Citybanan öppet hus 2013

Chi mi conosce da un po’ saprà che seguo sempre con interesse i cantieri delle nuove ferrovie qui a Stoccolma, retaggio forse di un passato a desiderare un plastico dei trenini Lima, o segnale di incipiente vecchiaia e di preparazione a passare i pomeriggi della pensione a fare l’umarell osservando gente al lavoro.

In particolare, la costruzione della Citybana occupa queste pagine da più di quattro anni ormai, e non posso certo smettere a questo punto! I lavori della nuova fermata della metropolitana e nuova stazione ferroviaria sotterranea di Odenplan stanno procedendo, e già in primavera dovrebbe aprire il nuovo ingresso.

I lavori più imponenti sono stati conclusi quest’anno: il tunnel di 15 km sotto la città è completato, incluso il tratto sommerso sul fondo del lag Mälaren.

Come gli altri anni, c’è stata una öppet hus, ovvero una giornata di apertura al pubblico, alla quale ovviamente ho partecipato. Il tunnel è imponente, così come i macchinari usati per scavarlo e rinforzarne il soffitto. L’ultimo diaframma che separava il tunnel dal lago è stato abbattuto, e ora stando sotto Södermalm si può vedere la luce entrare dalla parte non ancora chiusa dei lavori in Riddarholmen.

Ma la cosa che mi affascina di più di questo progetto è la sua gestione della comunicazione, e quanto sia sottolineato che si tratti di una cosa pubblica, e l’impatto che un costo così basso nell’economia del progetto può avere sulla sua percezione. La visita è stata organizzata bene, come gli altri anni. All’ingresso venivano distribuite giacche e caschetti, ma purtroppo nessuna citybanana. Lungo il tunnel erano disposti i macchinari, e molti sempre utili pannelli esplicativi che raccontavano quali accorgimenti fossero stati necessari per scavare sotto le costruzioni di superficie. In un tunnel di servizio c’era un piccolo cinema che proiettava i filmati del canale Youtube del progetto, e poi personale che spiegava cosa si stesse osservando, illustrava i piani, e proponeva piccoli esperimenti per i bambini.

All’uscita all’alta estremità del tunnel era aperto il “Caffè Santa Barbara”, dove venivano distribuite gratuitamente kanelbullar e caffè, mentre in un paio di stand all’aperto i bambini potevano giocare con alcune assistenti, disegnare e colorare le foto dei lavori, ed andare via con un palloncino ed un reflektor. I bambini più grandi, diciamo quelli fino a 80 anni, erano invitati a condividere le foto del giorno su Instagram con l’hashtag #sprängentunnel .

Qui un filmato “ufficiale” della giornata, e più sotto alcune fotografie:

Il mio album della giornata su Flickr

Il mio album della giornata su Flickr

Strane cose accadono in Tunnelbana

È da poco in onda in Svezia una serie TV americana chiamata Marvel’s Agent of S.H.I.E.L.D.,  e l’inizio di un’episodio è girato proprio a Stoccolma:

La scena è bella e ben girata, ma è divertente vedere come abbiano dovuto “adattare” la realtà per motivi scenici:

  • Gli “omini in rosso” sono inquadrati mentre scendono alternatamente due diverse rampe di scale, una larga a un lato della piazza e una stretta davanti alla Kulturhuset
  • Se ne vanno poi allegramente in direzione opposta all’ingresso della Tunnelbana
  • Scendono le scale mobili che dall’ingresso portano direttamente alla linea blu, e si dirigono verso il marciapiede di sinistra verso Hjulsta/Akalla, e nell’inquadratura successiva sono sul marciapiede di destra verso Kungsträdgården
  • La voci della stazione e del treno sono diverse (forse non riuscivano a registrarle in presa diretta) e l’omino dice “Attenzione [alla chiusura] delle porte” quando il treno sta ancora arrivando in stazione
  • Il treno parte da T-Centralen per arrivare… a T-Centralen
  • Sapevátelo: il vagone del treno non ha i classici sedili a gruppi di 4, ma ce li ha paralleli alle fiancate come in molte altre metro. A Stoccolma c’è solo una carrozza con quella configurazione, è del modello Bombardier C20F e non del “classico” Bombardier C20 ( http://en.wikipedia.org/wiki/Stockholm_metro#C20_stock_cars )

Tip Hat a Elena per la segnalazione :)

A spasso per Tensta, Akalla, Husby

È passata circa una settimana dalla cosiddetta rivolta di Husby. In questi giorni in molti quartieri si sono organizzato comitati spontanei di pattugliamento. Alla fermata della Tunnelbana vicino a casa mia si esortavano i genitori a trovarsi e a stare in giro dalle 20 a mezzanotte per “fare in modo che il nostro rimanga un vicinato sicuro”. Qualche giorno di pioggia poi ha raffreddato gli animi, e l’impressione è che più che davanti a una rivoluzione culturale ci si fosse trovati davanti a un’ondata di teppismo data dall’euforia.

Come scrivevo, niente fronteggiamento di eserciti, ma ragazzi che approfittano del buio e del senso di impunità per annunciare al mondo la loro esistenza.

Ma questa è solo la mia opinione. Un pensiero, o una foto su un giornale, pur se veritieri, possono dare un’immagine abbastanza distorta. Una volta durante la Missione Arcobaleno in Albania il nostro turno di volontari è andato a cena in un ristorante per salutarsi e per dare il cambio al nuovo turno arrivato dall’Italia. Durante la cena abbiamo sentito quello che sembrava uno sparo venire da qualche parte fuori dal ristorante, ci siamo guardati tutti, poi non è successo più nulla e abbiamo ricominciato a mangiare. Con noi al tavolo c’era un inviato della Gazzetta di Modena, che il giorno dopo titolò “Volontari modenesi coinvolti in una sparatoria”. Tecnicamente corretto, ma con un punto di vista piuttosto… stretto.

Così ho deciso di fare una passeggiata per tre quartieri che sono molto vicini a casa mia ma che non avevo mai visitato: Tensta, il ghetto che più ghetto non si può, Akalla, il capolinea della linea blu di non eccezionale nomea, e Husby, teatro appunto della rivolta. Volevo fare in modo che fosse la macchina fotografica a parlare, per cui ho fatto più panoramiche possibile: tolgono un po’ al dettaglio, ma rendono l’ambiente in cui sono scattate. Più sotto trovate una mappa ed un link alla galleria di immagini, con qualche commento. Noterete che ci sono poche persone, in realtà ho fatto foto con il cellulare nel modo più discreto possibile e ho approfittato di momenti in cui non passava nessuno. Con il proseguire della passeggiata ho acquistato disinvoltura, anche perchè passeggiare guardando nello schermo di un cellulare è quasi più frequente e normale di passeggiare normalmente :)

L’impatto con Tensta è stato forte: avendo la “coda di paglia” mi sembrava che mi guardassero tutti, mentre invece si facevano tutti allegramente i fatti propri. Colpisce che la lingua di sottofondo sia l’arabo, e che i vestiti siano diversi (molte tute da ginnastica e veli), colpisce vedere la gente seduta sui gradini a parlare come potrebbe essere in una (vecchia) piazza di paese italiana. Le bancarelle vendono frutta e verdura più bella e varia di quanto si trovi nei supermercati in città, e il clima è allegro o comunque indaffarato. Non è molto diverso da Rinkeby o da Rissne, se non forse per un’architettura più datata delle case, e qualche sbarra alle finestre del piano terra. Di solito il posto più “degradato” è l’uscita della metropolitana, ma qui niente da dire. Decido allora di lasciare la strada principale e di infilarmi nei quartieri residenziali, ma anche qui vedo effettivamente un sacco di verde, giochi per bambini, passeggiate pedonali e piste ciclabili, tutto pulito. Non c’é traccia di violenza, se non in un manifesto che invita gli abitanti a riunirsi e parlare di quello che è successo.

Rimango quasi deluso, perchè il mio cipiglio da “inviato sul fronte” e i miei timori si stanno rivelando decisamente infondati. Devo dire che qui in Svezia (o perlomeno a Stoccolma, non ho esperienza altrove) è molto popolare la “Teoria delle finestre rotte“. Ogni segno di degrado viene rimosso appena possibile, in modo da non incoraggiarne altri. In teoria lo sforzo necessario è minore rispetto a “ripulire” una volta ogni tanto, ma non riesco a calcolare quali possano essere i costi reali. Un esempio è la metropolitana, in cui è quasi impossibile vedere treni graffitati, perchè vengono costantemente messi fuori servizio e ripuliti. Così a spasso per Tensta non dico niente macchine incendiate, ma niente graffiti. L’unico (graziato?) è una bella margherita con scritto “m’ama non m’ama”.

Sento un grosso vociare e suoni amplificati, vado a vedere che succede, e mi ritrovo in mezzo a una festa organizzata dalla scuola. Gli edifici sono belli e l’aria è festosa, ma non è facile indovinare che si tratti di cittadini svedesi.

Attraverso i cortili della scuola e mi dirigo verso Husby, deciso a trovare un posto sufficentemente degradato per il mio reportage. Vedo svettare in alto una torre dell’acqua di cemento. Un sentierino passa fra gli alberi e si intravede una rete abbattuta. Subito mi vengono alla mente depositi di immondizia, odore d’urina, graffiti, e resti di chissà cosa o chi. Mi inerpico e trovo cemento lindo, ghiaia pettinata, prato rasato e qualche panchina panoramica. A est di Tensta passa la superstrada E18, al di là della quale c’è un’enorme area verde. All’orizzonte svettano i grattacieli di Kista, la Silicon Valley de noartri de Stoccolma, e i palazzoni di Akalla e Husby. Dovrò attraversare autostrada e campi incolti per raggiungerli.

Mentre raggiungo un ponte pedonale, attraverso un campo da calcio e, in un piccolo parcheggio, vedo finalmente (?) la prova che qualcosa sia successo davvero: una macchia di bruciato sull’erba e una nel parcheggio, ma rottami e residui sono stati portati via, e l’immagine di una bravata fatta in un posto isolato prende sempre più piede rispetto alla Rivoluzione. Proseguo, attraversando il ponte, e arrivo in mezzo a un vero e proprio parco. C’è una fattoria di legno rosso e bianco con mucche (rosse e bianche) al pascolo, e un cartello turistico. Imbocco una strada ghiaiata e mi ritrovo … in un campo di Freesbee-Golf. Ovvero, una variante del Golf in cui si deve far arrivare un freesbee in “buca” con meno tiri possibili.

Niente è recintato, ma non ci sono cartacce, rifiuti, nemmeno una lattina. Attraverso il campo e mi inerpico su una collinetta, dalla quale posso osservare i quartieri circostanti. Un barbecue panoramico e una panchina colorata con le bombolette spray suggeriscono serate di ragazzi, ma nulla di particolarmente losco. Scendo dall’altro lato della collina, passo vicino a un laghetto, mi avvicino alle case di Akalla. Passo vicino a uno degli onnipresenti portoni di metallo che si aprono nelle colline di granito, fantasticando di guerra fredda o di depositi di ghiaia. I palazzoni svettano, ormai dovrei essere arrivato.

Aggirato un boschetto, mi ritrovo in una zona di Kolonilott, ovvero la versione locale degli “orti degli anziani”. Casettine, fiori, insalata, zucchine. Bimbi giocano a calcio sotto un traliccio dell’alta tensione. Mi ritrovo un mezzo ad “Akalla By”, ovvero quello che forse un tempo era il nucleo del paesino di Akalla, qualche fattoria e fienile nel classico “rosso falun”, riadattate a parco, laboratori di falegnameria e ceramica, club giardino. Fra tre casette intorno a un cortile fiorito ne spicca una con una bandiera, la bandiera delle biblioteche (?), si chiama “smultron”, fragola di bosco.

Sono quasi piccato, non è decisamente quello che mi aspettavo! Evidentemente ho mancato tutti i posti più brutti, loschi o malfamati. Un viottolo conduce verso i palazzi, andiamo a vedere.

Akalla Centrum consta di palazzi ristrutturati e di una lunga fila di palazzi paralleli come tessere del domino, che si estendono da Akalla a Husby. Alla loro base parchi, parchetti, i classici giochi per bambini e luoghi pubblici, varie scuole, un ambulatorio, un’altra bibioteca, negozi. Si vede che non siamo a Stureplan: i cibi in vetrina sono esotici, i cartelli sono sia in svedese che in arabo, i vestiti non proprio quelli di H&M. Metà dei negozi ha sbarre alle finestre, passano molti veli e caffettani, ma c’è sempre un’aria tranquilla. Provo a immaginarmi le notti di Novembre e non posso dire che sarei felice di passeggiare allo stesso modo, ma mi vengono in mente molti pochi altri posti in cui vorrei passeggiare in una notte di Novembre.

Proseguo verso una strada pedonale/ciclabile verso sud, e finalmente arrivo a Husby. I palazzi sono più alti, separati da strade avvallate ed affiancate da alberi e percorsi pedonali. Ponticelli pedonali uniscono diversi isolati. Mi incammino verso Husby Centrum. Ecco altri segni di violenza. Una pizzeria ha le vetrine infrante, riparate con il nastro adesivo. Pochi clienti sui tavolini all’aperto fumano con gli occhi chiusi verso il sole.

Il centro si sviluppa intorno all’uscita della Tunnelbana, con piccoli cortili circondati di negozi. Anche qui bancarelle di frutta e verdura, c’è un vetro rotto nella stazione della Metro ma un cartello arancione dice che le riparazioni sono già state pianificate. La biblioteca ha avuto la peggio, insieme a un vicino asilo, perchè le vetrine sono crepate. Oltre i vetri e il nastro adesivo operai lavorano per rimettere a posto, un adesivo sulla finestra dell’asilo segnala che il vetro di ricambio è stato ordinato il 20 maggio. Sembra quasi di leggere “scusate il disagio”. Proseguo in mezzo ai condominii, che si affacciano a cortili comuni. Tutti con giochi per bambini, prati curati e nessuna immondizia. La gente passeggia, chiacchiera, sembra conoscersi un po’ tutta. Mai ricevuta un’occhiata di traverso. Una bambina sbuca da un angolo, si accorge di essere sola, e comincia a piangere “mamma, mamma”, dallo steso angolo esce una ragazza col velo intorno al capo che la raccoglie la bacia e mi guarda sorridendo come per dire “i bambini, eh?”.

A questo punto veramente penserete che stia infiorettando e dipingendo tutto rose e fiori, ma vi assicuro che sono rimasto sorpreso io in primo luogo, e che mi sono impegnato per cercare di essere obiettivo il più possibile. Lascio che a parlare sia la macchina fotografica. Mi aggiro per cortili, alcune case sono vecchie, ma vi assicuro che a Modena ho visto di molto, di molto, ma di molto peggio. La stagione poi ci mette del suo, il sole è ancora in cielo, e gli alberi sono tutti verdi e fioriti, e questo da una bella “mano di vernice” al paesaggio.

Finalmente trovo alcuni luoghi che avevo visto sul giornale. Due ombre di auto bruciate sull’asfalto, ed il palazzo simbolo. Lì sotto un furgone è stato dato alle fiamme, e l’angolo dell’edificio è annerito e senza vetri alle finestre. Ma già ci sono pannelli di compensato, e la macchia scura è coperta da una gru e dal ponteggio dei restauri.

Alla fine, sono sceso in metro e sono ritornato a casa. La mia impressione? Non mi sembrano posti terribilmente degradati. Sono contento dove abito io, e non farei a cambio, ovviamente ci sono posti molto più belli, ma tutti mi sembra tranne che l'”Hotel Eroina” di Modena, o certi quartieri di Roma o Milano o Bologna in cui mi sia trovato a passare. Ovviamente questo non toglie ne aggiunge molto al tema dell’immigrazione di cui si parlava anche qui. Una passeggiata è una cosa, avere una vita, un lavoro e una buona situazione familiare è un’altra, ma non credo che guarderò più con sospetto la metro quando, ripartendo dalla mia fermata, si inoltra verso nord in un’angolo mentale di mappa che fino a ieri riportava “hic sunt leones“.

Osserva le foto nella cartina cliccando qui o nell’album di Flickr cliccando sull’immagine qui sotto:

2013-05-30 Tensta-Akalla-Husby

Il set di foto su Flickr

La rivolta di Husby

Fonte: The Local, http://www.thelocal.se/48078/20130523/

Fonte: The Local, http://www.thelocal.se/48078/20130523/

Articolo aggiornato il 24/5 alle 10:00

troubles in paradise“, dicono ironicamente gli inglesi.

Nella notte di sabato scorso sono scoppiati disordini nel quartiere di Husby, vicino a dove abito io, e nei giorni successivi si sono estesi ad altre aree della città.

Con il perdurare dei fatti, la notizia ha cominciato a diffondersi fino ad arrivare a giornali e telegiornali italiani, molte persone mi hanno chiesto se stessi bene, se fossi a rischio e che cosa stesse realmente succedendo in città. La cosa è molto più semplice di quanto sembri, ed allo stesso tempo molto più complicata. Ma forse è meglio cominciare dalla storia e dall’attuale stato delle cose.

La settimana scorsa la polizia è stata chiamata perchè un signore di 69 anni, di nazionalità ancora non dichiarata sui giornali, aveva cominciato a dare di matto in un’appartamento, brandendo un grosso coltello. I poliziotti giunti sul posto sono stati insultati e minacciati di morte dal tizio, dal balcone del suo appartamento, ma la situazione sembrava grossomodo sotto controllo, fino a che non si è saputo che in casa c’era anche una donna. Per recuperarla è stata fatta irruzione nella casa, è stata usata una granata flash-bang per stordire il tizio, ma non è bastato e pare che abbia attaccato i poliziotti, che gli hanno sparato ferendolo gravemente. La donna è stata portata in salvo, il tizio è morto poco dopo in ospedale.

Questa reazione è stata giudicata violenta, spiega un insolitamente ben equilibrato articolo di Repubblica, dagli abitanti del quartiere, che avrebbero iniziato a protestare e generato così una rivolta.

Aggiornamento 24/5: L’uomo era  di nazionalità Finlandese. Le reazioni all’operato della polizia pare siano scaurite dallo spiegamento di forze e dalla dichiarazione che l’uomo fosse morto in ospedale quando invece è stato portato via e fotografato già morto sul luogo dello scontro. Ora la mia opinione è che possa essere una questione di legittimi punti di vista: probabilmente l’uomo è stato dichiarato morto in ospedale. Ma una popolazione che vive sotto la pressione della Polizia può vedere tutto come un atto di forza e un tentativo di copertura. Molto interessante un’articolo postato da una mia amica, che merita una traduzione migliore di quanto possa fare Google Translate: http://www.aftonbladet.se/kultur/article16832905.ab

E qui la realtà comincia a divergere da quella che potrebbe essere l’impressione che ci si può fare dai giornali. Non si tratterrebbe di un’insurrezione popolare, ma dell’impeto vandalistico e di protesta di qualche decina di giovani, principalmente intorno ai 18 anni. Questi giovani di danni ne hanno fatti eccome, dando fuoco a un centinaio di auto (!) e spaccando vetrine, nonchè appiccando fuoco anche a stazioni di polizia, e tirando sassi a pompieri e ambulanze accorse sul luogo.

L’ondata di disordine si è allargata in breve tempo ad altri quartieri, atti vandalici molto seri si sono susseguiti anche nelle notti successive ai confinanti Rinkeby, Hjulsta, Tensta, Kista, e poi anche in altre zone della città, Skarkpnäck, Jakobsberg, Älvjö, una quindicina in tutto. I fuochi che hanno richiesto l’intervento dei pompieri sono circa un’ottantina in tutto.

Fonte: The Local http://www.thelocal.se/48096/20130523/

Fonte: The Local http://www.thelocal.se/48096/20130523/

Non riesco bene a spiegare come vorrei: la gente è allarmata e i danni sono ingenti, ma non si tratta di una guerra quartiere per quartiere o di una intifada di interi quartieri in rivolta, ma di una specie di “euforia da vandalismo” che si è diffusa fra i ragazzi dei quartieri a più alto tasso d’immigrazione. Non si rischia la vita, non ci sono bande armate che si scontrano per le vie, la notte non è illuminata dal rosso dei roghi, non c’è un coro costante di sirene, e non ci sono file di celerini in tenuta antisommossa a sbarrare le strade. D’altro canto persone e comunità hanno subito danni, c’è stata una manciata di arresti, e certamente la gente si sente attaccata nella sua tranquillità quotidiana. I primi ad esprimere disagio sono proprio gli abitanti dei quartieri, perché non condividono questi gesti di (relativamente) pochi, e non sono certo felici del riflesso che queste azioni può avere sulla loro immagine e condizione di immigrati. Contro manifestazioni pacifiche di dissociazione si sono tenute alla luce del giorno.

Per dire, già anche io mi sento a disagio, sebbene non viva in nessuna a zona a rischio e possa definirmi decisamente un “immigrato di lusso”. E ha fatto un certo effetto sentire nella stazione della metropolitana che gli autobus notturni per Tensta, Husby e Rinkeby sono stati sospesi per “disordini”.

Startsida – AB Storstockholms Lokaltrafik

Insomma non voglio nè minimizzare ne ingigantire, ma vorrei dare una reale dimensione di quello che sta succedendo.

Il problema è molto più complesso di quello che possa sembrare. In questi quartieri, è vero, il tasso di immigrazione arriva all’80%. Ed è anche vero che non sono considerati “bei quartieri” dagli stoccolmesi, i prezzi sono più bassi e l’edilizia è molto funzionale. Ma, e chi li ha visti se ne è reso conto facilmente (cavolo, basta anche usare Google Street View), non si tratta di ghetti invivibili, con case in rovine e sovraaffollate, e rifiuti per le strade. Sono quartieri con il loro centro civico, la biblioteca, il verde, i servizi. La scuola di Rinkeby è anche stata indicata come modello in una vecchia puntata televisiva di una trasmissione italiana. E non mi è mai capitato di sentirmi a disagio paseggiandovi sia di giorno che di notte.

Aggiornamento 24/5 ore 10:00: mi riportano che il quartiere di Tensta è uno dei peggiori in assoluto, con condizioni… diciamo meno che idilliache. E le notizie girano, sono riportati eventi in varie parti della città e non sempre la gente che ci abita ha notato qualcosa. D’altro canto, piccole cose qua e la sono vandalizzate, e fa impressione perchè fanno parte della quotidianità, come un baretto sul lago a Södermalm. Le macchine e le pareti bruciate certo fanno impressione.

Ma allora il problema qual’è? Io ho una vaga idea, e posso provare a comunicarvela: è il modello di integrazione Svedese che ha qualche cosa che non va, anche se non ho esattamente idea di cosa. Lo stato sociale ha puntato davvero tanto sull’integrazione, attirandosi anche le antipatie della popolazione più nazionalista e populista (un po i nostri leghisti, per fare un paragone). Sussidi, assistenza sociale, risorse devolute a scuole e formazione, corsi di linga gratuiti, sono tutte azioni che lo Stato ha intrapreso per costruire una “rete di solidarietà” attorno agli immigrati. E queste cose portano il loro frutto, i livelli normali di criminalità (ordinaria) sono bassi, la scolarizzazione è alta.

Ma credo che queste cose da sole non siano sufficienti, come per esempio non è sufficiente per un genitore sempre fuori casa per lavoro comperare giocattoli, cibo e vestiti per un figlio che non vedono quasi mai.

Più volte parlando dell’argomento io ho ribadito che, sebbene sia estremamente facile convivere, è molto difficile integrarsi, “fondersi” con la società. Io probabilmente non lo potrò mai fare, forse servirà almeno una generazione in più. Uso spesso la metafora di goccioline d’olio sospese nell’acqua, possono essere ben mescolate ma non saranno mai un tutt’uno.

Io stesso non so bene se per necessità, per inevitablità o per pigrizia, ho tessuto la mia rete sociale principalmente con italiani che vivono qua, perchè è più facile condividere idee, gusti, modi di concepire il mondo che ci circonda. E comunque la mia “rete” italiana è fatta di persone che lavorano nel terziario, o nella ricerca, o in istituti sovranazionali, di cultura alta.

Non è difficile immaginare cosa voglia dire essere un ragazzo sedicenne del Sudan o della Somalia. Avere cibo, e istruzione e una casa dignitosa, ma trovarsi in un certo senso isolato in una terra di nessuno, essere nato e cresciuto Svedese in una comunità che per storia, convenienza, aggregazione si trova in una parte remota della città, e che più si stringe alla propria comunità per sentirsi accettato e riconosciuto più si stacca dalla… svedesità. Trovare lavoro è più difficile, cresce la frustrazione.

La noia, una buona fetta della stupiditàdi chiunque guardi il mondo con gli occhi di un diciottenne (diciottenni non me ne vogliate, lo sono stato anche io, sia diciottenne sia stupido), questo senso di “buonismo” della società che non ti punisce mai veramente, che provvede ai tuoi bisogni ma non ti fa sentire accettato, quel misto di euforicità e di noia dei gruppi di coetanei, tutte queste cose possono spingere a gesta gravi, inutili e controproducenti come quelle di questi giorni.

Pompieri e Polizia sono visti ed attaccati come simboli dello stato, e più vengono attaccati più frange dell’altra estremità sociale hanno buon gioco ad indicare queste persone come pericolose e dannose, e supportano teorie razziste. Poliziotti (alcuni) che considerano feccia queste persone, e le insultano con epiteti razzisti, dal loro punto di vista ben meritati.

Come se ne esce? Cosa cambiare? Onestamente non lo so. Leggo alcune cose sui giornali, il ministro per l’integrazione ha ribadito che non é una lotta dei giovani contro la Nazione, in un’intervista molto ferma ma anche molto pacata. Un pompiere di una caserma vandalizzata che ribadisce che continuerà a lavorare a a cercare di aiutare chiunque ne abbia bisogno e diventa Svedese della settimana, un ex poliziotto razzista che, ravveduto, si dedica ad identificare e riportare gli abusi della polizia, sono tutte cose che mi sembrano passi nella giusta direzione,  anche se non risolutivi. Forse un’atteggiamento diverso della stampa.

In generale, mi pare che si cerchi di parlare di come risolvere il problema, di cosa poter fare di più e meglio, e non di cercare di “fare notizia” e di buttare benzina sul fuoco, o risolvere il problema alla radice ignorando che l’immigrazione è inevitabile e fino necessaria. Queste sono cose a mio avviso giuste, anche se non so quanto efficaci. Certo ci vorranno anni, anni, probabilmente generazioni, e penso a tutti i nuovi Svedesi che sono nati con una parte italiana, giapponese, thailandese, americana. Spero che la soluzione sia quella.

Su Facebook si è articolata una discussioncina piuttosto interessante, vi consiglio di leggere anche i commenti qui sotto.

Valborg 2013

Una cosa fatta una volta è un’esperienza, una fatta due volte una ripetizione, fatta tre volte diventa una tradizione. Così anche quest’anno si è celebrata Valborg, la notte di Valpurga, di cui avevo raccontato gli anni scorsi, nel 2012 e anche nel 2008.

Quest’anno, complice il clima più mite del solito, la fiaccolata ed il falò mi sono sembrati molto più popolati! Ecco alcune foto:

Il set su Flickr

Il set su Flickr

Spirito Allegro

Momento (auto)promozionale!

I prossimi 1, 2 e 3 Giugno, al teatro “Hjorthagens Medborgarhus” (T-Ropsten, uscita Hjorthagen, Artemisgatan 19), A Stoccolma, sarà messa in scena un adattamento in Italiano della commedia “Spirito Allegro”, di Noël Coward.

Lo spettacolo è recitato, organizzato e prodotto dalla compagnia teatrale amatoriale italiana “Varför inte” (“perchè no“) di cui sono orgogliosamente entrato a far parte quest’anno :)

Cose dell’altro mondo! Accorrete numerosi, garantisco risultati eccezionali!

Locandina