7 Jul 2008 16:29

La burocrazia svedese

Il primo passo da compiere per esistere, in Svezia, è ottenere il proprio Personnumber.
Si tratta dell’equivalente del nostro codice fiscale, e senza di esso non si può fare NULLA. Non si può aprire un conto in banca, non si può sottoscrivere un abbonamento a Internet o al telefono, non si può avere un certificato di residenza o iscriversi a un corso di lingua svedese, figurarsi acquistare una macchina.
In Svezia si può cambiare nome con un semplice modulo e 400SEK, ma se dichiari di avere perso o di volere un nuovo Personnumber, vieni portato direttamente in neuropsichiatria.
Agli immigranti viene assegnato un numero provvisorio (senza le ultime quattro cifre), che viene poi confermato in seguito. Io, avendo già lavoro, dovrei essere titolare di un numero definitivo.

Per ottenere un Personnumber occorre una buona dose di pazienza ed una serie di cartellini col numero “turn-o-matic”, come al banco salume della coop; la procedura è simile ovunque: una prima fila allo sportello “Informazioni” ti consente di sapere quale dei vari pulsanti del “turn-o-matic” premere. Poi ci si accomoda in una sala piena di sedie, panchine e tavolini, con tuti i moduli possibili e immaginabili a disposizione sulle rastrelliere. Vari tabelloni indicano a quale sportello rivolgersi con quale numero. Inteligentemente, gli sportelli pubblici sono aperti con dalle 8 alle 18 (e dalle 8 alle 16 il sabato).
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6 Jul 2008 21:26

Domani si lavora… ma solo domani

Sono sempre azzoppato con la connessione a Internet, ma domani dovrei tornare in ufficio.

Parlerò con le mie colleghe per sapere cosa farò al momento del mio rientro, e magari ne approfitterò per mettere su Flickr le foto del fine settimana, sabato a spasso per la città e oggi a SIgtuna, un paesillo sulla costa nord del lago Malaren (che poi è IL lago! E’ praticamente ovunque).

Poi di nuovo in standby lavorativo fino ad agosto :-)

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5 Jul 2008 14:43

Ufficio e casa numero due

La mattina ho lasciato l’albergo alle nove e mezza; nel parcheggio, un gruppetto di turiste tedesche osserva un tizio che sta scalando la parete frontale del palazzo, attrezzata a palestra di roccia.
Il tempo di girare attorno all’isolato, e sono in ufficio ad avvisare che sono arrivato, e a ritirare le chiavi di casa numero due.
Mi apre la porta Karin, con il consueto sorriso, che mi fa accomodare. Oltre ad una tazza di caffè è a un pacchetto di cantucci, ha un sacco di novità per me. Conosco Petra, la persona a cui dovrò far riferimento. Ha cira la mia età, è alta qualche centimetro più di me, con occhi azzurri e lunghi capelli chiari. Poi incontro un altro collega (da quando ho accettato l’assunzione i dipendenti sono passati da 50 a circa 70) che ha vissuto per un po in Italia, e poi vado a conoscere il mio nuovo ufficio, che condividerò con due colleghe, a quanto pare nuove anch’esse.
Il mio PC è in alcune scatole sulla scrivania, direi che l’assemblaggio sarà il mio primo incarico. Ogniuno è responsabile del proprio computer.
Qualche chiacchiera, e poi la consegna del telfono, dei biglietti da visita e di qualche documento.
Mi sono stati assegnati due numeri: il cellulare vero e proprio, su cui ricevere gli SMS, è +46 733 370864. Ho poi un altro numero, che essendo di rete fissa è decisamente più economico da chiamare (soprattutto dall’estero ;-) ), ed è +46 8 41062310 (”08″ è il prefisso di Stoccolma). Il bello è che anche questo numero è rediretto allo stesso cellulare, per cui… due numeri, un solo apparecchio.
Il cellulare è un Ericcson 3G, ed è quello che attualmente mi consente di scrivere questo post, dato che nel contratto dell’azienda sono incluse alcune centinaia di Mb di traffico al mese.

Lasciamo l’azienda al seguito di Karin, per raggiungere un quartierino residenziale di Bromma, un distretto a Ovest del centro. Qui, parallele alla Tunnelbana che viaggia in superficie, corrono alcune strade principali a due corsie, dalle quali si dipartono delle traverse piccole e strette, il più delle volte a senso unico,  che salgono su colline rocciose e ricoperte di alberi. Sparse qua e là ci sono “stecche” di appartamenti, su due o tre piani, e che quasi mai si affacciano direttamente sulla strada. Buona parte dei quartieri residenziali sono fatti in questo modo.
Lungo una di queste stradine c’è Gustav III:s Väg 13, ovvero la mia casa numero due.
Il vialetto di ingresso è quello di un parco / asilo pubblico, con gabbie di conigli e una piscinetta profonda meno di una spanna, in cui stanno sguazzando educatamente una decina di monelli e monelle.
L’edificio è una “stecca” faccia a vista di tre piani e una dozzina di appartemaenti, in due scale da sei.
Arriva subito Celine, la padrona di casa, che avrà circa venticinque anni, e in due minuti mi mostra la casa.

L’appartamento è piccino ma completo, al piano rialzato. E’ composto da una zona giorno e da tre piccole stanzine con bagno, cucinotto e letto.
Da tutte le finestre entra molta luce, filtrata dagli alberi. Un balconcino si affaccia sul parco, di fianco alla porta d’ingresso.
Al piano di sotto, una lavanderia comune, con due lavatrici e un’asciugatrice industriali della Miele, che non mi faranno rimpiangere certo Beatrice (la lavatrice) ed Alice (l’asciugatrice) di San Martino.
Un breve scambio di convenevoli e le chiavi passano di mano, Celine e Karin si congedano. Un breve controllo dell’eventuale presenza di reti wireless aperte (accidenti, nemmeno qui, su una decina di quelle rilevate), si appoggiano le valige e si va a cercare un posto per pranzo. Il pomeriggio è dedicato alla spesa e al pellegrinaggio all’Ikea, se non altro per un tavolo al quale ci si possa sedere in più di du— ci si possa sedere, ecco. (il tavolo nelle foto è quello acquistato)

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4 Jul 2008 23:19

Arrivo

Eccoci qua.
Sono passati pochi giorni, ma decisamente densi di avvenimenti.
Partiamo dunque dall’inizio, ovvero l’arrivo in aeroporto martedì notte. Io e i miei genitori siamo sbarcati alle undici e mezza passate all’aeroporto di Nykoping una settantina di chilometri a sud di Stoccolma.
L’aeroporto è piccolo piccolo, e appena fuori dalla porta si viene accolti da un vago profumo di pino, un po come quando si scende dall’auto in Trentino.
Un breve percorso porta al garage delle auto a noleggio, dove su una lunga panca sonoa  disposizione di tutti, gratuitamente e senza controlli, seggiolini per bambini di tutte le misure.
La Volvo V50 familiare si accenda con un borbottio, in una nuvoletta dall’odore di alcool. Si tratta di una macchina “eco-friendly”, ovvero funzionante indistintamente a benzina (1,55€/L) o ad etanolo (0,85€/L), disponibile in tutti i distributori e non inquinante.

Il viaggio verso il nord è vagamente surreale: pur essendo mezzanotte e mezza passata, il cielo è immerso in un crepuscolo azzurrino, e lontano a occidente il cielo è ancora arrossato. In questo cielo opalescente corrono striature di nuvole scure, alcune con riflessi chiari o rossastri. L’unica stella che brilla in cielo è Venere.

L’autostrada corre per chilometri e chilometri lungo colline, e picole valli, sul cui fondo aleggia una bruma densa, in mezzo alla quale occhieggiano luci di case e fattorie isolate.
Nel giro di un’oretta siamo arrivati all’Hotel Mornington, nel quartiere dove lavorerò, Bromma (vedi Stoccolmappa)

Prima di spegnere la luce in camera, la tentazione di controllare se nei paraggi ci sia una rete wireless è forte. Accendo l’iPod, e ne trovo una dozzina, ma quasi tutte sono protette, ed il segnale va e viene. L’orologio segna le due, fra un’ora e mezza è prevista l’alba, e fuori non si capisce se debba ancora finire di tramontare o se stia già cominciando ad albeggiare.

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4 Jul 2008 19:26

ett, två, tre, testa …

uhmm… si, si, sembra che funzioni… ok, FORSE sono di nuovo online. E’ una soluzione un po improvvisata, ma funziona. Fra poco dovrei riuscire a pubblicre qualcosa di decente!

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27 Jun 2008 14:30

Silenzio radio

Un po come il Mars Lander Phoneix (e chi mi conosce sa che le parole non sono prese a caso), nelle fasi finali dell’atterraggio su un nuovo pianeta sono costretto ad andare sotto silenzio Radio.

Il mio PC è su un camion da qualche parte in Centro Europa, il notebook rimane in ufficio dove sta giungendo a termine l’ultimo giorno di lavoro. Probabilmente riuscirò a scrivere qualcosa su Twitter, ma quasi sicuramente non risucirò a leggere posta per qualche giorno, forse una settimana, almeno.

Il cellulare di lavoro è definitivamente spento, ed il mio privato con numero italiano seguirà la stessa sorte nel giro di qualche settimana.

Da mercoledì dovrei già essere in caccia di reti wireless aperte nella Capitale Scandinava.

Per cui… grazie degli auguri a tutti quelli che me li hanni fatti, e… ci vediamo di là.

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24 Jun 2008 18:04

uno per tutto, tutto per uno

Così, in un’afosa notte di giugno, in un capannone che non sfigurerebbe nel porto di Marsiglia, nel cono di luce di una lampada che ronza in contrappunto con le zanzare, la cassa è chiusa. In un metro cubo, quel famoso metro cubo di cui parlo con chi ha la pazienza di parlare con me di questi tempi, ci sta tutto quello che mi porterò di là.

Faccio fatica a spiegarlo, ma c’è un certo simbolismo, una metafora, in quel “metro”. Intanto è una quantità finita. Vuol dire che c’è un limite a quello che puoi portarti dietro, e questo significa dover fare delle scelte.

Lo aveva anticipato il mio amico Mirco, ho continuato a pensarci fino a ieri. Non dovendo fare un trasloco vero e proprio, ovvero non dovendo spostare tutto quello che possiedo, posso scegliere cosa lasciare, e cosa no. In una cassa cubica, così metraforicamente simile al dado tratto.

Impossibile distinguere fra la maglietta lisa da lasciare in un cassetto, e la persona che ero quando la portavo. Così lasciare degli oggetti significa lasciare parte di me. E non è proprio questo, ciò che volevo sin dall’inizio?

E ciò che porto con me “nella cassa”, è davvero ciò che voglio salvare di me, è rivedere, ribadire, cosa per me sia importante, e cosa no.

Fino a qualche giorno fa continuavo a rimandare la scelta, con la scusa di motivi “logistici”.

Perchè scegliere, impacchettare, significa fare un’azione concreta, il primo passo fisico verso la mia partenza. Perfino le dimissioni, la firma del contratto, le chiacchiere, l’anticipo dell’affitto o l’acquisto del biglietto aereo (per la cronoca: Ryanair, sola andata, zero euro più tasse), sono atti “virtuali”.

Ora si inizia davvero a fare sul serio. Poi ci sarà la consegna della macchina, il viaggio, i documenti da fare, il corso di Svedese da cominciare…

Ma, paradossalmente, più passa il tempo e più sono sereno: sta finendo il tempo in cui ci si deve preoccupare delle cose, inizia il tempo di FARE.

Ma non finiscono le riflessioni di quell’uno per uno per uno: la cassa è in viaggio (sciopero dei trasportatori a parte), con tutto ciò che teoricamente mi è essenziale. E allo stesso tempo, mi accorgo che si continua a vivere lo stesso. Voglio dire, certo, è tutta roba comoda e utile, ma se anche la cassa andasse persa, non credo che mi sentirei particolarmente afflitto (beh, oddio, un po scocciato sì). Questo cosa vuol dire? Che ciò che per me è veramente è importante, ciò che voglio portare con me, è ciò che ho dentro di me. Io non sono le cose che possiedo.

Per questo stesso motivo, non sono particolarmente malinconico. E’ vero, alcune cosa cambieranno, sarà più difficile vedere le persone care, gli amici, allo stesso modo, ma si sarà più.. consapevoli.

La chiusura del coperchio di una cassa è troppo simile al voltare di una pagina. Ciò che salvo è al sicuro dentro di me, è letto, è acquisito, per il resto c’è un mare di pagine bianche.

C’è un profondo senso di libertà in questo. E di assunzione di responsabilità nei confronti della propria vita.

Avanti.

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20 Jun 2008 09:33

What?

Three Swedish switched witches watch three Swiss Swatch watch switches.
Which Swedish switched witch watch which Swiss Swatch watch switch?

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19 Jun 2008 18:19

Consigli di programmazione

Letto oggi il consiglio del giorno sulla programmazione:

Always code as if the person who ends up maintaining your code is a violent psychopath who knows where you live.

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19 Jun 2008 17:30

mi sono fatto l’iPhon

Oggi sono stato, probabilmente per l’ultima volta, dal mio cliente più importante. Come souvenir, mi sono portato a casa la locandina di un’offerta incredibile: la prenotazione in anteprima dell’iPhon!

Vedere per credere (il logo è volutamente “censurato”)

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