Report e i sindacati in Svezia

In genere non guardo mai Report, non perchè sia una trasmissione scadente, anzi (sebbene nel suo servizio sul vino, un paio di anni fa, ricordo che alcune informazioni erano spinte piuttosto decisamente verso il sensazionalismo); è solo che poi soffro di mal di fegato.

Questa volta Report si occupa di sindacati e, più precisamente, confronta quelli italiani e quelli Svedesi.

Ecco la pagina con il testo e i video del servizio: http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%5E1080584,00.html

Nel dettaglio, la spiegazione del funzionamento dei sindacati svedesi: http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Report%5E17%5E143915,00.html

Celebrando l’autunno al Centralbadet

E’ passato un sacco di tempo dall’ultimo post, scritto con l’iPod sotto le coperte del mio vecchio vecchio letto, a casa dei miei genitori.

L’inverno si avvicina a grandi passi, gli alberi si sono incendiati di rosso e giallo, e nel giro di un paio di settimane le foglie stanno lasciando definitivamente i rami, creando mucchi negli angoli che con il vento teso formano mulinelli danzanti.

Mentre le vetrine cominciano ad affollarsi di zucche e pipistrelli, sorvegliate in Drottningatan da un bonario fantasmone, la gente cammina frettolosa, sollevando sbuffi di fiato, e in cerca di un caffè con cui riscaldarsi.

Con il ritorno all’ora solare, verso le quattro e mezza c’è una strana luce di penombra, enfatizzata dai fari delle auto e dai lampioni accesi, mentre durante il resto del giorno le ombre sono lunghe a dismisura e tutto è immerso in una luce radente che da strani colori alle cose.

In questo clima non c’è davvero tempo per immalinconirsi: le visite di ospiti sono sempre più frequenti, e le serate con i nuovi amici in città si accumulano, intervallate solo dai corsi di Svedese. Dal mio ritorno in Italia ben poche volte sono rimasto a cena a casa da solo, ma ormai tengo una certa età, e non mi sarebbe stato possibile reggere a lungo. Così ho deciso di cominciare ad utilizzare le 2000 corone che l’azienda mette a disposizione ogni anno ai dipendenti, per l’iscrizione a palestre, impianti sportivi o centri benessere.

Tutto si può prenotare dal sito http://www.wellnet.se, che fra l’altro abbiamo fatto noi 😉

La meta prescelta è il Centralbadet, una struttura “balneare” in pieno centro storico, sulla frequentatissima Drottninggatan. L’edificio è nascosto in un cortile interno, ed è in uno stile pseudo-liberty da inizio 1900: il centro infatti aprì nel 1904.

Purtroppo non ho pensato a portare con me la macchina fotografica, pensando che non fosse possibile utilizzarla, ma ho scoperto che è consentita. Per cui, per ora accontentativi della mia descrizione, poi integrerò la prossima volta 🙂

L’ingresso è direttamente nel caffè, in cui verso le 10 del mattino persone di tutti i tipi si stanno godendo la loro colazione, a base di frutta o delle onnipresenti torte che ammiccano dal bancone. Una scaletta conduce al piano di sotto, dove in un’ordinata fila una decina di persone attende il loro turno d’ingresso. Alla reception si viene dotati di una chiave da armadietto con elastico, un asciugamano, di un morbido accappatoio bianco, e poi si prosegue per gli spogliatoi, in cui come prima cosa è necessario togliersi le scarpe. Da qui in avanti, solo scalzi: niente scarpe, niente ciabatte, niente cuffia.

Dopo essere passati per le docce (gli ambienti sono in stile con l’edificio, con vetrate a quadretti, mattonelline a scacchi, ma moderne docce a fotocellula), si entra nell’area Relax.

Una sala illuminata con luci soffuse e candele, dominata dal bancone del bar e da vari tavolini, ai quali è possibile consumare bevande, spuntini o interi pasti (dal costo piuttosto significativo, però), con un sottofondo di musica chill-out. Girando attorno al bancone si accede ad una piccola piscinetta termale con acqua a 34°, a fianco di una vasca ad idromassaggio da 12 persone. Sotto la luce indiretta di alcune finestrelle, qualcuno riposa o legge su delle sdraio di legno.

Da qui si accede alle sale “monosessuate”, dedicate a sauna e bagno turco: oltrepassando una porta si è tenuti a togliersi il costume, per accedere a una stanza “calda” con delle sdraio di legno, e l’accesso a due saune, a diversi gradi di umidità. Incredibilmente, (ma scoprirò poi che è usanza comune, nonostante sia vietato) dei ragazzi chiacchierano in sauna con dei bei bicchieroni di birra, evidentemente dovranno berla in fretta, prima che diventi brodo!

Se venite in dolce compagnia sarebbe un peccato passare il tempo divisi, per cui dalla sauna si può accedere alla stanza del bagno turco, comune fra uomini e donne. Nonostante l’intenso nebbione, l’asciugamano è obbligatorio (sebbene in altri posti del paese il nudo promiscuo non sia considerato niente di sorprendente).

Dal piano “relax” si possono salire le scale , ed accedere alla grande sala coperta della piscina principale. Su un lato ci sono grandi vertrate in stile, piante e “salette” chiuse da tende con una panchina, una finestrella e un termosifone (!), insieme a grandi poltrone di vimini. In fondo le docce, sulla sinistra una serie di salette private con lettini abbronzanti e per massaggi.

Su due lati corre un ballatoio con altre salette per massaggi, ed una “waiting area” con altre poltrone e lettini di vimini. Tutta la stanza è decorata in stile “balnare”, con disegni di onde, e di fondali marini. Tutto è sovrastato da una vetrata decorata.

In un angolo ci sono due salette con vasche di legno in qui è possibile fare dei bani caldi tradizionali, con porta chiusa e a lume di candela, e con erbe profumate. Nell’altro angolo, insonorizzata da una doppia parete a vetri, la piscina per i bambini, attrezzata di giochi e giocattoli di tutte le forme e colori.

L’ambiente è vagamente irreale, con tutte le persone (in prevalenza donne) avvolte in questi asciugamani bianchi, intente a chiacchierare e sorridere insieme, come nel migliore degli spot televisivi.

Nel pomeriggio la situazione comincia a cambiare, e la struttura diventa un pochino affollata, soprattutto nell’area lounge – bar. Per fortuna, le saune rimangono un isola di silenzio, tranquillità, e.. calore.

Al momento dell’appuntamento per il massaggio varie graziose signorine bionde ed un omone grosso, alto pelato escono a chiamare le persone in attesa. Le mie preghiere sono state esaudite, perchè l’omone se ne è andato con un signora. Io sono stato accolto da una delle ragazze, che si è presentata e ha cercato di mettermi in tutti i modo a mio agio. Fra i vari massaggi disponibili ho scelto quello “tradizionale svedese”, di cui peraltro ignoravo l’esistenza.

Tutto questo trattamento deve in effetti aver giovato, perchè domenica mi sono svegliato alle tre del pomeriggio!

Il prossimo passo sarà assolutamente il centro Yasuragi

Partito… O ritornato?

Per la prima volta dal 2 luglio, sono tornato in Italia. Sembrano trascorsi anni, sembrano trascorsi pochi minuti.
Sono come sdoppiato: una parte di me guarda i soliti posti e li trova esotici, risponde “ja” alle domande, continua ad avere reazione di sorpresa notando targhe italiane, e sorride quando ne nota una Finlandese, sente come alieno il vociare bergamasco sentito a cena, o parlato dalla cameriera (beh oddio, in effetti il bergamasco un po’ è alieno davvero 🙂 ).
L’altra metà di me sa già cosa vedrà dietro l’angolo, rivede i posti con calda familiarità e poca nostalgia, e, cosa che sconquassa emotivamente, ha la netta sensazione che sia concluso tutto, che il gioco sia finito, che Stoccolma con i suoi pro e i suoi contro sia stata solo un’illusione, e che da domani reinizi la vita “vera”.
Parlando, confondo il “là” con il “qua”.
Domani sarà ancora più intenso, rivedrò i soliti posti, casa numero 1, il paesillo, i colleghi e gli amici di sempre.
Mi sa che saremo in due a spasso, il Mauro “prima” ed il Mauro “ora”. Ci scambieremo opinioni.

Sabato IL matrimonio. Chissà chi dei due ci andrà.

Concerto di Katie Melua, 7 ottobre 2008

Come saprà chi legge queste pagine da un po di tempo, sono un discreto appassionato della musica di Katie Melua. Ierisera dopo il lavoro sono finalmente andato a godermi il suo concerto al Globen di Stoccolma, o meglio all’Annex, che é una delle varie arene disponibili.

Il Globen visto da vicino é piuttosto imponente, e continua a ricordarmi la “Morte Nera” di Guerre Stellari :). Con mio stupore dalla fermata della metropolitana é usicta una “fiumana” di gente piuttosto eterogenea, che non sembrava del tutto parte del target di Katie Melua. In effetti entrati nell’area del Globen  la gente si é ripartita fra vari eventi,  tutti nella stessa serata. Dall’uscita all’ingresso, comunque non ho fatto neanche 30 secondi di fila.

.

.

Dopo l’ingresso e il controllo biglietti  ho aspettato (e cenato) tranquillamente al bar, dato che i posti erano numerati e non ci sarebbe stato bisogno di accalcarsi per avere una buona posizione! Anche al bar, nessuna fila dopo aver effettuato l’ordinazione e pagato alla cassa, mi é stato dato uno strano aggeggino simile a un disco da hockey: dato che per preparare le ordinazioni ci vuole un po di tempo, i clienti possono spostarsi in giro per l’arena senza aspettare in coda al bancone del bar. Quando l’ordinazione é pronta il “coso” suona e lampeggia, e così si può tornare al bar solo al momento giusto. Nella sala del bar, a disposizione di chiunque, caraffe d’acqua e boiler di caffé.

Prima del concerto l’ospite della serata, Andrea McEwan: un’artista australiana, cantante solista, con dolcezza e grinta da vendere. Decisamente una spalla adatta per un concerto di Katie Melua, fra poco uscirà il suo primo album, sono proprio curioso. Dal palco ha inviato chi avesse voluto a raggiungerla al “gift shop” per fare due chiacchiere e, incuriosito, mi sono accodato a un’ordinata e spontenea fila di una quindicina di persona. Essendo l’ultimo mi sono attardato a scambiare due chiacchiere, é una persona simpaticissima, credo che la seguirò con attenzione. Il suo sito é http://www.andreamcewan.com , ci sono fotografie, si possono ascoltare demo, e c’é un video blog abbastanza interessante, fra cui un piccolissimo backstage del concerto di ieri! 🙂

In perfetto orario, ecco salire sul palco Katie, che senza dire una parola attacca un blues, mentre nell’arena non si senta volare una mosca.  Il concerto prosegue, ed é divertente: fra una canzone e l’altra Katie racconta l’origine dei testi. Per alcune canzoni più “animate” lo schermo sullo sfondo e le luci fanno da cornice, e in un paio di canzoni vecchi spezzoni di film degli anni 30/40 in bianco e nero (ospite anche Charlie Chaplin, per “Mary Pickford”) creano un clima dolce e surreale. Per le canzoni acustiche, accompagnate di volta in volta da un piano, una viola o un flauto, le luci si spengono e un occhio di bue illumina K.M. su uno sgabello, intenta a suonare la sua chitarra.

Dedica “Thank You Stars” alla Svezia, e dice che tornerà spesso visto che un suo caro amico si sta strasferendo a Stoccolma (va di moda, a quanto pare 🙂 ). Alla fine il pubblico si alza in piedi ad applaudire, e dopo svariati minuti di applausi la band torna sul palco per tre bis, fra i quali una scatenata “On The Road Again” e la chiusura con “I Cried For You”, canzone che “ci ho messo un sacco di tempo a scrivere, più che altro per capire di che cosa stessi cercando di suonare” 🙂

Bella serata, avrei voluto portare a casa una maglia a maniche lunghe bianca e nera con scritto “It’s all in my head”, ma era solo in taglie da donna 🙂

Ho anche alcuni video, ma non so se su Youtube mi facciano storie. Vedrò se riesco a postarli in altro modo. Intanto, ecco l’album su Flickr: