Brunnsviken ghiacciato

“Brunnsviken” è il nome del piccolo fiordo che bagna le rive dell’Hagaparken, il parco pubblico vicino a casa mia.
Da lì partì la mia esplorazione delle acque della città, in luglio, durante una gita in kayak. Ieri, approfittando della bella giornata e dell’invio di Giusi sono andato a… camminarci sopra.
Date le basse temperature di questi giorni il lago è quasi completamente ghiacciato, e approfittando del fine settimana decine e decine di “Stockholmers” sono corsi a fare escursioni sul ghiaccio.
Sono sfruttati praticamente tutti i mezzi immaginabili, da scarponcini e pattini, ovviamente, ma anche trazione canina, pattinaggio a vela, “cordate”, passeggini con neonati e biciclette.
In Svezia non c’è un ente che verifica e comunica lo stato di sicurezza del ghiaccio, per cui non c’è un’effettiva garanzia di tenuta del ghiaccio. Molti portano due speciali rampini appesi al collo, che sono utili per agganciarsi e tirarsi su in caso di cedimenti. Altri semplicemente… non se ne preoccupano :)
La spessa lastra di ghiaccio nero era impressionante, attraverso la sua superficie si vedevano bolle d’aria intrappolate e “spaccati” di crepe che facevano capire che la lastra era spessa almeno 30 cm! In alcuni punti strani giochi di correnti, o “giunture” di diverse aree di temperatura e profondità, creavano strane scie sulla superficie.
Ogni tanto si sentivano cupi e profondi tonfi, che insieme ai rumori dei pattini creavano un certo spavento, come testimonia il filmato dell’album di Flickr:
(Date un’occhiata all’orario in cui sono scattate le foto e a come si presentava il cielo in quel momento!)
Iced Brunnsviken

Canone Cancrizzante

Nel vastissimo libro Gödel, Escher, Bach si parla a lungo del Canone Cancrizzante di Bach, tanto da utilizzarlo anche fonte di uno dei personaggi principali (il Granchio).
E’ composto da due voci che, sovrapposte, compongono un’armonia, come il classico “fra Martino campanaro”. Ciò che lo rende particolare è che le due voci sono eseguite sullo stesso spartito, suonando le stesse note, ma in due direzioni diverse!
Douglas Hofstadter, l’autore del libro, usa questa analogia per passare ad argomenti più complessi, per esempio associando il Canone Cancrizzante al “movimento” degli enzimi su una catena di DNA.
Se volete ascoltare il canone avendone una visualizzazione grafica, guardate il video a questa pagina, “Canone 1 a 2“.
Via [Massimo Morelli su FriendFeed]

Lönesamtal

Una nuovo tratteggio dell’ambiente lavorativo qui in Svezia.

Ho ricevuto su Outlook l’invito da parte della responsabile delle risorse umane per una riunione etichettata come “Lönesamtal“.

Magari a causa di precedenti negli anni scorsi, qualsiasi convocazione dell’HR evoca in me un’esperienza a metà fra la visita medica in un Gulag della STASI, le 12 fatiche di Asterix nel palazzo della burocrazia, e il giudizio del mio cuore da parte di un dio dalla testa a forma di sciacallo.

Ma forse quello che riassume meglio il concetto è Catbert, il Malvagio Responsabile delle Risorse Umane, con similitudini  sin troppo inquietanti (chi sa, sa).

E questo nonostante la mia attuale HR sia ben differente da Catbert!

La conversazione si è svolta con l’ausilio di una tazza di caffè e una di latte, rigorosamente NON ai due estremni di una scrivania, ma su due poltrone affiancate. Lì ho saputo che in Svezia (come in altri paesi, immagino), una volta all’anno, per ogni dipendente c’è una Lönesamtal, ovvero una discussione sullo stipendio. Invece di aspettare che la memoria dell’ultimo aumento svanisca, o che qualche impresa gloriosa in congiunzione con un evento cosmico-budgettario permetta di vincere l’imbarazzo del dipendente per andare a battere cassa dal datore di lavoro, ogni anno si mette in discussione lo stipendio.

Si parla degli obiettivi dell’anno, di come ci si sente, di come si viene visti dal datore di lavoro, si ripercorrono gli eventi salienti.

Alla fine del riepilogo l’HR considerate le riflessioni e la congiuntura economica, comunica la variazione di stipendio, che può andare in media dallo 0% al +4%. In genere si fanno questi conti ad aprile/maggio, alla chiusura del budget, ma nella nostra azienda si fa a gennaio.

A seguire, all’incirca a metà dell’anno, si fa una seconda riunione (di cui non conosco o ricordo il nome)  in cui si fa il punto della situazione, e si parla più di motivazione, di come si vive il lavoro, come ci si trova in azienda e con i colleghi.

Se vi chiedete come mi sia andata, beh, devo dire… piuttosto bene :)

Norvegia

Le vacanze di Natale sono state molto lunghe, e fra un post delirante su una biblioteca totipotente e uno spot di ragazze danesi in bikini, mi sono accorto che è praticamente da Novembre che non do notizie sulla mia vita quassù al nord.
Proprio mentre stavo facendo queste considerazioni, e stavo saltellando da una città dell’Italia a un’altra, prima del rientro, ho ricevuto alcune telefonate e mail di lavoro.

wipcore_smallbrighstep_small Innanzitutto dal primo di gennaio abbiamo cambiato nome, ora non lavoro più per la Wipcore ma per la Brighstep.

Si tratta di un redesign di facciata, grossomodo la struttura è la stessa. E’ incredibile come nella mia vita abbia lavorato per 8 o 9 aziende, cambiando di fatto scrivania solo tre volte :)

L’altra novità ben più sostanziale è stata l’acquisizione di un cliente in Norvegia, e che quindi il mio primo giorno di lavoro del 2009 non si sarebbe svolto in ufficio qui a Stoccolma, ma ad Oslo!

Sono arrivato Domenica sera dopo una giornata intera di viaggio, in tempo per ribaltare la valigia sul divano, rifarla, e spolverare il completo. Chi mi conosce sa che io l’ho sempre chiamato “il costume”, ovvero il costume che ti qualifica come persona seria, come la tutina di spandex identifica i supereroi (o gli Abba). Ironicamente quel tipo di vestito in svedese si chiama “kostym [kåst'y:m]“.

Alle tenebrose 5.30 del mattino, scavalcando gli scatoloni dell’IKEA tuttora stazionanti nel mio salotto dopo l’ultima sessione di assemblaggio, sono uscito per tornare all’aeroporto Arlanda.

Il volo “Norwegian Airlines” è piuttosto affollato, la maggior parte delle persone, uomini e donne,  sono in costume come me. Al “bing” dello spegnersi della spia delle cinture di sicurezza è tutto un florilegio di notebook, subnotebook e palmari, e affiora in me il ricordo febbrile di chi approfittava del viaggio in corriera per finire i compiti prima di arrivare a scuola.

All’atterraggio a Oslo è seguito un treno superveloce ed infine un Taxi, per arrivare a destinazione. Non mi dilungo sui dettagli lavorativi, se non per far notare che in Norvegia la pausa pranzo praticamente non costuma: un’amica mi aveva avvisato prima della partenza, ma in effetti, nonstante in azienda sia presente una mensa interna, la pausa pranzo SE viene fatta è di pochissimi minuti. In compenso però, alle quattro in punto la reception dell’azienda ha chiuso, e molte luci hanno cominciato a spegnersi.
Alle cinque, quando siamo entrati in albergo, la receptionist ci ha comunicato che potevamo già accomodarci al ristorante.

Prima e dopo la cena c’è stato altro lavoro da fare: sprovvisto come sono di portatile e valigetta, sono stato costretto a comprare un blocco note in aeroporto e prendere appunti a penna e sul retro di alcuni fogli stampati per tutti e due i giorni. L’ho definito (suscitando consensi, peraltro) il netbook wireless più leggero e con la più alta autonomia che mi sia capitato di usare :)

Tornerò (spero meglio attrezzato) la prossima settimana, e altre volte nelle settimane a venire. Spero, essendo solo ed essendoci un pochino più di calma, di contribuire con delle fotografie.

Discorsi lavorativi a parte, la Norvegia mi ha fatto uno strano effetto, e non solo perchè nelle barzellette svedesi i norvegesi svolgono la stessa funzione dei nostri carabinieri (“Sai come si fa ad affondare un sottomarino norvegese? Si manda un subacqueo a bussare allo sportello”).

Oslo è una città costruita su un fiordo, il paesaggio è principalmente costituito da colline rocciose ricoperte di abeti e betulle. Il sole basso all’orizzonte anche a mezzogiorno illumina casettine di legno colorate e moderni edifici di vetro e acciaio, bancarelle vendono wurstel caldi, i prezzi sono espressi in corone (“199:-”), le parole sono riconoscibili e le conversazioni comprensibili, le facce sono quelle di qualsiasi via di Stoccolma, persino lo stile del cibo è familiare.

Tutto è estremamente simile alla Svezia, ma leggermente, impercettibilmente, inquietantemente diverso, sembra di essere in un episodio di “ai confini della realtà”.  Non solo l’onnipresente bandiera è graficamente simile ma anche diversa (a proposito, ecco (in inglese) un piccolo riepilogo di forme e storia delle 7 bandiere scandinave. Sì, sì, sono sette), ma le parole, le pronunce sono appena appena differenti: toni diversi (gli svedesi dicono che i norvegesi sembrano sempre allegri), qualche “å” in meno, lettere “ø” al posto delle “ö”, rarissime “æ” al posto delle “ä”, e ogni tanto qualcosa di completamente diverso (“pølse” al posto di “korv”). Le insegne, i marchi, i colori, sono innegabilmente dello stesso stampo di quelle di Stoccolma, ma vagamente aliene, non riconoscibili.

Ho passato due giorni con l’assurda sensazione che tutti, televisione sottotitolata inclusa, si fossero messi d’accordo nel parlare in modo strano per rendermi più difficile la comprensione dello svedese :)

Anche i Danesi, però….

La Svezia è “avanti” sotto molti aspetti, inclusi gli spot pubblicitari (ne pubblicai qualche settimana fa uno di Bjorn Borg, e cercando IKEA su Youtube se ne trovano molti spassosissimi).
Devo dire però che in Danimarca non stanno a guardare (ehm, scusate il gioco di parole).
Ecco lo spot di una catena di negozi di elettronica, i cui due minuti abbondanti servono a reclamizzare una lavatrice:

Link: Fleg Master Tlpizza

Il Disinformatico NSFW (Not Safe For Work) da cui riporto la notizia, dice che

Lo slogan conclusivo dello spot, a quanto pare, è un gioco di parole: Lige over grænsen significa “oltre il confine”, sia nel senso di uno spot che supera i limiti di quello che sarebbe consentito dalla normale diffusione televisiva, sia nel senso che Fleggaard riesce ad avere prezzi bassi perché si procura la merce nei paesi vicini: oltre confine, appunto.

Ecco un altro spot che illustra la strategia di approccio dei clienti (e, a pensarci bene, anche il target):