Arcipelago nebbioso

Visto che l’estate é decisamente corta (anzi, quest’anno non pare nemmeno mai realmente iniziata) è necessario sfruttarne ogni momento!

Per cui, anche se in questo periodo faccio avanti e indietro fra Stoccolma e Jena per lavoro, ho deciso di dedicare almeno tre fine settimana alle gite in arcipelago.

Lo scorso week-end sono tornato a Möja, dove ero stato anche qualche settimana prima. L’isola si è mostrata decisamente piú ricca di vita dopo Midsommar, con (entrambi i) locali aperti fino all’una di notte, e un folto programma di concerti nella Dansbana. Abbiamo campeggiato quindi poco distante, per non disturbare i preparativi del concerto dei Mannerz. Cliccate pure il link se volete avere un assaggio di pop/country campagnolo svedese 🙂

Ci siamo sistemati in un prato poco distante, attrezzato con un paio di tavoli da picnic, e ci siamo attrezzati per l’imminente e annunciato attacco dello sciame zanzarico. Ci siamo resi conto di aver probabilmente rovinato i piani di un gruppetto di adolescenti locali, che sono arrivati chi a piedi chi con un ATV o moto da cross, portando con se borse e sacchetti. Avendo trovato il tavolo occupato e le tende piantate, hanno tergiversato qualche minuto rimanendo poco distanti, poi senza dire niente sono andati via. Certo prati ed angoli appartati non mancano sull’isola, avranno trovato qualcos’altro 🙂

Sabato siamo partiti percorrendo a ritroso il giro della volta prima, con qualche occasionale variazione. La giornata è stata bella, e l’arcipelago di Möja offre tantissime insenature e passaggi con acqua calmissima, su cui si scivola senza fatica, tanto da poter anche improvvisare qualche performance canora 🙂

Verso sera abbiamo campeggiato su una roccia sul mare, accendendo il nostro barbecue e godendoci il tramonto e il silenzio interrotto solo da qualche occasionale gabbiano e dal rombo distante di qualche motore di passaggio. Dopo un’oretta un barchino grigio é passato nel nostro specchio d’acqua, e con nostra inquiete sorpresa ha prima rallentato e poi puntato dritto verso di noi. Ne é sceso un simpatico omino accompagnato da un cagnolino, che ci ha avvisato che non é consentito in quella zona accendere fuochi, ha estratto una scopa e ha letteralmente ramazzato a mare il nostro fuocherello, poi ha salutato gentilmente e se ne è andato. Fortunatamente avevamo già cotto la cena, e siamo stati sollevati perchè già ci figuravamo qualche multa da migliaia di corone…

Approfittando dello spegnimento del fuoco le zanzare sono tornate all’attacco, per cui ci siamo ritirati in una tenda con zanzariera e vista panoramica, a osservare il panorama e ad ascoltare l’udibilissimo ronzio corale al di fuori della tenda 😀

Alla mattina una vera sorpresa: ci siamo risvegliati circondati da una coltre di nebbia che rendeva il paesaggio davvero surreale e, se possibile, ancora più silenzioso! Fare colazione in questa atmosfera é stato davvero suggestivo, a al cadere delle prime goccioline di pioggia ci siamo messi in kayak per tornare alla base. Dato che la temperatura era accettabile, in realtá é stato piú confortevole di quanto potesse sembrare: anzi, sono stato contento che sia capitato alla Domenica, perchè se fosse stato un altro momento probabilmente non saremmo usciti affatto, mentre invece così abbiamo visto l’arcipelago in una sua espressione molto particolare 🙂

Questo é l’itinerario del nostro giro:


Visualizza Kayak 2012-07-07 in una mappa di dimensioni maggiori

Mentre nella consueta galleria di Flickr potete vedere alcune foto, grazie alla concessione di Nicoletta (io avevo lasciato la macchina a casa):

Kayaking around Möja, 2012-07-08

Kayaking around Möja, 2012-07-08

 

Week end nell’arcipelago

Una delle attività estive più belle in assoluto da fare a Stoccolma, se si ha un fine settimana e disposizione e se piace la vita all’aperto, è di esplorare l’arcipelago di migliaia di isolette che si trova appena furoi città.


Visa större karta

Il programma di questa gita è piuttosto standard: si parte dalla cittá al venerdí, subito dopo il lavoro, per raggiungere la costa con i mezzi pubblici. Si sale poi a bordo di piccole navi di linea (come quelle della Waxholmbolaget) la cui rotta si snoda attraverso il dedalo di isole, isolotti e canali naturali, effettuando in alcuni casi anche fermate a richiesta come il più classico degli autobus 🙂

Una volta giunti sull’isola si approfitta di una delle incantevoli taverne (värdshus) e ci si accampa per la notte. La mattina del sabato si noleggiano i kayak, si imbarcano zaini e provviste, e si parte per l’esplorazione, improvvisando una rotta a seconda delle condizioni di vento e corrente. A seconda del posto e del clima il mare puó essere molto agitato e impegnativo, o, nelle zone più riparate, un vero e proprio specchio liscio e lucido come mercurio. Alla sera si sceglie un bel posto riparato e panoramico, e si piantano le tende grazie all’allemansrätten, il diritto costituzionale di accedere alla natura e di fermarsi a dormire dove si vuole (con certi limiti, ovviamente). Dopo una bella cena cotta magari sulle braci di un fuoco da campo ci si gode il crepuscolo dorato della mezzanotte estiva, e si va a dormire, pronti per proseguire la mattina dopo e fare in tempo a tornare a casa per la cena della domenica.

Möjas värdshuset

Möja

Lo scorso fine settimana abbiamo scelto come destinazione l’isola di Möja, che confina con una riserva naturale. la prima disavventura è stata scoprire che al nostro arrivo, poco dopo le otto di sera, tutto fosse già chiuso! Una delle due taverne aveva già liberato i tavoli, mentre l’altra avrebbe aperto solo la settimana successiva, per Midsommar. La COOP che in città chiude alle 22 qui apre dalle 10 alle 17. Abbiamo incontrato forse sei persone in tutto, per il resto era tutto deserto, la situazione era abbastanza surreale. L’unica cosa aperta era la porta della värdshus, con accesso al distributore del latte, a bustine di te alla fragola e zollette di zucchero. Dopo aver vagabondato qua e lá in cerca di una soluzione di qualche tipo, o magari di qualche orto incustodito da cui cavar zucchine ed insalata dietro adeguato compenso, abbiamo deciso di tentare la sorte in un piccolo ostello della gioventù indicato da un cartello di legno.

Vandrarhem

Arrivati sul posto abbiamo trovato una porta spalancata con una luce accesa. Una scala conduceva alle camerate vuote, all’ingresso al piano terra c’erano scaffali con depliants, magliette, cappellini, cestini con barrette snack e un frigo con i gelati 🙂 un cartello diceva “se avete prenotato, troverete il vostro nome sulla porta della stanza. Se non avete prenotato e c’é posto, firmate il registro, acquistate quello che volete e lasciate i soldi nella cassetta di metallo qui a fianco”. Dopo l’inizale stupore e titubanza, abbiamo approfittato di alcune confezioni di cracker aperte, di bustine di tè alla fragola e di due scatole di mais lasciate li da ospiti precedenti (è prassi lasciare negli ostelli gli avanzi, a disposizione di tutti) e abbiamo fatto scorta di Snickers e Twix, lasciando ovviamente il corrispettivo nella cassetta.

Tende e boulebana (campo da bocce)

Da li ci siamo spostati nella vicina Dansbana, ovvero la versione svedese di una “balera” romagnola, e ci siamo accampati fra la pista da ballo ed il campo da bocce, vicino ai bagni pubblici (decisamente spartani, ma pur sempre aperti e disponibili). Abbiamo consumato il nostro pasto in compagnia di una quantità impressionante di zanzare, poi sparite tutte insieme a una certa ora (probabilmente vige una stretta regolamentazione anche per loro 😀 ).

Alle due di notte, come previsto con inusuale precisione dai metereologi, ha cominciato a piovere e abbiamo sofferto un po di freddo nonostante i sacchi a pelo.  Alla mattina siamo tornati alla värdshus e finalmente l’abbiamo trovata “ufficialmente” aperta, abbiamo chiesto quattro colazioni e mentre la cuoca preparava siamo andati a fare la spesa alla Coop, e a procurarci qualcosa da bere (un po di vino, o una birra) all’adiacente Systembolaget. Anche qui abbiamo avuto un assaggio di quanto possa essere difficile vivere stabilmente in queste isolette: piú che un negozio si trattava di una porticina che da su una stanza con due scaffali: gli ordini devono essere effettuati per telefono, via mail o sul sito internet almeno un paio di giorni prima, e la merce poi può essere ritirata durante l’esiguo orario di apertura!

Frukost (colazione)

Limpor (pagnotte)

Bullar

Non troppo afflitti siamo tornati a fare colazione, e abbiamo fatto scorta di pane e paste appena sfornati. Siamo poi rimasti a chiacchierare per un po’, fuori il tempo era grigio, ventoso e a tratti scendeva una pioggerella fastidiosa, la prospettiva di mettersi in costume e di scendere in acqua non era particolarmente allettante. Fortunatamente verso mezzogiorno il cielo ha cominciato ad aprirsi, e siamo andati a ritirare i kayak nel piccolo porticciolo. Durante il giorno il clima è migliorato, e abbiamo vagato fra le mille isolette dell’arcipalego di Möja (un arcipelago nell’arcipelago), scivolando sileziosi fra roccie, boschi di pini e betulle, e rimbrottati da diversi uccelli acquatici che non gradivano l’intrusione nel loro territorio. Ci siamofermati a pranzo in una piccola baia riparata dai flutti, e abbiamo goduto di una luce e di un momento davvero particolare, in cui nubi grigie rotolavano sull’acqua grigia appena increspata, creando riflessi che sembrano pennellate di un dipinto. Le uniche macchie di colore, i nostri kayak gialli ed il becco arancione delle beccacce. Abbiamo proseguito fino a sera, avendo qualche difficoltà a trovare un posto adatto per campeggiare, ma dopo qualche ricerca abbiamo trovato un attracco e una bella roccia con vista tramonto. La cena intorno al fuoco, il profumo della resina di pino e chiacchiere in compagnia, uno dei momenti più belli. A nord ovest il sole tramonta lentamente, le nuvole si colorano di rosa e oro e rosso e fino al momento di andare a dormire, ben oltre la mezzanotte, il cielo è verdeacqua con una bella banda dorata a nord. Al risveglio il sole é giá alto, e invoglia a ripartire. Ci siamo rimessi in viaggio, esplorando diverse isolette più o meno abitate, ed evitando le zone più esposte dove pagaiare con il vento e le onde é decisamente impegnativo.  Ci siamo fermati su uno scoglietto a pranzare, e poi siamo tornati in tempo per l’ultima barca, sbirciando la partita dell’Italia dal monitor del PC dei marinai 😀

Le foto che vedete nel post sono di Paolo, le mie sono nel consueto album di Flickr:

 

Möja, album su Flickr

Ecco invece la mappa del percorso, poco più di 31Km 🙂

Visa Kayak 2012-06-09 på en större karta

Una prospettiva inusuale

Approfittando di questo scampolo di estate che sta allietando la fine di Maggio, e prima di incappare in qualche colpo di coda di inverno, abbiamo inaugurato la stagione delle uscite in Kayak. La prima sessione di “riscaldamento” l’abbiamo fatta intorno ad alcune isole della città, anche per poter dare un’occhiata a posti ben conosciuti da un punto di vista piuttosto inconsueto, ovvero il livello dell’acqua.

Il giro intorno a Kungsholmen, inclusa una deviazione a sud di Långholmen, non si è rivelato particolarmente impegnativo: nonostante un pochino di vento siamo tornati al punto di partenza in meno di tre ore, senza soste ma pagaiando piuttosto tranquillamente.

Alcuni scorci sono piuttosto difficili da vedere a piedi, ad esempio il Karlberg slottspark, le costruzioni di cemento intorno al nuovo waterfront, e i graziosi moli di barche di legno lucido nella parte occidentale di Långholmen. Perdonate qualità e quantità delle foto, ma non mi sono azzardato a tirare fuori la macchina fotografica, ho fatto quello che ho potuto con il cellulare!

Ecco le fotografie e, più sotto, la mappa del giro.

 

L'album su Flickr


View Kayak 2012-05-19 in a larger map

Guida la tua canoa

Ieri ho dedicato l’intera giornata ad un’escursione in Kayak. Ho cercato qualche noleggio che mi consentisse di vagare per il centro città, ma da quello che ho visto molti sono aperti solo al sabato e alla domenica, mentre i “Kajak klub” più organizzati sono distanti dal centro città.

Così ho preparato una borsa con un cambio, acqua e un po di frutta, e alla mattina sono partito in direzione di un noleggio nei pressi dell’Università. Da li, non potendo fare a meno di sorridere per un improbabile parallelo di una scena di “Into the Wild”, mi sono avviato pagaion pagaioni per i meandri del lago Mälaren, onnipresente ed infinitamente tortuoso.

Sulle sponde una gran quantità di gente prendeva il sole in spiazzetti fra le rocce, o si tuffava nel lago a schiamazzare. Una quantità di sentieri e piste ciclabili costeggiavano le sponde, e si potevano vedere le solite famiglie portare a spasso i bambini. Ho curiosato intorno ad un idrovolante, poi mi sono diretto verso un canale regolato da un semaforo che, passando sotto l’autostrada, conduce ad un ramo un po più trafficato del lago. Mi sono diretto verso sud, fino ad arrivare ad un ponte dell’autostrada, della ferrovia e della metropolitana, poi ho deciso di fare dietro front perchè da li in avanti sembrava ci fosse più che altro un quartiere industriale. Ragionando sul fatto che non sempre succede di passare sotto la metropolitana, ho fatto dietro front ed ho fatto rotta verso nord. Avvicinandomi alle zone residenziali, il paesaggio cambia: le rocce rosse ed i canneti lasciano il passo a piccoli moli di abitazioni private, che vanno dalla baracchina con attraccato davanti una vecchia barchetta in vetroresina, alle ville con veranda e tavoli in legno sul mare, con attracco privato di motoscafi di lusso. In entrambi i casi, molta gente sdraiata a prendere il sole e, nelle zone più amene, a fare il bagno davanti a casa propria.

Nei pressi di un “Marina Club” ho scelto un angolino e mi sono fermato per il mio pic-nic, per poi ripartire verso nord. Dopo un altro paio di ponti le case si sono rarefatte, e lungo le sponde sono apparse grosse ville storiche con giardini digradanti nel lago.

Dopo i giardini, solo un susseguirsi di rocce, spiaggette affollate di famigliole e canneti, in cui papere e cigni pensavano ai fatti loro.

Stavo decidendomi a tornare indietro, quando qualcosa ha attratto la mia attenzione, e avvicinandomi al centro del “fiume” ho visto… una renna! O meglio, una sagoma di metallo a forma di renna, dipinta, appoggiata a chissà quale scoglio al centro del lago…

Dopo aver visto questo ho fatto ritorno al club, incrociando un paio di persone che facevano sci nautico ed osservando la polizia in motoscafo che fermava e faceva la multa ad un tizio che correva su una moto ad acqua.

Arrivato al molo di partenza, ho salutato una famiglia che aveva appena noleggiato due canoe da due, una per mamma e papà con un figlio ciascuno, e tutti infagottati nei giubbotti salvagente stavano partendo per una pagaiata serale in attesa del tramonto…

Ho fatto quello che ho potuto per documentare la cosa, compreso portarmi dietro la macchina fotografica in una scatola di plastica da frigo:

Qui qualche spezzone di filmato,

Su flickr qualche foto, ed infine su Google Maps una ricostruzione del tragitto (che si può vedere anche con Google Earth).