November 28th 2008

considerazioni matematico-filosofiche

L’amore non é somma, ma moltiplicazione.
Se fosse solo somma di due persone, non sarebbe molto diverso dall’avere due persone distinte.

1 + 1 = 2,  in ogni caso.

L’amore fra due persone crea una nuova singolarita: 1 x 1 = 1 .

Essendo moltiplicazione, l’amore accresce in uno le qualitá dell’altro: 1.3 * 1.3 = 1.69 , non 1.3, non 1.6.

E quando uno dei due scende sotto l’unitá, l’altro deve ncessariamente compensare in modo maggiore:
per compensare uno 0.7, non basta un 1.3. ci vuole almeno un 1.43.

Son cose.

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June 24th 2008

uno per tutto, tutto per uno

Così, in un’afosa notte di giugno, in un capannone che non sfigurerebbe nel porto di Marsiglia, nel cono di luce di una lampada che ronza in contrappunto con le zanzare, la cassa è chiusa. In un metro cubo, quel famoso metro cubo di cui parlo con chi ha la pazienza di parlare con me di questi tempi, ci sta tutto quello che mi porterò di là.

Faccio fatica a spiegarlo, ma c’è un certo simbolismo, una metafora, in quel “metro”. Intanto è una quantità finita. Vuol dire che c’è un limite a quello che puoi portarti dietro, e questo significa dover fare delle scelte.

Lo aveva anticipato il mio amico Mirco, ho continuato a pensarci fino a ieri. Non dovendo fare un trasloco vero e proprio, ovvero non dovendo spostare tutto quello che possiedo, posso scegliere cosa lasciare, e cosa no. In una cassa cubica, così metraforicamente simile al dado tratto.

Impossibile distinguere fra la maglietta lisa da lasciare in un cassetto, e la persona che ero quando la portavo. Così lasciare degli oggetti significa lasciare parte di me. E non è proprio questo, ciò che volevo sin dall’inizio?

E ciò che porto con me “nella cassa”, è davvero ciò che voglio salvare di me, è rivedere, ribadire, cosa per me sia importante, e cosa no.

Fino a qualche giorno fa continuavo a rimandare la scelta, con la scusa di motivi “logistici”.

Perchè scegliere, impacchettare, significa fare un’azione concreta, il primo passo fisico verso la mia partenza. Perfino le dimissioni, la firma del contratto, le chiacchiere, l’anticipo dell’affitto o l’acquisto del biglietto aereo (per la cronoca: Ryanair, sola andata, zero euro più tasse), sono atti “virtuali”.

Ora si inizia davvero a fare sul serio. Poi ci sarà la consegna della macchina, il viaggio, i documenti da fare, il corso di Svedese da cominciare…

Ma, paradossalmente, più passa il tempo e più sono sereno: sta finendo il tempo in cui ci si deve preoccupare delle cose, inizia il tempo di FARE.

Ma non finiscono le riflessioni di quell’uno per uno per uno: la cassa è in viaggio (sciopero dei trasportatori a parte), con tutto ciò che teoricamente mi è essenziale. E allo stesso tempo, mi accorgo che si continua a vivere lo stesso. Voglio dire, certo, è tutta roba comoda e utile, ma se anche la cassa andasse persa, non credo che mi sentirei particolarmente afflitto (beh, oddio, un po scocciato sì). Questo cosa vuol dire? Che ciò che per me è veramente è importante, ciò che voglio portare con me, è ciò che ho dentro di me. Io non sono le cose che possiedo.

Per questo stesso motivo, non sono particolarmente malinconico. E’ vero, alcune cosa cambieranno, sarà più difficile vedere le persone care, gli amici, allo stesso modo, ma si sarà più.. consapevoli.

La chiusura del coperchio di una cassa è troppo simile al voltare di una pagina. Ciò che salvo è al sicuro dentro di me, è letto, è acquisito, per il resto c’è un mare di pagine bianche.

C’è un profondo senso di libertà in questo. E di assunzione di responsabilità nei confronti della propria vita.

Avanti.

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May 4th 2008

ASCII Art

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April 4th 2008

Telefonate

IO - Pronto ?

LEI - Ciao!

IO - Oh, ciao, ma pensa te! Quanto tempo che non ci sentiamo! Come stai?

LEI - Beh, insomma, abbastanza bene. Hai delle novità?

IO - Beh, insomma, sì, sai, vedo ad abitare all’estero.

LEI - Ah.

IO - Eh, già. (alleggerendo il tono) Tu invece hai novità?

LEI - Beh, io mi sposo.

IO - Ah.

ENTRAMBI - …

IO - Beh, a parte queste cose, che si dice?

La conversazione riportata sarebbe già abbastanza inusuale, se non fosse che l’ho avuta con due persone diverse in 4 giorni. Decisamente il 2008 si prospetta un anno di cambiamenti….

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March 24th 2008

Karaoke esistenziale: la linea d’ombra

mi offrono un incarico di responsabilità
domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire
getterò i bagagli in mare studierò le carte
e aspetterò di sapere per dove si parte quando si parte
e quando passerà il monsone dirò “levate l’ancora
diritta avanti tutta questa è la rotta questa è la direzione
questa è la decisione.

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Jovanotti - La linea d’ombra

La linea d’ombra
la nebbia che io vedo a me davanti
per la prima volta nella vita mia mi trovo
a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo
mi offrono un incarico di responsabilità
portare questa nave verso una rotta che nessuno sa
è la mia età a mezz’aria
in questa condizione di stabilità precaria
ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto
mi giro e mi rigiro sul mio letto
mi muovo col passo pesante in questa stanza umida
di un porto che non ricordo il nome
il fondo del caffè confonde il dove e il come
e per la prima volta so cos’è la nostalgia la commozione
nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione
per ogni strappo un porto per ogni porto in testa una canzone
è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione
senza preoccupazione
soltanto fare ciò che c’è da fare
e cullati dall’onda notturna sognare la mamma… il mare.

Mi offrono un incarico di responsabilità
mi hanno detto che una nave c’ha bisogno di un comandante
mi hanno detto che la paga è interessante
e che il carico è segreto ed importante
il pensiero della responsabilità si è fatto grosso
è come dover saltare al di là di un fosso
che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato
saltare verso il tempo indefinito dell’essere adulto
di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura
cosa sarò? dove mi condurrà la mia natura?
La faccia di mio padre prende forma sullo specchio
lui giovane io vecchio
le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio
“la vita non è facile ci vuole sacrificio
un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione”
arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione
e adesso è questo giorno di monsone
col vento che non ha una direzione
guardando il cielo un senso di oppressione
ma è la mia età
dove si guarda come si era
e non si sa dove si va, cosa si sarà
che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto
e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera
dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera
ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare
mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo
l’astrologia che mi racconta il cielo
galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare
ma questa linea d’ombra non me la fa incontrare.
Mi offrono un incarico di responsabilità
non so cos’è il coraggio se prendere e mollare tutto
se scegliere la fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare
ma bella da esplorare
provare a immaginare come sarò quando avrò attraversato il mare
portato questo carico importante a destinazione
dove sarò al riparo dal prossimo monsone
mi offrono un incarico di responsabilità
domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire
getterò i bagagli in mare studierò le carte
e aspetterò di sapere per dove si parte quando si parte
e quando passerà il monsone dirò “levate l’ancora
diritta avanti tutta questa è la rotta questa è la direzione
questa è la decisione.”

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September 14th 2007

quante volte

“poiché non sappiamo quando moriremo
si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile,
pero’ tutto accade solo un certo numero di volte…
quante altre volte ricorderete di un certo pomeriggio della vostra infanzia
che è così profondamente parte di voi che senza
quasi non riuscireste a concepire la vostra vita,
forse altre quattro o cinque volte,
forse nemmeno,
quante altre volte guarderete levarsi la luna,
forse venti,
eppure tutto sembra senza fine”

Paul Bowles
from The Sheltering Sky

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August 31st 2007

Well, shit!

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January 9th 2007

Ritorno a Monkey Island

A proposito di “Perchè non mi chiamo Guybrush Threepwood“, qualcuno ha commentato:

non so, c’è qualcosa che non mi torna..la sensazione che la prospettiva da cui si guarda finisca per viziare le conclusioni.
una vita “a livelli” è vista esclusivamente in verticale, come se tutto il senso fosse riposto nel passaggio al livello successivo, un gradino più su, un gradino migliore.
come se il senso fosse nell’aspettare qualcosa per vedere come si reagisce, per dirsi alla fine: Ho fatto la cosa giusta, oppure flagellarsi eternamente per aver fatto quella sbagliata..
Aspetti che la vita ti sorprenda, ma Elaine, o Graziella magari hanno da fare per i prossimi 50 anni..che fai nel frattempo?
La direzione verticale è solo una delle possibilità : il desiderio è quello che porta verso tutte le altre. si può riempire di senso anche quello che hai, che sei già , come dare pennellate nuove su un muro colorato, e ogni volta che lo guardi farti tu stesso colore e ritrovarsi, o trovare altro e nuovo.
Fatalismo è una coperta di piombo: non ti sto dicendo goditi il viaggio, se c’hai i calli o non hai voglia resta dove stai, allargati..
e se hai voglia invece, butta ’sto tesoro e arrampicati sulla corda a cercarne un altro!

Mi sono dovuto prendere un po di tempo per rimuginare una risposta come si deve. Non so se ci sono riuscito, comunque:
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January 2nd 2007

Perchè non mi chiamo Guybrush Threepwood

Guybrush Threepwood(punto di domanda finale a discrezione del lettore)
Probabilmente, se sei un videogiocatore di vecchia data, ti ricorderai del personaggio di cui sto
parlando: Guybrush è un giovane mucchietto di pixel che, nel 1990, inizia la sua avventura su Monkey Island, proclamando “voglio essere un
pirata!”. Da quel momento la sua vita è un continuo tentativo di raggiungere il suo scopo,
esplorando, cercando di combinare tutti gli oggetti che gli capitano a tiro, evolvendosi di livello
in livello.
In questi giorni sto riflettendo sulle differenze fra la sua vita e la mia, notando punti in comune
e differenze.
Prima di Natale sono stato in ballo qualche settimana su vari colloqui con un’azienda: ci sarebbe
stata la possibilità di trasferirsi a lavorare in Irlanda, cominciare un lavoro nuovo, in una casa
nuova, conoscendo gente nuova. La prima analogia mi è venuta alla mente mentre una sera stavo
guardando quello che avevo intorno, a casa mia.
Quello che mi si stava presentando era l’inizio di un nuovo capitolo della mia vita, proprio come
succede nelle avventure come quella di Gubrush. Il mio ultimo obiettivo era costruirsi una casa, in
senso ampio: trovare la casa, trovare il sistema di comperarla, trovare tutti gli oggetti
incontrati lungo l’esistenza, sapendo che prima o poi potranno tornare utili. Poi, piano piano,
ogni cosa prende il suo posto, fai il mutuo, trovi i mobili, poi metti da parte qualcosa, riesci a
comperare la cucina, il divano, lo spazio vuoto sulle pareti si riempie proprio con il quadro che
stavi cercando, le fotografie, poi il caminetto, l’impianto surround, il telefono che evolve in
ADSL e poi wi-fi, il servizio di piatti in tinta, i gerani d’estate. Tutto è completo, perfetto, al
punto che è difficile sapere cosa andare a toccare.
Quando la situazione sembra stagnare, “tac!” missione compiuta, prepararsi al capitolo
successivo.
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October 17th 2006

Tutto ciò vorr dire qualcosa, ma non so cosa

Ho usato altre volte questo titolo, lo so, ma concedetemelo, in una giornata in cui:

  • Trovo per la seconda volta, in fondo alle scale, un topo morto. Almeno, anche se di poco, questo stazzava meno di trenta centimetri
  • Un tuo collega dà le dismissioni. E’ il nono in tre mesi, comprese le ferie di agosto. Fanno sedici, partendo dal 31/12 scorso.
  • Vai a fare la spesa, non hai la moneta per il carrello, cambi una banconota da 5‚ alla macchinetta e questa ti dà CENTO MONETE DA CINQUE CENTESIMI, compreso l’effetto “Las Vegas” del rumore di Jackpot e delle monete che traboccano dalla vaschetta.

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