NON PROVATECI!

Ho visto qualche articolo qua e là (su Wired, ma anche su Repubblica) riguardo alla storia della gente che, leggendo un articolo dell’università della Florida, ha provato a sterilizzare spugne in un forno a microonde, ritrovandosi con principi di incendio, fumi tossici, e forni da buttare.
Pare che non seguissero le indicazioni dell’articolo (e nemmeno quelle del buonsenso), “infornando” spugne completamente asciutte.
Saltellando di link in link, ho trovato decine di esempi di gente che mette nel forno qualsiasi cosa (inanimata, per fortuna), con effetti incredibili: luci caleidoscopiche da lampadine, effetti da “ritorno al futuro” da un CD-ROM, plasma da acini d’uva, fino a pezzi di sapone, iPod Nano, Furby, e molto, molto altro.
Mentre ero sopraffatto dall’agghiacciante stupidità di certe persone (non oso immaginare cosa debbano aver respirato aprendo il forno, o che esplosioni possano aver rischiato), sono finito sulla pagina di uno studente olandese: “Cose divertenti da fare con il tuo forno a microonde“.
Fra i vari “suggerimenti” c’è anche la mail di uno studente dell’università di Belgrado che racconta la sua esperienza durante la guerra in Kosovo, nell’esercito Yugoslavo.
Sicuramente fa effetto sentir parlare della NATO come de “il nemico” (ma è una storia lunga), ma mi ha colpito l’uso che facevano dei forni a microonde come contromisura radar!
Effettivamente sapevo che radar e forni a microonde sono stati scoperti nella stessa occasione, ma da li a pensare che potessero essere utilizzati come “esche”…
Ecco la storia, scritta in un inglese un po incerto e poi tradotta da me in italiano 😛 :
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In un tempo andato con biglietto di ritorno

nuova edizione e book con download gratuito

In occasione della ricorrenza per il trentennale [1977 – 2007], e a distanza di meno di due anni dalla prima stampa cartacea dell’aprile del 2005, il romanzo torna in una nuova veste, quella elettronica. Una seconda
edizione riveduta nel catalogo con download gratuito di narrativa contemporanea della Kult Virtual Press di Modena. Nuova grafica e rielaborazione delle sezioni interne, con prefazione di Francesco De Girolamo e nota critica di Simonetta Ruggeri.
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Ragione e Sentimento

Da oggi trovano il loro posto d’onore in casa mia altre due opere di mio fratello, “ragione” e “sentimento”.
Sono graditi commenti!
Se volete vedere una rassegna fotografica della sua ultima mostra (troppo tempo fa, in verità ) vi ripropongo il link: Modulazione dell’animo.

Ritorno a Monkey Island

A proposito di “Perchè non mi chiamo Guybrush Threepwood“, qualcuno ha commentato:

non so, c’è qualcosa che non mi torna..la sensazione che la prospettiva da cui si guarda finisca per viziare le conclusioni.
una vita “a livelli” è vista esclusivamente in verticale, come se tutto il senso fosse riposto nel passaggio al livello successivo, un gradino più su, un gradino migliore.
come se il senso fosse nell’aspettare qualcosa per vedere come si reagisce, per dirsi alla fine: Ho fatto la cosa giusta, oppure flagellarsi eternamente per aver fatto quella sbagliata..
Aspetti che la vita ti sorprenda, ma Elaine, o Graziella magari hanno da fare per i prossimi 50 anni..che fai nel frattempo?
La direzione verticale è solo una delle possibilità : il desiderio è quello che porta verso tutte le altre. si può riempire di senso anche quello che hai, che sei già , come dare pennellate nuove su un muro colorato, e ogni volta che lo guardi farti tu stesso colore e ritrovarsi, o trovare altro e nuovo.
Fatalismo è una coperta di piombo: non ti sto dicendo goditi il viaggio, se c’hai i calli o non hai voglia resta dove stai, allargati..
e se hai voglia invece, butta ‘sto tesoro e arrampicati sulla corda a cercarne un altro!

Mi sono dovuto prendere un po di tempo per rimuginare una risposta come si deve. Non so se ci sono riuscito, comunque:
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Adesso non esageriamo

Non lo dico io, lo dice un test:
Your results:
You are Superman

























Superman
80%
Spider-Man
75%
Robin
67%
Supergirl
50%
Batman
50%
Catwoman
45%
Iron Man
45%
Green Lantern
40%
Hulk
35%
Wonder Woman
30%
The Flash
30%
You are mild-mannered, good,
strong and you love to help others.


Click here to take the Superhero Personality Quiz

Dimostrazioni spicciole

Don AlbertMassimo Morelli segnala sul suo blog la dimostrazione che tutti i triangoli sono equilateri. Per fortuna, pubblica anche il link che svela la soluzione.
Su questa scia vi segnalo un video di Don Albert, definito “un genio”, che dimostra come espressioni del tipo 1+1+1 possano avere risultati non troppo classici, a seconda della forma (e delle dimensioni) in cui si scrive la formula. Se qualcuno me la chiede, posso anche trascrivere la traduzione (il video è in inglese, ma si capisce abbastanza bene), ma mi sa che ci vorrà un po.
La storia stessa di Don Albert è curiosa, detto “Homeless Genius“, è un senzatetto per scelta che a quanto pare ha da dire la sua su matematica, fisica, filosofia e teologia. Qualcuno pensa bene di filmarlo, e di aggiornare il suo sito. Se siete in vena, per una dozzina di dollari potete avere il suo DVD, contenente, oltre a digressioni sulla figura di A.Einstein, anche un’esclusiva ricetta della Bud’s Buffalo Cream.

Colin Hay: Overkill

Daytona Red WingsDopo Good Life, ecco un’altra traduzione di una canzone dalla colonna
sonora di “Scrubs”. E’ “Overkill”, di Colin Hay, il cantante dei “Men at Work” (chi sono? Impossibile che non ricordiate “Who can it be now?“). Visto che ci sto
prendendo gusto con i link di YouTube, vi propondo due video: quello della
canzone originale, e uno spezzone dell’episodio in cui si vede Colin Hay in
persona che suona una versione acustica seguendo JD per i corridoi dell’ospedale. Consiglio di far andare
questo video mentre leggete il testo della canzone.
Una particolarità di questo testo è l’utilizzo della parola “overkill”.
Letteralmente, significa “annientare”, o “distruggere un bersaglio
attraverso l’utilizzo di una forza (nucleare) molto superiore del
necessario” (sintetici, questi anglofoni!). In senso figurato, to
overkill
significa reagire in maniera spropositata, o prendere una
cosa troppo seriamente, o preoccuparsi troppo. Come capita sempre più
spesso, non riesco a rendere questo significato utilizzano una sola parola
in italiano (si accettano suggerimenti), per cui spero comprenderete
questa accezione particolare di “esagerare”. Come sempre, cercherò di
rendere più il significato che la traduzione letterale. Continue reading

Perchè non mi chiamo Guybrush Threepwood

Guybrush Threepwood(punto di domanda finale a discrezione del lettore)
Probabilmente, se sei un videogiocatore di vecchia data, ti ricorderai del personaggio di cui sto
parlando: Guybrush è un giovane mucchietto di pixel che, nel 1990, inizia la sua avventura su Monkey Island, proclamando “voglio essere un
pirata!”. Da quel momento la sua vita è un continuo tentativo di raggiungere il suo scopo,
esplorando, cercando di combinare tutti gli oggetti che gli capitano a tiro, evolvendosi di livello
in livello.
In questi giorni sto riflettendo sulle differenze fra la sua vita e la mia, notando punti in comune
e differenze.
Prima di Natale sono stato in ballo qualche settimana su vari colloqui con un’azienda: ci sarebbe
stata la possibilità di trasferirsi a lavorare in Irlanda, cominciare un lavoro nuovo, in una casa
nuova, conoscendo gente nuova. La prima analogia mi è venuta alla mente mentre una sera stavo
guardando quello che avevo intorno, a casa mia.
Quello che mi si stava presentando era l’inizio di un nuovo capitolo della mia vita, proprio come
succede nelle avventure come quella di Gubrush. Il mio ultimo obiettivo era costruirsi una casa, in
senso ampio: trovare la casa, trovare il sistema di comperarla, trovare tutti gli oggetti
incontrati lungo l’esistenza, sapendo che prima o poi potranno tornare utili. Poi, piano piano,
ogni cosa prende il suo posto, fai il mutuo, trovi i mobili, poi metti da parte qualcosa, riesci a
comperare la cucina, il divano, lo spazio vuoto sulle pareti si riempie proprio con il quadro che
stavi cercando, le fotografie, poi il caminetto, l’impianto surround, il telefono che evolve in
ADSL e poi wi-fi, il servizio di piatti in tinta, i gerani d’estate. Tutto è completo, perfetto, al
punto che è difficile sapere cosa andare a toccare.
Quando la situazione sembra stagnare, “tac!” missione compiuta, prepararsi al capitolo
successivo.
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