Marco Botti mi ha segnalato un mitico personaggio inerente alla cultura Svedese, ovvero lo Chef Svedese del Muppet Show. Me ne ero quasi dimenticato, e ho scoperto che qui gode ancora di una certa popolarità. Dopo un piccolo approfondimento ho tradotto la pagina originale di Wikipedia nella versione italiana, nel seguito dell’articolo ne trovate il testo. Qui, intanto, una serie di alcuni dei suoi sketches:
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Monthly Archives: settembre 2008
ID Card svedese
A quanto pare non tutto è rose e fiori: pare che ci sia un po di confusione sulle regole di assegnazione della ID Card, meglio accetta come “documento di identità” di passaporti esteri:
Ma forse qualcosa si sta muovendo:
Svenska För Invandrare
Ho da poco iniziato le lezioni di un corso di lingua Svedese del programma Svenska För Invandrare, ovvero “Svedese per Immigranti”. Si tratta di un corso organizzato dallo stato per facilitare l’inserimento delle persone che vengono a vivere nel pase; non solo è completamente gratuito, ma ho letto che fino a qualche anno fa si veniva pagati per frequentarlo!
Per iscriversi a questi corsi è necessario presentarsi con un documento di identità, un certificato di residenza (personbevisa) se l’avete, e ovviamente l’indispensabile personnummer, ad un ufficio dall’impronunciabile nome di VUXENUTBILDNING, parte dello UTBILDNINGSFÖRVALTNINGEN, nella vostra città. Nel caso di Stoccolma, si trova in Hornsgatan 124, a Södermalm (vedi Stoccolmappa).
Dopo essere stati registrati si procede a fare un test di verifica della propria preparazione. Il mio test è durato molto molto poco, visto che al momento il mio vocabolario spaziava fra Hej e Hej då
. In ogni caso, oltre a valutare la conoscenza della lingua, l’ “esame” serve anche per essere indirizzati al corso più adatto al proprio livello di scolarizzazione nel paese di provenienza. Esistono tre diversi percorsi formativi, che vanno dal livello A al D. Un paio di settimane dopo il test si riceve a casa una busta con data e ora del primo incontro, nel mio caso sono bastati due giorni. Continue reading
Io quasi quasi ci sono rimasto male
Della notizia e soprattutto delle opinioni riguardo alla fine del mondo causa buco nero creato al CERN, qui in Svezia neanche traccia. Oggi, il giorno dopo la presunta apocalisse, non è apparsa non dico un commento sul fatto che in realtà non è successo niente, ma almeno mezza riga di informazione sul fatto che le operazioni iniziate all’LHC non sono che primi test di collaudo, e che le energie massime sraranno raggiunte fra circa un anno. Non era difficile prevdere le prime pagine dei giornali, soprattutto uno scientificamente serio come La Repubblica (ehm): Leonardo lo aveva già fatto ad Agosto, ma la copertina che mi è arrivata oggi è veramente spettacolare! Leggete TUTTI i dettagli, mi raccomando…
Art in Tunnelbana: Vreten
Continua la mia raccolta di foto per la collezione “Art in Tunnelbana“.
Questa settimana sono incocciato per caso nella stazione di “Vreten”:




Gödel, Escher, Bach, un’eterna ghirlanda brillante
Descrivere questo libro é difficile almeno quanto leggerlo.
È un saggio di Douglas Hofstadter, che in estrema sintesi, asserisce che da un sistema formale semplice e meccanico, attraverso diversi livelli di sovrapposizione ed intreccio, possa sorgere un sistema complesso, o, meglio un’intelligenza.
L’introduzione a ciascun capitolo consiste in un racconto che ha come protagonisti Achille e la Tartaruga, prelevati di forza dalla storia del paradosso di Zenone, ed altri personaggi. Le opere della logica di Gödel, dei canoni di Bach e dei disegni di Escher sono sfondo, strumento ed argomento dei racconti, e metafore per le teorie esposte in ogni capitolo.
Con continui rimandi, giochi di parole, illustrazioni, gli argomenti trattati spaziano dalla logica ai teoremi formali dell’aritmetica, alla storia di vari personaggi, passando per nozioni di base di musica, fisica ed estetica, aritmoquinazioni, spaziando fra fisiologia dei neuroni e le meccaniche di base del DNA, per arrivare verso la fine ad interessanti discussioni sulla teorie delle macchine e dell’Intelligenza Artificiale. Moltissimi concetti sono affrontati a diversi livelli, acquisendo diversi significati, e rafforzando con l’esperienza stessa della lettura teorie alla base del libro.
Leggere G.E.B. é un’esperienza soncertante, perché a parte la vastità degli argomenti, si spazia da battute di spirito e toni ironici ad articolati disserzioni di logica e matematica, costellate di giochi di parole ed acrostici più o meno nascosti. È un libro travolgente nel vero senso della parola, perché quando ho finto di leggerlo non ho capito molto bene cosa mi fosse capitato
È sicuramente un’esperienza, ma sappiate che metterà a dura prova la vostra resistenza, ed é vagamente allucinante come potrebbe essere leggere racconti di Lewis Carrol, che é fra le fonti esplicite di ispirazione.
Io l’ho trovato estremamente gratificante, almeno perché mette insieme aspetti così diversi del nostro universo (ed anche di qualcuno parallelo al nostro) e fa intuire che dal caos é possibile far emergere la forma.
Se trovate un’altra persona che l’abbia letto, avrete spunti di conversazione per il resto della vostra vita.
Ci sono le fate a Stoccolma
Ho aggiunto alla mia Lista dei desideri su Anobii un nuovo libro, recuperato fortunosamente da “Google News Svezia”. Dato che non posso scrivere una recensione su qualcosa che non ho letto, con una discreta faccia di bronzo riporto qui l’articolo di Francesca Baroncelli su mentelocale.it :
Il nuovo libro dello scrittore è un diario di viaggio. Ma anche un racconto fantastico e di denuncia della società italiana. L’intervista di Francesca Baroncelli
05 SETTEMBRE 2008Ci sono le fate a Stoccolma (Diabasis, 223 pagg., 16 euro), il nuovo libro di Rino Genovese, è un racconto di viaggio. Anzi no, è una storia fantastica. O forse sarebbe più appropriato parlare di prosa d’intervento civile.
Il mistero è presto svelato: il libro è tutte queste cose insieme. Genovese è uno sperimentatore e gli piace stupire: «questo può essere anche molto irritante», commenta, «le librerie, ad esempio, non sanno in quale scaffale collocare il mio libro».Una dichiarazione d’amore verso la capitale svedese: personalmente lo definirei così. Stoccolma è entrata nel cuore dello scrittore e filosofo napoletano, che lì ha trovato il proprio rifugio. Il suo paese lo disgusta e il Nord Europa ha tutto ciò che manca all’Italia. Parole d’ordine: niente peli sulla lingua. E Genovese ne ha per tutti e per tutte: «nella società svedese contano l’individuo e lo stato. In Italia, invece, domina il familismo. Anche per questo la donna italiana non è riuscita ad emanciparsi: colpa della società e dello stato sociale poco efficiente. In Italia una donna non può avere un figlio se non è sposata. E poi il tasso di disoccupazione femminile è altissimo, soprattutto nel sud. Nel nord, invece, le donne non riescono a raggiungere posizioni di vertice nel lavoro».
In Svezia le cose vanno in un’altra direzione. Lo scopriamo scorrendo le pagine del libro. Le ragazze di Stoccolma si spostano sulle loro biciclette, straripanti di sensualità. In Svezia sono molte le ragazze madri: avere un marito non è necessario, perché lo stato offre sussidi ai nuovi nati fino ai diciotto anni di età. La religione è presente, ma è legata allo stare insieme: «c’è una forte chiusura di tipo protestante, che si lega però agli incontri pubblici che spesso sfociano in assemblee politiche e civili». Quello descritto da Genovese è un paese in fermento: frizzante d’estate, dove la vita all’aria aperta è un vero e proprio must, e affascinante d’inverno: «il clima è rigido e le giornate sono caratterizzate dalla lunga assenza della luce. Tutto riporta alla meditazione e al rigore».
I viaggi di Rino Genovese in Svezia hanno avuto inizio alla fine degli anni Novanta: «sono andato in vacanza a Stoccolma con alcuni amici e me ne sono subito innamorato. Sono tornato lì svariate volte, anche d’inverno». Al diario di viaggio si affianca un elemento fantastico: Rino incontra spesso uno strano individuo che sostiene di essere il diavolo in persona: «in realtà si tratta dell’alter ego del protagonista, che rappresenta il classico vitellone italiano sbarcato in Svezia solo per conquistare le ragazze del posto. È il lato oscuro del viaggiatore, il cui intento è ben diverso: incontrare a Stoccolma la donna giusta e instaurare con lei un rapporto duraturo. La vitalità delle fate svedesi lo mette in una posizione passiva. Nel libro c’è molto di me: avrei voluto abbandonare definitivamente l’Italia e trasferirmi a Stoccolma, ma sono vigliacco e incoerente, come tutti gli italiani».
Ciliegina sulla torta, il richiamo a due autori che hanno fatto la storia del cinema: Federico Fellini e Ingmar Bergman. Genovese li mette a confronto: «da una parte ci sono i personaggi felliniani – i playboydella riviera romagnola – dall’altra le donne forti del regista svedese. Mi riconosco nella concezione del mondo di Bergman, che porta alla luce il problema del rapporto uomo-donna».
Casa numero tre, prima della cura
Marketta
Questa segnalazione é stata per lungo tempo nell’elenco delle “cose da fare”, e finalmente oggi mi sono ricordato E ho trovato il tempo per questo post. Voglio segnalare il sito di una persona che ho conosciuto in Italia durante il mio precedente lavoro: si chiama Marco Botti, é un grafico freelance che sposa alla creatività e all’ironia (dovreste vedere il formato del suo curriculum) un’ottima competenza tecnica.
Il suo sito é www.marcobotti.net , ed é possibile avere un assaggio delle sue realizzazioni.
In particolare, vi consiglio di guardare una delle ultime creazioni (nella sezione “concept”), un video avente come colonna sonora “mad world” nell’interpretazione di Gary Jules:
“This short movie is a little story about Friendship, Solitude and
the desperate need of Love in this time of non umanity…”
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Oltre ad opere web Marco ha una linea di magliette “di design”, comperatene una sul negozio online!Â
Casa numero tre
Direi che questa che si accinge a finire sia stata la settimana più intensa passata quassù, dal momento dell’arrivo. Oltre al trasloco in casa numero tre, ho iniziato il corso di svedese, e ho fatto nuove amicizie, ma su queste cose penso di scrivere dei post dedicati. Veniamo quindi a casa numero tre.
Il termine dell’affitto di casa numero due era prossimo alla scadenza e ancora non ero riuscito a trovare una sistemazione decente. Affittare un appartamento si è rivelata un’impresa, non tanto per i prezzi, quando per la difficoltà a rispondere a un annuncio in tempo utile, prima che l’appartamento sia assegnato. Le ultime settimane le ho passate aggiornando ogni cinque minuti la pagina del sito di annunci, ma per vari motivi non sono riuscito ad aggiudicarmi nessun appartamento, e non perchè fossi schizzinoso, anzi.









