Oggi era la giornata di Valborg, o dell’italianizzata Valpurga: il giorno in cui si celebra la sconfitta dell’oscurità e si festeggia l’arrivo della primavera!
Negli ultimi anni é sempre piovuto (l’anno scorso ero in Italia), ma quest’anno il clima ha deciso di rendere onore alla festa: c’era una bellissima giornata calda, con profumo di fiori e la carezza del sole sulla pelle. So che In Italia giornate cosí saranno già arrivate a Marzo se non Febbraio, ma qui sono davvero una grande novità.
Le persone hanno iniziato a popolare i parchi, si sono alzati i primi pennacchi di “engångsgrill” e si sono uditi i primi schiocchi delle partite di Kubb
Engångsgrill in azione: i primi picnic!
In serata siamo arrivati (con un certo ritardo) all’isoletta di Riddarholmen nel centro storico della cittá, per unirci alla folla che cantava intorno al falò e sedeva con le gambe a penzoloni dal molo, in questa “prova generale d’estate” che davvero rinfrancava l’anima. Ecco alcune fotografie:
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Per me Valborg ha una valenza particolare, perché il falò é segno di rinnovamento, di rinascita, e di abbandono delle cose vecchie: é un simbolo che ho ben imparato a conoscere nella liturgia pasquale da ragazzino, o prima ancora nella tradizione pagana di “bruciare la vecchia” la notte di capodanno. In particolare, ho partecipato al falò di Valpurga durante un sopralluogo a Stoccolma mentre stavo organizzando il trasloco, nel 2008. In quella occasione ero nel parco di Skansen e ho girato un breve video. Vi propongo questo e non un video girato stasera, perché la colonna sonora stasera é stata francamente imbarazzante, era una specie di “corrida” per dilettanti che ben poco lasciava al folklore e alla tradizione, suggerendo invece atmosfere da karaoke della piú bassa lega
Sabato sono andato in uno dei miei luoghi preferiti della cittá, la Kulturhuset, in occasione della fiera internazionale del fumetto.
Dietro un nome abbastanza pretenzioso si nasconde una piccola “fiera del fumetto” con disegnatori locali, qualcosa nello stesso spirito ma distante anni luce dalla nostra Lucca Comics, ma abbastanza interessante per trascorrervi un paio d’ore vagabondando fra bancarelle dell’usato e di piccoli disegnatori locali, e per catturare qualche immagine qui e là.
Album su Flickr
Dopo la fiera ne ho approfittato per tornare a Kungsträdsgården sotto i ciliegi (finché durano!), e ho rubato un paio scatti a un matrimonio che in Italia sarebbe impossibile. La dolcezza degli sguardi é difficile da descrivere…
Intorno alla coppia a osservare i passanti e a scattare fotografie c’era anche Clara Von Rettig, a sorridere e a compiacersi del fatto di aver fornito una cornice adeguata alla felicitá di due persone in più.
No, non mi sto riferendo alla tragicommedia di Čechov, ma al giardino dal quasi impronunciabile nome di Kungsträdgården, nel cuore di Stoccolma:
Venne creato nei primi anni del 1700 come giardino botanico e come orto per rifornire il vicino palazzo reale. Da lí deriva il suo nome, kungs significa “del re” e träds-gården significa “giardino degli alberi”. Ovviamente nel corso dei secoli é cambiato, si é evoluto, ed ha passato alterne fortune.
Da poco piú di dieci anni é stato ristrutturato, e diviso in grossomodo quattro zone: la parte più a sud é un’aiuola fiorita con siepi, statua di supporto ai piccioni e barettino con tavolini all’aperto. Poi una zona alberata con grossi salici e una fontana circondata da cigni, poco piú a nord uno spazio aperto con un palcoscenico permanente e una grossa fontana che d’inverno si trasforma in pista di pattinaggio.
Ma la zona piú popolare é senza dubbio la parte nord, in cui una bassa “vasca” é fiancheggiata da quattro file di ciliegi.
La vasca d’inverno é vuota e funziona come spazio aperto per stand ed esposizioni d’estate offre il suo palmo d’acqua a bimbi e uccelli e porta frescura alle persone sedute sui suoi gradini. Sotto gli alberi la gente passeggia, gioca a scacchi oppure curiosa fra i padiglioni di diverse iniziative temporanee, come i mercatini di Natale di Dicembre.
Ma il vero appuntamento imperdibile é la fioritura dei ciliegi: per una sola settimana all’anno, prima ancora di mettere foglie, gli alberi creano una cupola rosa che fa sorridere tutte le persone che vi passano sotto. Non é solo uno spettacolo botanico, é un simbolo della primavera che arriva, delle prima giornate in cui ci si può godere le panchine e il sole sul viso, e chi abbia passato piú di un inverno qui sa a cosa mi riferisca. Il fatto che nessuno possa predire con esattezza quando fioriscano, lo rende ancora più importante, nel mese di Aprile ci si chiede “ma sei passato da Kungsträdgården?” “I ciliegi a che punto sono?” “oh, accidenti, nevica ancora, poveri ciliegi di Kunsgträdgården!” e cosí via.
Proprio per compiere uno di questi “turni di guardia” l’altro giorno mi sono trovato con amici per fare una passeggiata nel giardino, e vi ho incontrato inaspettatamente il mio amico Gilbert, venuto a fare fotografie. Gilbert si era intrattenuto in chiacchiera con una signora che si godeva il sole e osservava compiaciuta le persone ed i ciliegi, scattando fotografie, coperta da una vistosa sciarpa verde.
Clara Von Rettig
Dopo le presentazioni di rito vengo a conoscenze del fatto che questa signora, che si chiama Clara Von Rettig, é una delle persone che ha suggerito e realizzato i filari di ciliegi. Urbanista, artista, architetto delle luci e anche attrice in un film del 1988 (“Det finns för lite indianer”), nel 2000 ha saputo che i piani per la ristrutturazione del giardino comprendevano in questa zona un’ampia spianata di cemento, dato che i tigli che c’erano in precedenza erano tutti moribondi a causa dell’inquinamento del terreno.
Gli accordi con i fornitori erano giá stati presi, e il budget già assegnato, per cui pareva proprio non ci fosse nulla da fare. Clara si é messa in movimento e ha trovato una soluzione che, pure mantenendo la pavimentazione, permettesse di avere un po’ di verde. Stilato il progetto dei filari di ciliegi, si é presentata in piazza con un grande arco di rami fioriti di ciliegio. I passanti potevano acquistare un rametto e contribuire cosí alla raccolta fondi. Il budget fu cosí salvo, i fornitori contenti, ma il giardino ha potuto avere questo tocco di verde… e di rosa.
Clara negli ultimi venti anni ha lavorato in quasi tutti i settori artistici della città, e c’é lei dietro al sistema di illuminazione del Globen o all’illuminazione dei grattacieli bianchi di Hötörget in cui lavoro, cosí come a dibattiti su qualità e quantità dell’illuminazione di strade e giardini.
Tempo addietro realizzò delle aiuole fiorite nella conosciutissima plattan , ovvero la piazza a triangoli bianchi e neri ai piedi della Kulturhuset.
Clara quel pomeriggio si stava godendo i frutti del suo lavoro, ovvero tutti i sorrisi che anno dopo anno sbocciano insieme ai fiori di ciliegio. Eclettica come tutti gli artisti, si spostava di panchina in panchina, fermandosi a chiacchierare con gente di tutto il mondo, e discutendo di ambiente, di come i fiori portino gentilezza, di consapevolezza ambientale e di filosofia. Discutendone tanto appassionatamente che in effetti é stato difficile trovare il modo di finire la conversazione e di proseguire la nostra passeggiata! Tanto per screditare il luogo comune di svedesi timidi e taciturni
Sará piacevole, ogni volta che passeggerò sotto gli alberi, pensare al fatto che persone come Clara e tutte quelle che hanno contribuito a finanziare il progetto dimostrano che é possibile prendere possesso della propria cittá, e creare cambiamenti che possono migliorare la vita di tutti, anche per la durata di un’effimera esistenza di un fiore di ciliegio.
Il “Bio Rio” è uno dei vari piccoli cinema d’essay che si possono trovare in città. Vi si può assistere a festival, dibattiti, a volte opere teatrali, e sono la possibilità più preziosa di guardare film italiani, in particolar modo piccole produzioni, che però danno uno spaccato più reale e meno… patinato dell’Italia vista dal di dentro e dal di fuori.
In cinema come questi ho visto Videocracy, Focaccia Blues, Italy Love it or Leave it, e tanti altri, spesso seguiti da dibattiti con i registi.
Ma l’iniziativa più simpatica va decisamente al Bio Rio, e si chiama “filmfrukost”, ovvero “colazione da film”.
Ogni domenica mattina il cinema apre alle 11 e presenta vari film o, come nel momento in cui scrivo, una rassegna di cortometraggi. Agli spettatori viene dato all’ingresso un “cestino” con un panino, macedonia, un piccolo dessert, e caffè e succo d’arancia a volontà.
Ci si può così godere qualche spunto interessante, circondati da gente rilassata nella pigrezza della domenica mattina, con il tepore e il profumo di una tazza di caffè, così diversi dal risucchio di bicchieri di coca cola e dallo sgranocchiare di patatine
L’ambiente è estremamente confortevole, grazie agli attaccapanni all’interno della sala, e da alcuni tavolini da cui è possibile guardare il film se non si vuole sedere sulle poltroncine.
Ci si sente quasi in colpa a non togliersi le scarpe entrando
In questi giorni mi hanno scritto sia la Svezia che l’Italia, quelle con la lettera maiuscola. Se per la prima mi riservo di scriverne più avanti, oggi vi parlo del plico arrivato dalla seconda!
Partiamo dall’antefatto: la legge italiana obbliga chiunque sia residente all’estero ad iscriversi all’Associazione Italiana Residenti all’Estero. Suppure l’iscrizione sia obbligatoria, se non si fa non si incorre che io sappia in nessuna sanzione, né ho incontrato mai nessuno che mi sapesse dire cosa effettivamente questo comporti. Per motivi lagati alla dichiarazione dei redditi, e soprattutto alla possibilità di votare all’estero, mi sono deciso a registrarmi, facendo pervenire al Consolato la documentazione.
L’ufficio consolare a Stoccolma è in un posto bellissimo, al centro di un’isola per la maggior parte parco pubblico, ma è aperta solo dalle 9:30 a mezzogiorno dei giorni feriali. Raggiungerla in orario di apertura è piuttosto difficile se si lavora, per cui dopo mesi e mesi di indecisione e di rimandi ho mandato la documentazione per posta. Nei mesi successivi ho inviato mail per conoscere lo stato dell’iscrizione, o almeno per sapere se la documentazione sia arrivata e fosse corretta, ma non ho mai ricevuto risposta. Stesso esito le telefonate fatte al numero sul sito, perchè nessuno ha mai risposto. Un mio collega mi è testimone, un giorno ho lasciato squillare il telefono ininterrottamente dalle 10 alle 12, senza che nessuno ripondesse, forse sarò stato molto sfortunato io.
Di fatto comunque ieri mi è arrivato un plico dall’Ambasciata Italiana di Stoccolma: si trattava del “kit del votante all’estero”, prova tangibile che in qualche modo la mia iscrizione è arrivata a buon esito.
Il plico contiene il presente materiale:
Una busta prestampata e preaffrancata, una busta bianca, un foglio di istruzioni, un certificato elettorale scritto con amore in Word e in Times New Roman, e le quattro schede elettorali.
Il procedimento per votare è il seguente: dopo aver marcato con la penna biro nera o blu la propria scelta, si inseriscono le quattro schede ripiegate all’interno della busta bianca, che dovrà essere accuratamente chiusa.
Dal certificato elettorale si ritaglia il “tagliando elettorale”, che riporta il paese di provenienza del voto ed il mio numero personale ed univoco di iscrizione all’AIRE. Nella busta preaffrancata si inserisce quindi la scheda bianca, il tagliando elettorale, si chiude il tutto e si imbuca nella cassetta delle lettere.
Il procedimento è molto semplice, e sicuramente mette in pratica pedissequamente quanto indicato dalla legge. Lo stesso procedimento si usa per le elezioni Politiche. Vorrei però davvero avere risposta a queste domande:
1) chi mi dice che la busta con la mia votazione raggiunga effettivamente l’ambasciata, e a tempo debito? Ora magari delle poste svedesi si può stare più tranquilli, ma in altri luoghi o paesi?
2) il mio voto è davvero segreto? Insieme alla busta con le schede c’è anche il tagliando che riporta il mio numero. Chiunque può aprire la busta bianca, che non è segnata o firmata in nessun modo, controllare il mio voto, e inserire le schede in una nuova busta per mandarla agli scrutinatori.
3) ma perchè fermarsi a questo? Non solo la busta è completamente bianca, ma anche le schede elettorali non sono ne timbrate ne firmate, sono belle fresche di stampa! Questo vuol dire che senza nessun tipo di problema ci possa essere da qualche parte in qualche ambasciata un bel pacco di buste bianche contenenti schede con il voto ritenuto più… opportuno dall’ambasciata (che risponde al Ministero degli Esteri, se non erro) e con il tagliandino di tutti i membri Aire, che abbiano deciso di votare o meno, e che la mia busta sia prontamente cestinata e sostituita. Oppure semplicemente cestinata nel caso sia utile il non raggiungimento del quorum.
Mettiamo che ad esempio serva ad affossare un referendum per abrogare una legge che impedisce legittimamente ad alcuni imputati illustri di presentarsi al loro processo, e che magari nonostante comporti un enorme spreco di denaro pubblico si sia già scelto di non accorpare alle elezioni amministrative per far andare la gente a votare due o tre volte, e che si sia scelto di spostarlo in una domenica di giugno nella speranza che la gente vada invece al mare, e che magari poi per motivi legati ad un altro quesito si paventava che la gente andasse a votare lo stesso, e che quindi si sia sparsa la voce che tale quesito non serva più quando invece è ancora valido, insomma uno scenario di fantapolitica! Ma anche in casi più semplici, coma fa ad essere giusto questo sistema di voto?
E’ davvero possibile che schede non timbrate, non firmate, possano essere spedite in modo non anonimo come bottiglie nel mare postale, sperando che giungano incolumi alla loro democratica destinazione?
Sulla scia del post precedente sulla Citybana, ecco un aggiornamento a un’opera pubblica piuttosto simile che mi “accompagna” per tutto il tragitto da casa all’ufficio. Si tratta di un tram chiamato desid Tvärbana, il cui percorso è in fase di estensione per raggiungere nuove parti della città.
I lavori sono inizati a Novembre 2008, e da allora 4 volte all’anno mi arriva nella cassetta delle lettere un “giornalino” come questo:
In questo numero, oltra a foto dello stato dei lavori e al programma dei mesi prossimi, si può leggere la storia della costruzione di un tunnel e conoscere i nomi e vedere in fotografia le persone che ci hanno lavorato. Ancora più economico di un giorno di cantiere aperto al pubblico, e non solo trasparente ma anche abbastanza simpatico!
Avevo già scritto in passato della Citybanan, un progetto pluriennale per far passare i pendeltåg, uno dei treni di collegamento che attraversa Stoccolma, sotto il lago Mälaren, in modo da decongestionare i ponti che collegano le isole principali della città e di poter aprire nuove stazioni sotterranee in un paio di punti strategici della città.
Domenica scorsa, grazie alla segnalazione tempestiva di Davide ed Elisa, ho potuto partecipare con loro ed altri amici a una “giornata di apertura”, ovvero una domenica in cui l’ente pubblico che ha commissionato il progetto, il Traffikverket, apre i cantieri e permette a chiunque lo voglia di vedere come la costruzione procede, quali saranno i prossimi interventi, e di avere informazioni su come saranno le cose a progetto ultimato.
Una delle sezioni del tunnel subacqueo
Coda!
I cantieri aperti erano un paio, ma abbiamo deciso di visitare quello in Söder Mälarstrand, ovvero il punto in cui il tunnel che passa sotto la città sbuca sul fondo del lago. Già un ora prima dell’apertura la fila era abbastanza consistente, ma nel giro di pochi minuti si è allungata a dismisura. Dal telegiornale e dal sito della Citybanan abbiamo poi appreso che i visitatori sono stati più di tremila, ma le persone in fila sono state molte di più, con tempi di attesa anche di un paio d’ore. Meno male che siamo stati puntuali!
L'ingresso
La curiosità è stata solleticata sin da prima di entrare. In coda con noi c’erano le persone più disparate, gente in attrezzatura da trekking, mamme con mocassini e passeggino, la versione svedese di umarélls da cantiere. Come al solito la presenza di bambini era massiccia, e si vede che chi ha organizzato l’evento era consapevole: mentre alcuni srotolavano nastro bianco e rosso e preparavano le corsie, impiegate in giubbetto catarinfrangente distribuivano non solo un foglio informativo sulla visita, ma anche caschetti per bambini (in grossi contenitori IKEA, ovviamente), casacche con scritto “da grande per andare al lavoro userò la Citybanan), palloncini rossi e persino banane “sponsorizzate”. Mamma mia quanto piacciono le banane agli svedesi! Anche noi comunque ne abbiamo approfittato A framezzare le file, cartoni per raccogliere i rifiuti.
Distributrice di informazioni e di... banane
Da grande...
Banana sponsorizzata
L’ingresso è stato preparato all’imbocco di un tunnel di servizio, ovvero un tunnel più piccolo in cui far entrare e uscire i mezzi ed il personale. Quando giunge il nostro turno, ci bardiamo di casacca catarinfrangente ed elmetto, e ci uniamo a un gruppo. La guida chiede se vogliamo anche la spiegazione in inglese, ma coraggiosamente nessuno del mio gruppo interviene, e ci concentriamo per capire la spiegazione in svedese. La prima tappa della visita è a meno di 20 metri, vicino all’altarino di Santa Barbara, protettrice dei minatori e degli esplosivi. Seppure la Svezia sia un paese molto… secolarizzato, questa usanza è sopravvissuta in tutti i cantieri sotterranei e le miniere.
Prima tappa
Santa Barbara (sulla destra)
La visita prosegue, ci si incammina lungo il tunnel di servizio che scende sensibilmente, fino ad arrivare a una sala un po più grande in cui sono parcheggiati macchinari improbabili. Le guide si danno il cambio, e spiegano tutti i vari procedimenti e gli strumenti utilizzati. Poco oltre a sud, e qualche metro sopra di noi, si trova una chiesa che però appoggia su un suolo molto sabbioso, stanno provvedendo a iniettare del cemento in modo da poter poi scavare all’interno. In altri punti del tunnel stanno facendo i conti con un grosso collettore fognario che nessuno ha voglia di far saltare in aria con la dinamite, e al di là di esso ci sono le fondamenta di alcuni grossi palazzi. In questo caso, hanno provveduto a svuotare le cantine, costruire nuovi pilastri di cemento armato per rinforzare le fondamenta dal disotto, e poi costruire il tunnel esattamente in mezzo ai pilastri. Sul soffitto si snodano strani tubi gonfiabili che servono per l’aerazione, e al di la delle transenne si vede il tunnel proseguire indefinitamente… il tunnel di servizio è piuttosto irregolare, devia, sale e scende, facendosi largo attraverso le profondità della città.
Tunnel di servizio
Da lì sbuchiamo poi nel tunnel vero e proprio, quello in cui passeranno i treni. L’effetto è tutt’altro che claustrofobico, la volta è molto ampia, e persino i macchinari parcheggiati sono più grandi.
Il tunnel principale
Mentre la guida avvisa i bambini che scorrazzano di stare attenti ai troll delle miniere, ci conduce verso una enorme porta di metallo, che copre tutta l’estremità della galleria. Si tratta di una porta di emergenza che divide il tunnel vero e proprio dalla sala successiva, che si trova già sotto il lago! Questa stanza è occupata quasi interamente da un’impalcatura, che serve per costruire l’”attacco” dei componenti del tunnel subacqueo. Quando il primo elemento sarà collegato, questa stanza sarà sommersa, e poi l’acqua sarà pompata via una volta sigilillato il tutto.
L'innesto degli elementi subacquei
Tunnel principale
La visita non si conclude all’uscita. Dopo aver restituito elmetto e casacca si arriva davanti a una tenda in cui vengono offerte bibite, succhi di frutta, e ovviamente caffè e le immancabili kanelbulle. Da li si accede a un piccolo capannone in cui sono esposti vari utensili, cartelloni esplicativi, e si possono vedere filmati che spiegano i lavori in corso ed i progetti futuri.
Fika!
Un po come in un cinema
Intorno ai visitatori si muovevano cameramen e fotografi, non solo delle TV locali, ma anche del Trafikverket stesso, che ha un sito ed un canale Youtube dove pubblica continuamente informazioni, notizie, foto e video sull’avanzamento dei lavori. Uno dei filmati più interessanti, che spiega come funziona la costruzione del tratto subacqueo, lo potete vedere qui sotto. E’ molto comprensibile anche per chi non conosce lo svedese!
E’ stata una mattinata molto divertente ed interessante. Fa riflettere il fatto che alcune giornate come questa, inserite in un progetto pulriennale e da miliardi di Euro, non incdano praticamente nulla nelle spese, ma siano importantissime per tenere informati i cittadini, renderli partecipi e consapevoli di come vengono spesi i loro soldi, di quanto i lavori procedano, e del motivo per il quale stiano affrontando alcuni disagi, come strade chiuse, stazioni spostate, e qualche centinaio di esplosioni nel cuore della città