è l’agenzia per la sicurezza nazionale svedese, responsabile fra le altre cose del controspionaggio, della prevenzione degli attacchi terroristici, della protezione dei diplomatici e della famiglia reale, e della prevenzione e persecuzione dei crimini internazionali.

In una dichiarazione riporata dal quotidiano svedese Sydsvenskan e poi ripresa in inglese dal sempre utile The Local, il capo della Säpo Daniel Andersson afferma che la legge che oggi limita l’accesso di cittadini non Svedesi a ruoli di responsabilità debba essere rivista.

Il governo, secondo quanto riporta Sydsvenskan, rivedrà i regolamenti che consentono alla Säpo di porre automaticamente il veto alle assunzioni di personale di origine straniera per posizioni definite “sensibili”. “Questo tipo di modernizzazione è necessario”, dichiara Danielsson, soprattutto ora che il mercato del lavoro svedese è sempre più connesso con quello europeo.

Questo non vuol dire minori controlli, anzi. I controlli dovrebbero essere estesi anche ai dipendenti di aziende private che lavorano per lo Stato in infrastrutture critiche, come le centrali nucleari.

Anno dopo anno è sempre più difficle definire in cosa consista la “Sicurezza Nazionale”. Ed è sempre più difficile proteggere gli interessi della nazione, quando aziende ed individui sono connessi globalmente, fisicamente e digitalmente. Secondo Andersson una delle minacce più temibili per la Svezia di oggi è rappresentata dagli attacchi informatici, che possono mettere a rischio il sistema di governo, la sicurezza interna ed esterna, e i servizi essenziali.

Chiudiamo in bellezza

Questo per me é l’ultimo giorno di lavoro prima delle vacanze, a un anno quasi esatto dalla mia data di assunzione, il 4 agosto.
Chiudo tutto e me ne vado per qualche settimana a prendere il sole, mentre i miei colleghi rientreranno quasi tutti dal lavoro.

Posso però direi di poter chiudere in bellezza. In questi giorni ho lavorato moltissimo per i nostri amici norvegesi, e abbiamo fatto la nostra prima “consegna” ufficiale.

Non tutto é andato liscissimo, ci sono stati vari imprevisti, ma ho cercato di mettere le cose in fila, di affrontare un problema alla volta, e di fare le cose per bene sin dall’inizio. Speravo che questo approccio avrebbe pagato, magari non scontentando troppo il cliente per alcuni disagi che ha dovuto comunque subire.

Dopo qualche giorno di tribolazione hanno suonato alla porta dell’ufficio, e si é presentato un fattorino con questo:

Homage

Homage

Una cesta con frutta e cioccolatini indirizzata a me! Subito ho pensato a un omaggio della ditta per il mio compleanno (che é a breve), poi aprendo il biglietto ho letto questo:

Ciao Mauro!

Grazie per il tuo eccezionale lavoro, impegno e costante entusisamo durante tutto [il progetto], e per aver [rispettato la data di consegna]

Firmato, il responsabile di progetto della compagnia Norvegese.

Ora posso chiudere tutto, spegnere il PC, pulire la scrivania, dare l’acqua alle piante. Ci vediamo dopo le vacanze 🙂

Qualcosa di nuovo sul fronte occidentale

Venerdì sono tornato ad Oslo per presentare il nostro progetto ad un poteziale GROSSO cliente, e devo dire che tutto é andato bene, con grosse soddisfazioni. Dopo aver mostrato le slides ai partecipanti, tutti a stringere le mani, a congratularsi, a dire che abbiamo fatto un buon lavoro, che a loro piacerebbe tanto lavorare con noi.

A me veniva da ridere perché non faceva che tornarmi in mente questo:

Norvegia

Le vacanze di Natale sono state molto lunghe, e fra un post delirante su una biblioteca totipotente e uno spot di ragazze danesi in bikini, mi sono accorto che è praticamente da Novembre che non do notizie sulla mia vita quassù al nord.
Proprio mentre stavo facendo queste considerazioni, e stavo saltellando da una città dell’Italia a un’altra, prima del rientro, ho ricevuto alcune telefonate e mail di lavoro.

wipcore_smallbrighstep_small Innanzitutto dal primo di gennaio abbiamo cambiato nome, ora non lavoro più per la Wipcore ma per la Brighstep.

Si tratta di un redesign di facciata, grossomodo la struttura è la stessa. E’ incredibile come nella mia vita abbia lavorato per 8 o 9 aziende, cambiando di fatto scrivania solo tre volte 🙂

L’altra novità ben più sostanziale è stata l’acquisizione di un cliente in Norvegia, e che quindi il mio primo giorno di lavoro del 2009 non si sarebbe svolto in ufficio qui a Stoccolma, ma ad Oslo!

Sono arrivato Domenica sera dopo una giornata intera di viaggio, in tempo per ribaltare la valigia sul divano, rifarla, e spolverare il completo. Chi mi conosce sa che io l’ho sempre chiamato “il costume”, ovvero il costume che ti qualifica come persona seria, come la tutina di spandex identifica i supereroi (o gli Abba). Ironicamente quel tipo di vestito in svedese si chiama “kostym [kåst’y:m]“.

Alle tenebrose 5.30 del mattino, scavalcando gli scatoloni dell’IKEA tuttora stazionanti nel mio salotto dopo l’ultima sessione di assemblaggio, sono uscito per tornare all’aeroporto Arlanda.

Il volo “Norwegian Airlines” è piuttosto affollato, la maggior parte delle persone, uomini e donne,  sono in costume come me. Al “bing” dello spegnersi della spia delle cinture di sicurezza è tutto un florilegio di notebook, subnotebook e palmari, e affiora in me il ricordo febbrile di chi approfittava del viaggio in corriera per finire i compiti prima di arrivare a scuola.

All’atterraggio a Oslo è seguito un treno superveloce ed infine un Taxi, per arrivare a destinazione. Non mi dilungo sui dettagli lavorativi, se non per far notare che in Norvegia la pausa pranzo praticamente non costuma: un’amica mi aveva avvisato prima della partenza, ma in effetti, nonstante in azienda sia presente una mensa interna, la pausa pranzo SE viene fatta è di pochissimi minuti. In compenso però, alle quattro in punto la reception dell’azienda ha chiuso, e molte luci hanno cominciato a spegnersi.
Alle cinque, quando siamo entrati in albergo, la receptionist ci ha comunicato che potevamo già accomodarci al ristorante.

Prima e dopo la cena c’è stato altro lavoro da fare: sprovvisto come sono di portatile e valigetta, sono stato costretto a comprare un blocco note in aeroporto e prendere appunti a penna e sul retro di alcuni fogli stampati per tutti e due i giorni. L’ho definito (suscitando consensi, peraltro) il netbook wireless più leggero e con la più alta autonomia che mi sia capitato di usare 🙂

Tornerò (spero meglio attrezzato) la prossima settimana, e altre volte nelle settimane a venire. Spero, essendo solo ed essendoci un pochino più di calma, di contribuire con delle fotografie.

Discorsi lavorativi a parte, la Norvegia mi ha fatto uno strano effetto, e non solo perchè nelle barzellette svedesi i norvegesi svolgono la stessa funzione dei nostri carabinieri (“Sai come si fa ad affondare un sottomarino norvegese? Si manda un subacqueo a bussare allo sportello”).

Oslo è una città costruita su un fiordo, il paesaggio è principalmente costituito da colline rocciose ricoperte di abeti e betulle. Il sole basso all’orizzonte anche a mezzogiorno illumina casettine di legno colorate e moderni edifici di vetro e acciaio, bancarelle vendono wurstel caldi, i prezzi sono espressi in corone (“199:-“), le parole sono riconoscibili e le conversazioni comprensibili, le facce sono quelle di qualsiasi via di Stoccolma, persino lo stile del cibo è familiare.

Tutto è estremamente simile alla Svezia, ma leggermente, impercettibilmente, inquietantemente diverso, sembra di essere in un episodio di “ai confini della realtà”.  Non solo l’onnipresente bandiera è graficamente simile ma anche diversa (a proposito, ecco (in inglese) un piccolo riepilogo di forme e storia delle 7 bandiere scandinave. Sì, sì, sono sette), ma le parole, le pronunce sono appena appena differenti: toni diversi (gli svedesi dicono che i norvegesi sembrano sempre allegri), qualche “å” in meno, lettere “ø” al posto delle “ö”, rarissime “æ” al posto delle “ä”, e ogni tanto qualcosa di completamente diverso (“pølse” al posto di “korv”). Le insegne, i marchi, i colori, sono innegabilmente dello stesso stampo di quelle di Stoccolma, ma vagamente aliene, non riconoscibili.

Ho passato due giorni con l’assurda sensazione che tutti, televisione sottotitolata inclusa, si fossero messi d’accordo nel parlare in modo strano per rendermi più difficile la comprensione dello svedese 🙂

Annuncio di servizo

swedishflag.jpegQualche cosa dai twit si poteva immaginare, comunque solo a partire da oggi posso giocare a carte scoperte:

Oggi ho presentato le mie dimissioni, e a partire dal primo di Agosto lavorerà in una società di consulenza di Stoccolma dedicata esclusivamente al commercio elettronico.

Rimarrò nella Bassa fino all’inizio di Luglio (mese di chiusura per le aziende svedesi), per poi traslocare nella nuova città e prendere familiarità con l’ambiente.

Cercherò di tenervi aggiornati sulle situazioni e sulle curiosità che un’esperienza di questo tipo fa vivere.

Intanto, martedì ho una riunione “d’appello”, probabilmente non con uno ma con due amministratori delegati. Ho già preparato la mia risposta 🙂 :

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